NOTIZIE DA SALUGGIA

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Ultimo Aggiornamento
domenica 13 novembre 2011

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Il funzionario dell'urbanistica che credeva di essere Commissario
di Umberto Lorini

- La migliore definizione dell'operato del funzionario comunale Antonello Ravetto (nominato, è bene ricordarlo, con contratto ad personam quale fiduciario del sindaco Marco Pasteris) nei confronti di Sogin la danno gli avvocati Tranchino, Sfrecola e Montanaro a pag. 5 del ricorso presentato nei giorni scorsi al Tar Piemonte: «vizio di incompetenza, se non addirittura di straripamento di potere». I tre legali nella fattispecie si riferiscono all'ordinanza di sospensione dei lavori del deposito D2 emessa da Ravetto a fine luglio, ma è una definizione che si attaglia perfettamente al personaggio e al suo modo di agire, fin da quando si è affacciato al Municipio di Saluggia.

Nell'ottobre 2007 l'architetto Ravetto consegna al protocollo del Comune il proprio curriculum vitae. A pag. 3, alla voce "alcune tra le committenze", e a pag. 8 specifica: "Sogin, deposito Avogadro, Saluggia", e "Sogin, Trino". Pubblica poi il curriculum sul proprio sito internet www.studioravetto.eu, dove elenca gli incarichi ricevuti: "Sogin spa – coordinamento sicurezza in fase progettuale relativo a realizzazione strada all'interno dell'area del deposito Avogadro"; "Sogin spa – pratiche tecnico-legali, di natura urbanistica, con studio avv. Martino-Golinelli relative a sito di Saluggia. Realizzazione depositi per scorie radioattive e strutture collaterali". Una volta scoperto (su la Gazzetta del 1° agosto 2010 abbiamo spiegato come, per legge, né gli assessori né i funzionari comunali possono esercitare attività professionale per ditte che operano sul territorio di loro competenza), si affanna a chiarire che lui non ha mai lavorato per Sogin, e la questione approda fino in Parlamento. Significa allora che Ravetto ha presentato al Comune un curriculum taroccato: trattasi di falso in scrittura privata che assume i connotati di atto pubblico. Se la Procura è interessata, le evitiamo di scartabellare troppo nell'archivio comunale: cerchi il protocollo 10149 del 23 ottobre 2007. Se il buongiorno si vede dal mattino, Ravetto si presenta subito bene: il suo primo approccio con il Comune di Saluggia è un curriculum falso, in cui millanta incarichi professionali mai avuti.

Una volta entrato in Municipio (per un po' come assessore e per un altro po' come capoufficio, da quando c'è Pasteris in Comune i ruoli sono diventati intercambiabili) il funzionario Ravetto combina il guaio più grosso: il 30 luglio del 2009, credendosi Commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari, concede a Sogin una proroga per l'ultimazione del deposito per scorie radioattive D2. Un provvedimento che ha dell'incredibile: l'emergenza nucleare è conclusa da due anni, il Commissario non c'è più, il Ministero scrive che "occorre ritornare alle procedure ordinarie", ma ciononostante Ravetto, autoattribuendosi i poteri straordinari che aveva il Generale Jean, autorizza la costruzione (di fatto è così: in quel momento, trascorsi tre anni dall'ordinanza, i lavori non erano nemmeno iniziati, altro che "proroga per l'ultimazione"!) di un deposito nucleare in una zona in cui il Piano Regolatore nucleare (lo strumento che lui dovrebbe far rispettare) vieta ogni nuova edificazione. Sogin ringrazia e porta a casa la proroga.

Passano due anni, e Sogin scrive al Comune: «inizieremo i lavori del D2 il 18 luglio 2011». Il solerte funzionario Ravetto compie un sopralluogo sul sito del cantiere e, credendosi stavolta Commissario europeo, fa la frittata definitiva: ferma i lavori perché fra l'altro – scrive nel verbale – Sogin non ha trasmesso alla Commissione Europea il progetto del deposito. Sogin l'8 agosto gli risponde, stizzita: caro Ravetto, stando al Trattato Euratom non siamo tenuti a trasmettere alcunché alla Commissione Europea. E l'avvocato Santilli, a cui il Comune nel frattempo ha chiesto un parere (altri 1977 euro: tanto pagano i saluggesi ...) lo bacchetta: "non rientra nei compiti del servizio tecnico urbanistico comunale la vigilanza sui contratti pubblici, né la segnalazione all'Autorità di Vigilanza di eventuali anomalie che non rientrino nelle competenze urbanistiche. Quanto al rispetto del protocollo dell'Euratom, esistono appositi enti preposti al monitoraggio degli impianti nucleari e alla vigilanza sul rispetto di relativi protocolli e normative". Insomma: offellé, fa el to mesté. Gli avvocati di Sogin aggiungono: "la vigilanza del Comune doveva essere limitata al mero riscontro della conformità dei lavori agli elaborati progettuali". E quindi Sogin, siccome l'ordinanza di sospensione lavori non aveva ragion d'essere, chiede al Comune un risarcimento danni di almeno 100 mila euro.

È evidente che la "madre di tutte le cappelle" è quella che Ravetto s'è fatta nell'estate del 2009, concedendo a Sogin una proroga che 1. non aveva titolo ad emettere; 2. prevedeva l'ultimazione di lavori mai iniziati [naturalmente in questo caso Ravetto per Sogin non è né incompetente, né compie "straripamento di potere", le1000gru]. Era l'occasione per riportare correttamente Sogin sui binari ordinari (per costruire lì occorre prima una variante urbanistica), ma con quel provvedimento le ha spalancato la possibilità di continuare ad operare "come se si fosse ancora in stato di emergenza", in barba al Piano Regolatore. E la toppa che ha tentato di metterci tardivamente – la sospensione lavori poi impugnata da Sogin – è peggiore del buco.

Sarebbe ingeneroso, però, attribuire tutte le responsabilità a Ravetto. Lui sta all'ufficio tecnico per lo stipendio (memorabile la sua dichiarazione dopo i sequestri della Polizia Giudiziaria in Municipio nel maggio scorso: «dal Comune di Saluggia sono pagato bene, almeno il doppio di un dipendente pubblico», ergo non ho bisogno di chiedere tangenti), ed è caratterialmente portato, come certi pescatori all'osteria o certi frequentatori di night club, a ingigantire le sue competenze e misure (dire che ha lavorato per Sogin, mettersi una volta il cappello da Generale e un'altra quello da Commissario europea, eccetera): propensione, questa, che lo porta inevitabilmente a combinar pasticci. Ma l'avallo politico a tutti i suoi atti l'ha sempre e comunque avuto dall'Amministrazione comunale, in primis dal sindaco Marco Pasteris che, sorpreso in Consiglio da Paola Olivero (minoranza Pd, ndr) che gli snocciolava gli incarichi "saluggesi" vantati da Ravetto, reagì con «non sono affari miei, qui non siamo né in Cina né in Corea del Nord». Ora Sogin, a causa di un provvedimento del suo fiduciario Ravetto, chiede al Comune centomila euro: e stavolta sono davvero tutti affari suoi.

Resta un punto da chiarire: perché Sogin a metà ottobre promuove ricorso al Tar per far annullare un'ordinanza comunale di sospensione lavori che il Comune stesso dà, fin da settembre, come "spontaneamente decaduta"? noi un sospetto ce l'abbiamo: Sogin ha sempre dichiarato, fin dal bando, che i lavori di costruzione del D2 sarebbero durati tre anni. iniziandoli nell'estate del 2011, anche lavorando giorno e notte sarà ben difficile concluderli entro luglio 2012, quando scadrà la proroga concessa da Ravetto. E a quel punto un ricorso con richiesta di risarcimento danni per ritardi causati dal Comune costituirà un ottimo argomento per chiedere al Comune stesso – a Ravetto, o a chi ci sarà al suo posto – un'ulteriore proroga.

(da la Gazzetta del 1 novembre 2011)


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