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Ultimo Aggiornamento
martedì 9 agosto 2011

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Difformità progettuali e mancanza di autorizzazioni: il Comune è costretto a sospendere il cantiere del D2

Saluggia - È stato un luglio molto caldo sul fronte della costruzione – voluta da Sogin e dall'Amministrazione comunale, avversata da altri – del deposito D2 per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi.

Il Parco Avvisa: c'è un'incongruenza
Venerdì 8 il Parco del Po scrive al Comune e, per conoscenza, a Sogin, rilevando che nella relazione tecnica predisposta per la gara d'appalto e pubblicata sul sito di Sogin si parla di "rimozione della scarpata a ridosso della difesa idraulica esistente, per un fronte di circa 60 metri, e realizzazione di un muro di gabbioni metallici zincati": intervento non previsto nella documentazione tecnica inviata nel 2005 dal Comune al Parco.

Sogin comunica l'inizio dei lavori
Mercoledì 13 il project manager Sogin per il sito di Saluggia, Michele Gili, protocolla in Comune la "comunicazione di inizio lavori" di costruzione del deposito D2, facendo riferimento alle Ordinanze del Commissario Delegato del 2005 e 2006 che autorizzavano la costruzione delle "opere connesse al Cemex": inizieremo il 18 luglio scrive. La legge – a cui nemmeno il Commissario Jean derogava – prevede che "il termine dell'inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo". In questo caso, dal rilascio del titolo sono trascorsi più di cinque anni.

Ravetto: mancano alcuni documenti
Il giorno successivo il responsabile del servizio tecnico urbanistico del Comune, Antonello Ravetto, scrive a Sogin rilevando che la documentazione prodotta è incompleta: la comunicazione di inizio lavori deve essere "firmata da committente, direttore dei lavori, legale rappresentante dell'impresa esecutrice e responsabile sorveglianza lavori"; inoltre l'impresa esecutrice deve produrre una visura camerale, il documento unico di regolarità contributiva (Durc), la dichiarazione dell'organico medio annuo e la copia della carta d'identità.

Olivero: e queste autorizzazioni?
Lunedì 25 luglio la capogruppo consigliare di Comunità Saluggese, Paola Olivero, scrive a Ravetto e a molti altri Enti (la Regioen, il Parco, l'Ispra, la Commissione Europea, il Prefetto, la Sogin stessa) chiedendo – fra l'altro – se il progetto definitivo del deposito D2 abbia "ottenuto il parere dell'Ispra e la relativa autorizzazione ministeriale", e se sia "stato inviato alla Commissione Europea".

Sopralluogo sul sito di Ravetto e Reali
La mattina di mercoledì 27 luglio Ravetto e l'agente di Polizia municipale Armando Reali compiono un sopralluogo sul cantiere. Rilevano alcune difformità fra il progetto autorizzato e quello in mano all'impresa (impianto lava ruote, pozzetto di rilascio dei reflui, piste di passaggio dei mezzi di cantiere). E soprattutto rilevano che – come segnalato dal Parco – "nelle tavole di progetto autorizzato, in difformità alle tavole in possesso della committenza e dell'impresa appaltatrice, non compare la rimozione della scarpata e la realizzazione di un muro in gabbioni metallici zincati". Inoltre manca ancora il Durc dell'impresa e – come segnalato dalla consigliera Olivero – non c'è l'autorizzazione di Ispra e non risulta che il progetto sia stato trasmesso alla Commissione Europea. Viene redatto un verbale del sopralluogo.

Ordinanza di sospensione lavori
Due giorni dopo, il 29 luglio, "per le motivazioni espresse nel verbale di sopralluogo", Ravetto ordina a Sogin e all'impresa esecutrice di sospendere i lavori "nel giorno stesso notificazione della presente ordinanza".



Sogin: «tranquilli, è solo temporaneo, qui dentro non porteremo altre scorie»
In concomitanza con il (previsto) avvio dei lavori per il deposito D2, Sogin convoca sul sito la Rai e i giornali (tranne la Gazzetta) per lanciare messaggi tranquillizzanti: «Il D2 ospiterà solo i rifiuti radioattivi già presenti nel sito di Saluggia», così come è stato fatto nei siti delle centrali di Latina e del Garigliano, e lo farà «in vista del loro successivo trasferimento al deposito nazionale»: un trasferimento che, anche se il D2 è progettato per durare cinquant'anni, «avverrà con ampio anticipo rispetto a questa previsione temporale», «concluse le operazioni di trasferimento il deposito temporaneo (che costa 12 milioni di euro, ndr) sarà demolito».

Davide Galli, Michele Gili e Marco Sabatini proiettano slides e distribuiscono cartelle stampa, minimizzano le richieste avanzate dal Comune («hanno chiesto delle cose che riguardano gli adempimenti tipici delle attività di cantiere») e spiegano che il deposito «con volumetria complessiva 30 mila metri cubi» ospiterà «4300 metri cubi di rifiuti a media e bassa attività». «La sua costruzione richiederà tre anni»: ma tra un anno – alla conferenza stampa nessuno l'ha detto – scade il termine concesso dal Comune per l'ultimazione. Evidentemente pensano già di chiedere un'ulteriore proroga.

I Comuni vicini sono contrari
In meno di due settimane sei Comuni del Vercellese e del Torinese – Crescentino, Verolengo, Torrazza Piemonte, Cigliano, Verrua Savoia e Moncrivello – confinanti o vicini al territorio di Saluggia, avuta notizia dell'inizio dei lavori per la costruzione del deposito D2 per scorie nucleari, hanno deciso di manifestare la loro opposizione attraverso delibere o pareri inviati al sindaco di Saluggia, al presidente della Provincia di Vercelli, al Governatore del Piemonte, ai Ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente, a Sogin, a Ispra, al Segretario Generale della Commissione Europea, al Presidente della Repubblica. I sei Comuni chiedono l'immediata verifica della legittimità della proroga per l'ultimazione di lavori concessa a Sogin dal Comune di Saluggia. la Giunta di Crescentino ha dato mandato al sindaco affinché «ponga in atto ogni azione volta a garantire la legittimità di quanto autorizzato dal Comune di Saluggia e ad opporsi con ogni mezzo consentito dalle leggi vigenti».

I sindacati dal Prefetto: ferma contrarietà al D2
Mercoledì 27 luglio si è tenuto a Vercelli un incontro promosso dal Prefetto, su richiesta delle Rsu delle aziende che operano nel sito industriale Sorin (Sorin Cardio, DiaSorin, Sorin Crm, Cid, GiPharma, Sorin Servizi). La richiesta è scaturita dalla preoccupazione dei 1700 lavoratori che operano nel sito, relativamente al fattore "rischio nucleare", generato dalle attività di trasferimento del combustibile nucleare stoccato nell'ex reattore Avogadro, per l'invio ai siti di ritrattamento, oltre all'avvio dei lavori per la costruzione del deposito D2 per lo stoccaggio di prodotti radioattivi.

Nell'incontro con il Prefetto le Rsu hanno evidenziato la loro preoccupazione in merito alla sicurezza in caso di eventuali incidenti durante le operazioni di carico e trasporto, facendo presente che manca il "Piano di sicurezza" interno all'area Sorin e che nessuno ha informato le Rsu né tantomeno i lavoratori sulle azioni da compiere in caso di incidente.

Le Rsu hanno altresì lamentato che le intese con Sogin, assunte all'epoca dello smantellamento della piscina e dei precedenti trasporti, erano di operare il carico e il trasferimento durante fasce orarie di minor presenza di personale all'interno del sito industriale (notte, sabato e domenica). Hanno anche espresso la loro preoccupazione in merito alla possibilità che un sito in cui vi sono limiti oggettivi di espansione e la presenza e convivenza con un deposito nucleare potrebbe provocare scelte di rilocalizzazione da parte delle aziende, con la conseguenza di porre a rischio il più grande sito industriale del territorio, oltre ad essere tra le più importanti imprese italiane nel settore biomedicale.

Nell'incontro Filtcem-Cgil e Uilcem-Uil hanno ribadito, come già affermato nel 2009 attraverso la raccolta di più di 800 firme, la ferma contrarietà alla realizzazione del deposito D2 nel sito attuale.

Il Prefetto ha informato la delegazione presente di aver attivato una Commissione per l'esame del "problema incidente nucleare" e del Piano di Sicurezza esistente per gli eventuali aggiornamenti, sui quali è e sarà disponibile a un tavolo aperto dal quale cogliere i suggerimenti di tutti gli interessati. Ha aggiunto di aver inoltrato richiesta al Ministero per poter aprire l'informazione ai cittadini e a tutti i soggetti coinvolti, al fine di porre nella migliore condizione di sicurezza sia i lavoratori del sito che la popolazione.

(da la Gazzetta del 1 agosto 2011)


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