Saluggia -
Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico,
Catia Polidori, ha risposto
a
un'interpellanza urgente
presentata a fine settembre dai deputati del Partito Democratico – primo firmatario l'on. Luigi Bobba – sulla costruzione del deposito D2 per rifiuti radioattivi nel sito Eurex di Saluggia.
L'interrogazione è stata presentata in aula dall'on. Ermete Realacci, che ha ricordato come «tuttora i cittadini italiani pagano ogni anno in bolletta circa 300 milioni di euro per la chiusura del ciclo nucleare»; in riferimento al D2, Realacci ha affermato che «questo deposito appare francamente viziato da molti passaggi di dubbia legalità».
La Polidori ha risposto affermando che la costruzione del deposito sta avvenendo secondo regolari procedure, e che il Ministero ha predisposto le motivazioni da inviare alla Commissione europea. Ha ammesso che «allo stato attuale il progetto particolareggiato del deposito D2 non è ancora stato approvato dall'Ispra», e ha informato che «in questi giorni è pervenuta una richiesta da parte di un consulente tecnico della Procura di Vercelli in merito ad informazioni ed atti inerenti la realizzazione di opere connesse all'impianto di cementazione Cemex, tra cui il D2, per un procedimento penale volto all'accertamento di eventuali responsabilità comunali». Infine ha detto che «la Sogin ha rappresentato al Ministero dello sviluppo economico che non si è mai concretizzato alcun rapporto professionale con l'architetto Ravetto».
Nella replica, Bobba ha detto di essere «del tutto insoddisfatto perché dietro ad un linguaggio burocratico di fatto si evitano i temi chiave di questa vicenda». Ha ricordato che l'autorizzazione a costruire il deposito era stata data «alla fine del 2005 e poi con un'ordinanza rettificata dal generale Jean, con poteri straordinari, quindi al di là di tutte le leggi che regolano normalmente i piani urbanistici». «L'85% dei rifiuti nucleari liquidi presenti nel nostro Paese sono stoccati a Saluggia. quelli che l'onorevole Realacci ha ricordato nel 2000 rischiavano di provocare una vera e propria catastrofe nucleare, perché il deposito Avogadro dove si trovano oggi questi rifiuti liquidi è a due passi dalla Dora Baltea ed è connesso e vicinissimo ad un acquedotto che serve un centinaio di comuni del vercellese e del Monferrato. Questo è il sito dove si sta costruendo questo deposito ed è incredibile che dietro ad una serie di norme, normette, linguaggi burocratici, sotterfugi, cambiamenti il generale Jean decida questa cosa. Ebbene: tra il 2006 e il 2009, i tre anni in cui doveva essere costruito l'impianto di cementazione e le opere connesse e anche il D2, non succede nulla. Era un intervento fatto in emergenza e l'emergenza non produce niente, nulla di nulla. Allo scadere del termine di autorizzazione a costruire, cioè nell'agosto 2009, un funzionario del Comune proroga un progetto autorizzato con i poteri straordinari del generale Jean: una cosa del tutto incredibile per cui pende anche in ricorso presso il Presidente della Repubblica. Infatti solo in un paese singolare come l'Italia un funzionario di un Comune si prende la briga di prorogare ciò che è stato autorizzato con poteri straordinari da un commissario che non c'è più per un'emergenza che non c'è più. Tra l'altro, questo signore, l'architetto Ravetto, scrive nel suo sito – e quindi non ce lo siamo inventati noi, sebbene la Sogin abbia fatto questa dichiarazione pubblica – che è stato consulente di Sogin e precisa anche i progetti per i quali è stato consulente». «Aggiungo che nel progetto la Sogin prevedeva di costruire il tutto nel giro di tre anni. Dal 2009 ad oggi due anni sono già passati, e il tutto dovrebbe concludersi nel luglio 2012, ma da qui al luglio del 2012 rimangono sette mesi: o Sogin aveva le traveggole quando prevedeva che i lavori dovevano durare tre anni e non sette, otto o nove mesi, oppure non si potrà concludere: quindi vi è un'altra incongruenza nelle loro carte».
«Quando si realizza un deposito con 3500 metri cubi di volumetria, si stanzia una spesa di 12 milioni di euro, si prevede una durata di cinquant'anni e si mettono non solo rifiuti di seconda ma anche di terza categoria, è difficile non immaginare che uno più uno faccia ancora due, e cioè che il vero deposito unico delle scorie nucleari sarà a Saluggia. Mi chiedo – ha concluso Bobba – se il Governo non abbia il buon senso, al di là di tutte le burocrazie, le leggi, gli articoli ed i commi, di pensare che quello sia il luogo meno adatto al mondo dove si debbano stoccare delle scorie nucleari».
Chi è l'on, Catia Polidori: prima "finiana", poi salva Berlusconi. Cinque mesi dopo è sottosegretario
Roma – Cata Polidori, nata e residente a Città di Castello (Perugia), alle elezioni politiche del 2008 è stata candidata ("paracadutata") dal Pdl nel collegio Veneto 2, dove è stata eletta deputato. Fedelissima di Gianfranco Fini, dopo lo strappo tra il suo leader e Berlusconi consumatosi nell'agosto 2010 abbandona il gruppo parlamentare del Pdl per contribuire alla nascita di quello di "Fli – Futuro e libertà", e il 6 novembre apre a Perugia la convention di Fli.
La Polidori balza però all'onore delle cronache un mese più tardi il 14 dicembre 2010, quando alla camera il Governo Berlusconi ottiene la fiducia grazie ai voti dei sedicenti "Responsabili" (il più celebre è Scilipoti) e a quelli di alcuni deputati che, dopo qualche mese in "Fli – Futuro e libertà", cambiano idea e abbandonano improvvisamente Fini e compagnia per tornare con il Cavaliere: uno è il trinese Roberto Rosso, l'altra è Catia Polidori. Quando nell'aula di Montecitorio il vicecapogruppo di Fli, Giorgio Conte, la vede votare la fiducia a Berlusconi fra gli applausi dei deputati del Pdl, non si trattiene e la rincorre apostrofandola con il nome della città assediata dagli achei per dieci anni e cantata da Omero; in aula scoppia la bagarre, la Polidori si rifugia nell'attigua sala del Governo dove si intrattiene con il presidente del Consiglio. Il deputato Luca Barbareschi commenta a caldo: «Persone coma la Polidori è meglio perderle per strada. Ieri aveva confermato il no alla fiducia e oggi, avete visto? Siamo alla corruzione di pubblico ufficiali».
Cinque mesi più tardi, nel maggio 2011, Berlusconi nomina sottosegretari sia Rosso che la Polidori.
(da la Gazzetta del 15 ottobre 2011)
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