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Ultimo Aggiornamento
sabato 24 settembre 2011

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Sogin al Comune: «fateci riprendere i lavori del D2 o ci rivolgiamo al giudice e vi chiederemo i danni»

Saluggia - Sogin non ci sta a farsi bloccare i lavori di costruzione del deposito D2, e intima al Comune di revocare il provvedimento del 29 luglio con cui il responsabile del servizio tecnico urbanistico aveva ordinato di sospendere immediatamente i lavori.

Con una lettera protocollata in Municipio lunedì 8 agosto, il project manager del sito Sogin di Saluggia, Michele Gili, contesta le risultanze del sopraluogo del 27 luglio e rileva che alcuni documenti chiesti dal Comune sono stati consegnati dopo il sopraluogo, che altri non devono essere consegnati e che altri ancora non sono necessari. "Pertanto – scrive Gili – si invita il Comune a revocare in via di autotutela, entro il termine di 15 giorni, l'ordinanza n. 63 [in realtà è la 68, ndr] del 29 luglio 2011. In mancanza – avvisa – si adirà ogni competente Autorità Giurisdizionale, anche in considerazione dei gravi danni derivati sia alla scrivente stazione appaltante che all'impresa appaltatrice dall'ulteriore protrarsi dell'attuale illegittima situazione di sospensione lavori".

Le controdeduzioni di Sogin.
Nel "processo verbale di fissazione capisaldi" redatto dal responsabile del servizio, Antonello Ravetto, e dall'agente di polizia municipale Armando Reali, si rilevavano alcune difformità del progetto in mano all'impresa appaltatrice – la Monsud spa di Avellino – rispetto a quello approvato. In particolare ci si riferiva all'impianto lava-ruote per i mezzi di cantiere, al pozzetto di rilancio dei reflui provenienti dai prefabbricati di cantiere, alle piste per il passaggio dei mezzi e alla rimozione di un tratto di 60 metri della scarpata per realizzare un muro in gabbioni metallici zincati.

Secondo Gili tali difformità "non integrano in alcun modo opere in corso di esecuzione, ma mere opere 'aggiuntive' indicate in alcuni carteggi dell'impresa Monsud, che saranno realizzate solo previa richiesta delle autorizzazioni alle Amministrazioni competenti".

Ravetto e Reali chiedevano inoltre il Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva) dell'impresa Monsud. Gili asserisce di averlo inviato il 29 luglio.

Il Comune chiedeva inoltre la relazione tecnica di Sogin allegata al bando 2010 del D2, "per approfondimenti e verifiche". Gili risponde che "non appare necessario" produrla, "in quanto la medesima non può ritenersi afferente alla documentazione progettuale". Questione chiaramente solo formale: la relazione tecnica allegata al bando è pubblicata sul sito di Sogin, e anche la Gazzetta nei mesi scorsi ne ha pubblicato ampi stralci.

Ravetto e Reali chiedevano anche il "parere di Ispra – l'organo tecnico di controllo – e la relativa autorizzazione ad iniziare le opere". Gili risponde allegando una certificazione di Ispra, rilasciata il 27 luglio (e quindi dieci giorni dopo la data di inizio lavori), "limitatamente alla realizzazione delle opere civili fino al solettone superiore incluso".

Infine il Comune chiedeva "l'evidenza della trasmissione [del progetto] alla Commissione Europea". Gili replica che "ai sensi dell'art. 37 del Trattato Euratom, la trasmissione dei dati generali del deposito D2 alla Commissione Europea non risulta necessaria".

La nota della Olivero.
Lunedì 29 agosto la capogruppo di Comunità Saluggese, Paola Olivero, dopo aver letto la nota di Gili ha scritto al Comune, a Sogin, alla Commissione Europea, ad Ispra, alla Regione, al Parco del Po e per conoscenza al Prefetto per "segnalare irregolarità".

La Olivero rileva come né l'impianto lava-ruote, né le piste di viabilità, né il pozzetto di rilancio reflui possono definirsi "mere opere aggiuntive": nel decreto di Valutazione di Impatto Ambientale del Cemex e del deposito D3, per esempio, fanno parte integrante del progetto autorizzato. Perché per il D2 sarebbero "aggiuntive"? in loro assenza – chiede la Olivero – "come verrebbero gestite eventuali contaminazioni dei mezzi impegnati nella costruzione del D2?".

Per quanto concerne la rimozione della scarpata, la Olivero chiede "come sia possibile considerarla come opera aggiuntiva, quando dalla tavola allegata alla comunicazione Sogin è chiaramente visibile lo sconfinamento del D2 rispetto al muro di contenimento, che impedirebbe ai mezzi la circolazione intorno al costruendo deposito".

La Commissione Europea.
Ma è sul fronte "europeo" che la capogruppo di Comunità Saluggese contrasta la risposta di Gili. Cita infatti la risposta che l'11 agosto scorso la Commissione Europea, a firma di Gunther Oettinger, ha dato a un'interrogazione presentata dal deputato Gianluca Susta. E Oettinger scrive: "Le autorità italiane sono tenute a presentare alla Commissione, a norma dell'art. 37 del Trattato Euratom [lo stesso articolo citato da Gili], il progetto relativo all'attivazione [attenzione: all'attivazione, non alla costruzione] del deposito per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi". Inoltre, "a norma degli articoli 41 e 43 del trattato Euratom, la Commissione deve comunicare agli Stati membri interessati il proprio punto di vista riguardo ai progetti di investimento relativi a nuovi investimenti industriali nucleari, quali i depositi di rifiuti radioattivi.

Conformemente all'articolo 42 del trattato Euratom, il progetto in questione deve essere comunicato alla Commissione al più tardi tre mesi prima della conclusione dei primi contratti con i fornitori, ovvero tre mesi prima dell'inizio dei lavori, quando questi debbano essere compiuti dall'impresa con mezzi propri. La Commissione non ha finora ricevuto alcuna notifica del progetto in questione, né ai sensi dell'articolo 37, né ai sensi dell'articolo 41 del trattato Euratom".

Aggiunge Oettinger: "L'autorizzazione per l'impianto D2 rientra nelle competenze dell'autorità italiana di regolamentazione, entro i limiti della legislazione dell'Unione europea in vigore. Benché secondo recenti informazioni i fatti riportati nella nota inviata dalla Commissione nel 2009 siano ancora validi, sono in corso alcune discussioni tra l'impresa interessata e l'autorità proposta al rilascio delle licenze per lo stoccaggio nel D2 di una quantità limitata di rifiuti cementati che in pochi anni diventeranno rifiuti di categoria II. La Commissione esaminerà la questione dopo il ricevimento delle notifiche ufficiali da parte degli organi italiani competenti".

Lavori ancora fermi.
Al momento di andare in stampa si ha notizia di un ulteriore sopralluogo effettuato dai funzionari del Comune presso il cantiere del D2 nell'area Eurex, ma non risulta la revoca dell'ordinanza di sospensione.

(da la Gazzetta del 1 settembre 2011)


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