«Soldi buttati o presa in giro?»
di Umberto Lorini

Saluggia - Più passano le settimane, i mesi, gli anni, più si rivela oggettivamente inutile ed economicamente assurdo il progetto di Sogin di costruire a Saluggia, nell'area Eurex, il deposito "temporaneo" D2 per rifiuti radioattivi.

La domanda per il rilascio del permesso di costruire il D2 fu presentata da Sogin al Comune di Saluggia il 5 novembre 2004: più di cinque anni fa. L'Amministrazione Barbero non rilasciò il permesso (non poteva: avrebbe dovuto prima approvare una variante al Piano regolatore, ci provò ma non vi riuscì), e allora dopo un anno – era il 13 dicembre 2005 – il permesso fu rilasciato con un'Ordinanza dal Commissario delegato per la sicurezza dei materiali nucleari, Carlo Jean. L'Ordinanza definiva la costruzione del D2 "intervento emergenziale", e Jean giustificò lo scavalco delle prerogative del Comune con motivi di "necessità ed urgenza". Lo stesso Commissario, due mesi dopo, dovette rettificare l'Ordinanza – che era zeppa di strafalcioni – con un'altra in cui autorizzava la costruzione del D2 "limitatamente alla parte necessaria allo stoccaggio dei rifiuti a bassa attività attualmente già presenti nel sito, allo stato solido".

Siamo nel 2010: lo "stato di emergenza" è finito da più di tre anni, e Sogin deve ancora iniziare a costruire il deposito. Delle due l'una: o Jean aveva dichiarato le "necessità e urgenza" senza che queste fossero supportate da adeguate motivazioni (ma allora bisognerebbe chiedergliene conto), oppure le "necessità e urgenza" c'erano davvero ma Sogin in tre anni non è riuscita a dar corso alle "misure speciali di emergenza" (e allora vanno individuate le responsabilità dell'inadempienza).

Ora, mentre un dirigente di Sogin lancia un bando internazionale da dodici milioni di euro per la costruzione a Saluggia del deposito "provvisorio" D2 (tempo previsto per la costruzione: due anni; se tutto va bene non sarà comunque pronto prima del 2012), un altro dirigente di Sogin afferma che il deposito "definitivo" in cui trasferire tutti i rifiuti a bassa attività presenti in Italia (di cui buona parte è a Saluggia) entrerà in esercizio nel 2017.

Nonostante i precedenti non depongano a favore di Sogin (il ritardo sui crono programmi è ormai una prassi), proviamo a fidarci delle loro previsioni e facciamo due conti.

Se il D2 "temporaneo" a Saluggia sarà pronto nel 2012, e il deposito "definitivo" (dove? In un sito da individuare) lo sarà nel 2017, significa che i rifiuti a bassa attività saranno immagazzinati nel D2 per – largheggiamo, và – circa sei anni. poi il D2, essendo per definizione "temporaneo", una volta svuotato sarà abbattuto (vorranno mica lasciarlo lì).

La sola costruzione del D2 costa dodici milioni di euro. A questi vanno aggiunti i costi di progettazione, di trasferimento dei rifiuti dal deposito attuale al D2, di manutenzione e di sorveglianza dal 2012 al 2017, e infine i costi di dismissione (quelli che i nuclearisti non conteggiano mai, e che invece sono onerosissimi). In tutto almeno 18 milioni di euro.

Diciotto milioni di euro spalmati su sei anni di utilizzo della struttura significa tre milioni all'anno, 8200 euro al giorno. Per un deposito "temporaneo"?

Anche qui, delle due l'una. O stanno buttando via un sacco di soldi (perché, come s'è visto, la necessità di un deposito temporaneo non c'è), oppure sanno già che la data del 2017 per l'entrata in esercizio del deposito definitivo è del tutto ipotetica, e che quei rifiuti radioattivi resteranno a Saluggia, nel nuovo D2, ben più a lungo. Si tratta solo di capire se le Amministrazioni che permettono a Sogin di costruire il D2 (il Comune retto da Pasteris che ha prorogato il permesso di costruire, la Regione presieduta da Bresso che non ha annullato la proroga) sono ingenue o conniventi.

(da la Gazzetta.info del 1 febbraio 2010)