NOTIZIE DA SALUGGIA

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Ultimo Aggiornamento
sabato 19 novembre 2011

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Deposito nucleare D2, Sogin chiede i danni al Comune

Saluggia - Un ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale per far annullare l'ordinanza del 29 luglio con cui il responsabile tecnico-urbanistico del Comune ha sospeso i lavori, e per far condannare l'Amministrazione comunale al risarcimento dei danni. L'ha presentata il 7 ottobre il legale rappresentante di Sogin spa, avvocato Vincenzo Ferrazzano, ed è stata notificata al Comune nei giorni scorsi.

Il 13 luglio scorso Sogin ha comunicato al Comune – che, a firma del responsabile tecnico-urbanistico Antonello Ravetto, nel luglio 2009 aveva prorogato il termine di ultimazione dei lavori al 2 luglio 2012 – che il 18 luglio avrebbe iniziato i lavori di realizzazione del "deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi D2". Il 27 luglio, "mentre si era in fase di precantierizzazione", Ravetto ha effettuato un sopraluogo e il 29 luglio, "mentre si stava procedendo a recintare l'area", lo stesso Ravetto "allegando una carenza e irregolarità della documentazione di rito disponeva l'immediata sospensione sine die dei lavori".

Immediate le reazioni della Sogin e della Monsud spa, impresa appaltatrice dei lavori: il 5 agosto la Monsud scrive al Comune evidenziando "i gravi danni derivanti dalla sospensione dei lavori", l'8 agosto è la Sogin a scrivere una "lettera di chiarimenti", con cui avanza istanza di revoca in autotutela dell'ordinanza entro il termine di 15 giorni e avvertendo che altrimenti avrebbe adito "ogni competente Autorità Giurisdizionale, anche in considerazione dei gravi danni derivanti dall'ulteriore protrarsi dell'attuale illegittima situazione di sospensione dei lavori". Non ricevendo risposta, Sogin riscrive rilevando che "a fronte della condotta inerente ed omissiva del Comune dinnanzi alla richiesta di revoca in autotutela, Sogin ha già subito un considerevole rallentamento dei lavori previsti con danni conseguenti che vanno aggravandosi con il persistere della sospensione dei lavori"; si riserva quindi "di esperire ogni azione utile a tutela e ristoro dei danni subiti e subendi".

Ravetto risponde alla Monsud dopo 40 giorni, il 19 settembre (la sua nota viene inoltrata anche a Sogin due giorni più tardi): "a titolo di contestazione dell'accusa di inerzia avanzata nei confronti di questo servizio" informa che "l'ordinanza è spontaneamente decaduta allo scadere del 45° giorno a partire da quello della notifica. Considerato che questo servizio non ha provveduto ad emettere altro provvedimento, i lavori potranno essere ripresi".

Sogin non ci sta, e i suoi avvocati presentano ricorso per demolire l'ordinanza: essendo Sogin un ente di diritto pubblico, il Comune non aveva titolo per sospendere i lavori (al più poteva segnalare eventuali incongruenze al presidente della Regione e al Ministero delle Infrastrutture). Inoltre "la vigilanza del Comune doveva essere limitata al mero riscontro della conformità dei lavori agli elaborati progettuali approvati", mentre Ravetto si è "allargato" a chiedere la certificazione tecnica di Ispra e la trasmissione del progetto alla Commissione Europea. Sogin chiede quindi l'annullamento dell'ordinanza "e di ogni altro atto comunque connesso in quanto illegittimi ed infondati", e soprattutto "la condanna dell'Amministrazione comunale al risarcimento del danno, da liquidare in misura non inferiore ad euro 100 mila".

«Non sono difformità che giustificano un'ordinanza di sospensione lavori»
Saluggia – Anche il parere legale chiesto dal Comune allo studio Casavecchia-Santilli e associati sull'ordinanza di sospensione dei lavori del D2 smonta le motivazioni con cui il funzionario Ravetto ha emesso il provvedimento. "Le opere accessorie al cantiere elencate nella relazione tecnica allegate all'appalto ma non inserite nel permesso di costruire – spiega l'avv. Giorgio Santilli – potrebbero costituire difformità al titolo abilitativo solo nei limiti in cui non potessero ritenersi attività di edilizia libera. Dalla descrizione del verbale di sopralluogo gli interventi mi parrebbero rientrare nelle opere per le quali, anche in assenza della prescritta comunicazione di inizio lavori e relativa relazione tecnica, la comminazione di una sanzione pecuniaria (pari a euro 258) risulta assorbente e l'emissione di un'ordinanza di sospensione sia preclusa".

Eventuali contrasti sulla titolarità del permesso di costruire e la competenza dei relativi oneri, inoltre, "non riguarderebbero il servizio tecnico urbanistico".

Insomma: "alla luce dei fatti di cui sono a conoscenza", circa i lavori di costruzione del deposito D2 l'avv. Santilli ritiene che "il Comune non debba proseguire nei suoi intenti inibitori".

(da la Gazzetta del 1 novembre 2011)

La giunta comunale delibera la costituzione in giudizio presso il TAR Piemonte per resistere al ricorso proposto dalla Sogin, volto ad ottenere l'annullamento dell'ordinanza di sospensione lavori.
Saluggia - La Sogin, nei giorni scorsi, ha notificato al Comune di Saluggia il ricorso proposto al Tribunale Amministrativo Regionale, avverso l'ordinanza del Responsabile del servizio urbanistico comunale, architetto Antonello Ravetto, che aveva disposto la sospensione dei lavori per la costruzione del deposito nucleare denominato D2. Ricordiamo che decorsi i 45 giorni di vigenza dell'ordinanza, i lavori hanno potuto essere regolarmente ripresi, non essendo stati assunti ulteriori provvedimenti. "Siamo sereni e determinati – commenta il Sindaco Pasteris - perché riteniamo l'iniziativa di SOGIN intimidatoria e strumentale, nei cui confronti la Giunta Comunale ha già deliberato di resistere in giudizio. A latere desidero comunque evidenziare alcune considerazioni. Da un lato ho preso atto, recentemente, con soddisfazione, che il Governo, nella persona dell'Onorevole Catia Polidori, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, ha confermato ciò che l'Amministrazione Comunale di Saluggia ha sempre sostenuto: la procedura per la realizzazione del Deposito D2, destinato ad ospitare tutti i rifiuti radioattivi che oggi sono stoccati nell'edificio 2300, ormai obsoleto, è regolare. Ad ulteriore rafforzamento del convincimento rammento che il demonizzato provvedimento di proroga del permesso di costruire, relativo al deposito D2, emanato nel 2009, era stato esaminato "con la massima attenzione", dall'Ufficio regionale di Vigilanza Urbanistica, (che non aveva avuto nulla da eccepire) come assicurato dall'allora Governatore Bresso, di certo non contiguo a questa Amministrazione. Ne deduco quindi che tutta la procedura seguita dall'Amministrazione Comunale è sin qui assolutamente regolare. Ho comunque tratta impressione, dalla lettura del ricorso, che Sogin stia tentando, per via giudiziaria, di sminuire, a vantaggio di organi statali e regionali, le competenze degli organi tecnici dell'Amministrazione Comunale di Saluggia, chiamata a garantire sul proprio territorio la salubrità dell'ambiente e di conseguenza la sicurezza dei suoi cittadini. Forse è meglio rammentare anche a SOGIN che a Saluggia è ospite e non padrona e che i Saluggesi, pur senza volerlo, sono costretti da 40 anni a dare ospitalità forzata alle scorie nucleari, vivendo una situazione di disagio costante, destinata a protrarsi ancora per lungo tempo. La pacifica convivenza tra chi è deputato dal Governo a mettere in sicurezza le scorie nucleari ed i cittadini che le ospitano, non si costruisce chiedendo risarcimenti al Comune che per 40 anni ne ha sofferto silenziosamente e gratuitamente la presenza. L'Amministrazione di Saluggia non assisterà, senza reagire duramente, ai tentativi di chi si illudesse di aggiungere al danno anche la beffa: l'Amministrazione Comunale di Saluggia non ci sta. Si opporrà pertanto in giudizio al ricorso ed alla richiesta di danni presentata da Sogin".

(da Comune di Saluggia - Sito istituzionale del 3 novembre 2011)

'a faccia feroce (di Umberto Lorini)
E così, dopo aver assecondato per anni la teoria di Sogin secondo cui "mettere in sicurezza" il sito Eurex significa consolidare la presenza delle scorie in un posto assurdo (anziché portarle via), dopo aver permesso a Sogin di installare nell'atrio del municipio un proprio "infopoint" (dove a suo tempo Bin Laden con un semplice clic poteva informarsi dell'esatta ubicazione dei depositi sotterranei di rifiuti radioattivi liquidi), e soprattutto dopo aver concesso a Sogin – in area inedificabile – la proroga per l'ultimazione di lavori mai iniziati per costruire un nuovo deposito nucleare, l'Amministrazione Pasteris si trova citata per danni dalla stessa Sogin. Che chiede almeno centomila euro.

Ecco allora che Pasteris entra nella fase "spezzeremo le reni alla Grecia", e dichiara a muso duro: «riteniamo l'iniziativa di Sogin intimidatoria e strumentale», «Sogin a Saluggia è ospite e non padrone», e poi, ferocissimo – probabilmente l'ha detto dal balcone, dopo una premessa tipo «sul quadrante della storia sta per scoccare l'ora delle decisioni irrevocabili» - «l'Amministrazione di Saluggia non assisterà, senza reagire duramente, ai tentativi di chi si illudesse di aggiungere al danno anche la beffa: l'Amministrazione comunale di Saluggia non ci sta!».

Si narra che i soldati borbonici dell'esercito delle Due Sicilie non brillassero per marzialità, e che per far assumere loro un certo contegno i comandanti, durante le parate, ordinassero: «Facite 'a faccia feroce!»; un po' più avanti: «Facite 'a faccia cchiù feroce!»; poco prima di passare davanti alle autorità: «Facite 'a faccia ferocissima!»; subito dopo: «Facite 'a faccia e' fessi»

(da la Gazzetta del 15 novembre 2011)


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