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Ultimo Aggiornamento
sabato 20 agosto 2011

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D2: senza quella proroga Sogin non potrebbe costruirlo
di Umberto Lorini

Saluggia - L'annullamento in autotutela – A fronte della richiesta dei consiglieri comunali Olivero e Pedrazzini di «procedere, in autotutela, ad annullare la proroga a Sogin per costruire il deposito D2», il sindaco Pasteris ha risposto – in Consiglio e con una lettera ad un giornale – distinguendo due punti.

1) «l'annullamento d'ufficio è provvedimento di competenza dello stesso organo che ha adottato il provvedimento amministrativo. Pertanto non è di competenza né del Consiglio comunale né della Giunta e neppure del sindaco, ma esclusivamente di chi lo ha emanato.
2) «non sussistendo allo stato attuale illegittimità sancita da sentenza inoppugnabile che ne riconosca un vizio, l'atto è a tutti gli effetti regolare e efficace».

Sul primo punto il sindaco dice una cosa formalmente corretta, ma non la dice tutta. L'art. 21-quinquies della legge 241/1990 ("Nuove norme in materia di procedimento amministrativo") prevede espressamente che un provvedimento «può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato» (nella fattispecie il responsabile del servizio tecnico urbanistico, Antonello Ravetto), ma anche «da altro organo previsto dalla legge». C'è, nel Comune di Saluggia, un altro organo che potrebbe revocarlo? Il sindaco non l'ha detto. E soprattutto non ha detto un'altra cosa: per difendere la proroga firmata nell'estate 2009 dal funzionario Ravetto, considerandola «atto legittimo e doveroso», dal ricorso presentato da Rossana Vallino, la Giunta (Pasteris, Ravetto, Rosa, Leone, Forziati, Pizzo e Canepari) nel maggio 2010 ha affidato un incarico allo studio legale Martino-Golinelli di Mondovì (con cui Ravetto ha dichiarato di collaborare, ma questo è un altro aspetto – forse penale – della vicenda) spendendo settemila euro. Se la responsabilità tecnico-formale della proroga è quindi solo del funzionario Ravetto, la responsabilità politico-sostanziale dell'atto che oggi consente a Sogin di costruire a Saluggia il deposito D2 è di tutta la Giunta.

Sul secondo punto, invece, Pasteris fa un'affermazione che lo farebbe bocciare a un qualsiasi esame di diritto pubblico, foss'anche solo un concorso da impiegato della Regione. Per annullare in autotutela un proprio provvedimento, un organo della pubblica amministrazione non deve affatto attendere «sentenza inoppugnabile che ne riconosca un vizio». Se ritiene che l'atto (un permesso di costruire, ma anche solo una multa per violazione del codice della strada, o una delibera sulla Deco del Fagiolo) sia inopportuno, o se nel frattempo ha maturato una diversa valutazione dell'interesse pubblico originario, l'amministrazione ha la facoltà di annullarlo. Se invece quell'atto viene impugnato da terzi (è questo il caso: c'è un ricorso) e si arriva a una «sentenza inoppugnabile che ne riconosca un vizio», è l'organo che emette la sentenza (il Tar, per esempio, o il Consiglio di Stato) a dichiararlo illegittimo e quindi ad annullarlo, con tutte le conseguenze che ciò comporta. E a quel punto, dopo una «sentenza inoppugnabile che ne riconosca un vizio», cosa annullerebbe, il Comune, in autotutela? Un provvedimento già annullato dal Tribunale?

Il permesso di costruire – Pasteris insiste poi pervicacemente nel sostenere che «la responsabilità dell'autorizzazione alla costruzione del deposito D2 fu dell'Amministrazione comunale di Comunità Saluggese [quella di centrosinistra precedente la sua e guidata dal sindaco Franco Barbero, ndr] guidata dal sindaco Barbero». Nulla di più falso: l'Amministrazione Barbero tentò di approvare una variante al Piano regolatore propedeutica al rilascio del "permesso di costruire" il D2, ma non vi riuscì per i noti fatti del Consiglio comunale in palestra sospeso e mai ripreso. E siccome quel permesso il Comune non lo diede (Pasteris, provi a ripeterlo più volte, forse lo capisce: quel permesso il Comune non lo diede; quel permesso il Comune non lo diede; quel permesso il Comune non lo diede ...), fu il Commissario Gen. Jean a concederlo a Sogin, scrivendo nell'Ordinanza: «l'autorizzazione alla costruzione delle opere di cui trattasi è data in deroga al vigente Piano regolatore generale del Comune di Saluggia». Il Comune si limitò a calcolare gli oneri che Sogin, in base a quanto prescritto dall'Ordinanza, era tenuta a versare (e anche qui Pasteris spara cifre a caso: per il D2 non furono 526 mila euro, ma 317 mila).

Il permesso triennale rilasciato da Jean è poi scaduto, nell'estate 2009, senza che Sogin abbia iniziato i lavori. Quindi oggi Sogin non potrebbe costruire il D2. Ma ecco che il provvidenziale Ravetto – pur non avendo i poteri di Commissario, e pur non potendo derogare al Prg – concede a Sogin (società con cui Ravetto ha dichiarato di collaborare, ma questo è un altro aspetto – forse penale – della vicenda) altri tre anni di tempo. E la Giunta Pasteris sostiene, spendendo migliaia di euro dei saluggesi, la legittimità di quella proroga. Se quindi fino all'estate 2009 il costruendo deposito D2 era "firmato Jean", da quel momento è "firmato Ravetto & Pasteris".

(da la Gazzetta del 15 luglio 2011)


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