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Ultimo Aggiornamento
domenica 7 agosto 2011

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Due frasi che significano «ve le tenete per altri cinquant'anni»
di Umberto Lorini - direttore de la Gazzetta

- «Il D2 non è un deposito definitivo»
Quel che è certo è che nessuno apporrà sul D2, se mai riusciranno a costruirlo, la targhetta "deposito definitivo". Continueranno a dire, come fa Sogin nell'ultimo comunicato, che è "temporaneo" ed è previsto il «trasferimento di tutti i rifiuti radioattivi condizionati al deposito nazionale».

Un deposito nazionale definitivo che, di questo passo, non ci sarà mai. La legge del 2003 – la stessa che assegna le compensazioni nucleari – prevedeva che il sito in cui costruirlo avrebbe dovuto essere individuato entro un anno, e che Sogin avrebbe dovuto completarlo entro il 2008. Non s'è fatto nulla. Nel luglio 2009 il Parlamento ha approvato una legge delega che affidava al Governo il compito di "adottare uno o più decreti di riassetto normativo" per la "localizzazione nel territorio nazionale dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi". Son passati due anni e non s'è localizzato nulla. e dopo il referendum che ha definitivamente affossato la ripresa del nucleare in Italia, il Governo si guarda bene dall'affrontare l'argomento.

Tranne che a pochi gonzi – a Saluggia alcuni lo sono, altri lo fanno – è ormai chiaro a tutti che fino a quando non verrà costruito il deposito nazionale definitivo, i rifiuti radioattivi resteranno "provvisoriamente" dove sono. E che la costruzione a Saluggia di nuovi depositi, seppur definiti "temporanei", non farà che allontanare nel tempo il già indefinito momento del loro trasferimento. Se riuscirà a costruire il deposito D2, e poi anche il D3, Sogin toglierà ai Governi dei prossimi cinquant'anni la "patata bollente" del «dove mettiamo le scorie radioattive».

Per tentare di mandar via questi rifiuti dall'inidonea area Eurex c'è una sola possibilità: far saltare i piani di Sogin di "stoccaggio temporaneo" sul sito di Saluggia. quando i vertici di Sogin si troveranno di fronte un Comune (e una Provincia e una Regione) che, facendo rispettare le leggi e i piani urbanistici, sarà fortemente determinato a impedire qualsiasi attività di "immagazzinamento in loco" del materiale radioattivo, dovranno tornare a rivolgersi al Governo e dire a Berlusconi (o a chi per esso): «a Saluggia non ce le lasciano più tenere; dove le mettiamo?». Fino a quando, invece, Sogin si troverà di fronte Amministrazioni accondiscendenti come quelle di Barbero e di Pasteris, le scorie resteranno qui.

«È necessario per la messa in sicurezza»
Ogni volta che organizzano qualche visita guidata al sito Eurex, i dirigenti di Sogin mostrano il deposito denominato "2300" nel quale sono immagazzinati centinaia di bidoni di scorie radioattive. «Li togliamo da qui – spiegano – e li mettiamo nel nuovo deposito D2, costruito con criteri di maggior sicurezza».

Non uno che chieda loro: «ma perché, già che li togliete da questo capannone, non li portate via?». Una domanda che metterebbe Sogin in forte imbarazzo, perché sarebbe costretta a rispondere: «non li portiamo via perché il Governo non ci dice dove metterli». E allora, grazie alle autorizzazioni di Jean (scadute) e alla proroga di Ravetto (sicuramente inopportuna, probabilmente illegittima), li mettono in un capannone nuovo ... sempre a Saluggia. Ve li hanno portati qui? E adesso teneteveli.

Ecco la trappola della «messa in sicurezza»: siccome Sogin non sa dove portarli, continua a costruire nuove costosissime strutture di stoccaggio in un luogo in cui – per la sua posizione e le sue caratteristiche idrogeologiche – non si potrebbe costruire nemmeno un capanno per gli attrezzi. Consolidando così la presenza di materiale radioattivo a Saluggia. e ci dice che «è per la nostra maggior sicurezza».

Purtroppo i dirigenti di Sogin negli ultimi dieci anni non si sono mai trovati di fronte un sindaco che dicesse loro «Adesso basta. Qui non costruite più nessun deposito. Siete pagati per smantellare? Smantellate e portate via. Dove? Non è un problema di Saluggia: in questo posto non deve rimanere più nulla. Se non sapete dove portarle, andate a Palazzo Chigi, dite che non siete in grado di fare il lavoro per cui vi pagano e rassegnate le dimissioni».

Prima l'Amministrazione di Comunità Saluggese, poi quella di Rinascita Saluggese (si vadano a rileggere le dichiarazioni dei capigruppo di maggioranza di Barbero e Pasteris: una è la fotocopia dell'altra) si sono lasciate abbindolare dal mantra della «messa in sicurezza». Come se i confini del mondo fossero quelli del territorio comunale di Saluggia, e come se non ci fossero – in Italia e in Europa – centinaia di altri siti meno insicuri in cui portare, temporaneamente o definitivamente, le scorie. E soprattutto senza capire che, se lasciano costruire qui i nuovi depositi, l'unica "sicurezza" è quella di tenersi i rifiuti radioattivi a Saluggia per almeno altri cinquant'anni.

(da la Gazzetta del 1 agosto 2011)


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