NOTIZIE DA SALUGGIA

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Ultimo Aggiornamento
domenica 6 settembre 2009

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Un contingente militare nel sito per sei mesi

Saluggia - Sono venti i militari assegnati alla Provincia di Vercelli nell'ambito del piano varato il 29 luglio scorso con un decreto firmato al Viminale dal ministro dell'Interno Roberto Maroni e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa e adottato con il parere favorevole del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza nei giorni scorsi.

Il piano governativo costituisce una delle misure del "pacchetto sicurezza" e stabilisce che tremila militari, in tutta Italia, affiancheranno per sei mesi le forze di Polizia nel controllo del territorio nelle principali città italiane, a garanzia dell'ordine pubblico e della sicurezza.

Il Comitato Provinciale per la Sicurezza, nella riunione che si è svolta il 6 agosto presso la Prefettura di Vercelli, ha preso atto delle indicazioni ministeriali che assegnano 20 militari in Provincia di Vercelli al controllo degli obiettivi sensibili. Pertanto gli uomini dell'Esercito, provenienti dal 52mo Reggimento Artiglieria Terrestre "Torino" – Caserma Aldo Scalise di Vercelli, saranno assegnati al controllo del sito nucleare di Saluggia.

All'incontro in Prefettura ha partecipato il sindaco di Saluggia, Marco Pasteris: «tengo a sottolineare – ha dichiarato – che la presenza dei militari deve essere interpretata come un rafforzamento delle misure di sicurezza del sito nucleare di Saluggia come già avvenuto nel recente passato. Ciò in previsione dell'imminenza dell'avvio delle operazioni di allontanamento, dall'ex reattore Avogadro, del combustibile irraggiato verso i centri di riprocessamento all'estero, come più volte sollecitato ed ottenuto dalla nostra Amministrazione. Tale presenza – ha aggiunto Pasteris – non deve essere assolutamente ed erroneamente interpretata come una possibilità di sviluppo del programma nucleare nel sito di Saluggia».

Il servizio è iniziato ad agosto e avrà durata di sei mesi.


Barre e balle di Umberto Lorini
Ancora una volta il nutrito gruppo di servi, trombettieri e reggicoda che costituisce il nerbo del giornalismo locale nella nostra zona riferisce della decisione di assegnare un contingente militare al sito nucleare di Saluggia, e riportare le conseguenti dichiarazioni del sindaco, senza porsi – e, soprattutto, senza porre – nemmeno una domanda, bevendosi tutto e cercando di darla a bere anche ai lettori. Come al solito tocca a la Gazzetta, unico giornale fuori dal coro, sottolineare l'incongruenza della decisione e l'inconsistenza delle motivazioni a supporto.

Il primo aspetto da evidenziare riguarda il "rafforzamento delle misure di sicurezza del sito". Orbene: per quale ragione la sicurezza del sito va rafforzata? Cos'è cambiato rispetto a qualche mese fa? Non sono in corso operazioni rischiose (il trasferimento degli elementi dalla piscina Eurex ad Avogadro è già avvenuto, il travaso delle scorie liquide nel Nuovo Parco Serbatoi è terminato da tempo), nessuno ha dichiarato lo "stato di emergenza": perché fino a un mese fa erano sufficienti i sorveglianti e adesso occorre aggiungere venti soldati?

In seconda battuta, la giustificazione fornita da Pasteris – e cioè che il rafforzamento delle misure di sicurezza sia stato deciso "in previsione dell'imminenza dell'avvio delle operazioni di allontanamento del combustibile irraggiato" – non sta in piedi. Sogin ha recentemente confermato quanto già previsto dal crono programma (stabilito dai tecnici ben prima che Pasteris cominciasse, come è solito fare, ad attribuirsene il merito): il primo trasporto delle barre avverrà non prima del marzo 2010. I militari sono entrati in servizio nel sito ad agosto 2009, per sei mesi. Da agosto in sei mesi si arriva a gennaio. Sei mesi in cui dall'Avogadro non partirà neanche una barra (altro che "imminenza dell'avvio"). Per giustificare la presenza dei militari a Saluggia da qui a gennaio dovranno inventarsene un'altra, perché questa non regge.

(da la Gazzetta.info del 1 settembre 2009)

[Ci permettiamo di suggerirne una noi di motivazione al direttore de la Gazzetta. All'inizio del 2006 l'allora amministrazione comunale di Saluggia spinta da un bilancio in forte rosso, decise di accettare l'elemosina di Sogin (qualche centinaia di migliaia di euro) e di acconsentire quindi alla concessione dell'autorizzazione, tramite variante parziale al Piano regolatore, per la costruzione di depositi nucleari nel sito Eurex. Il consiglio comunale che avrebbe dovuto ratificare tale decisione si svolse il 24 gennaio del 2006. Non stiamo qui a raccontare cosa avvenne. Tutti ricorderanno la grande manifestazione pacifica organizzata quella sera stessa per far capire agli amministratori che la popolazione non era d'accordo con la costruzione di nuovi depositi di scorie nucleari in paese e nella speranza che tale decisione potesse essere non presa; la confusione che ne seguì; la decisione da parte del sindaco di interrompere il Consiglio comunale e, cosa assai importante, di non presentare più tale argomento in nessun altro consiglio fino alla fine del mandato. Ricordiamo anche, nei giorni successivi, gli insulti e le forti critiche ai manifestanti di forze di centro (DS e Margherita ora Pd) e di destra, in modo particolare AN di cui faceva parte proprio quel Marco Pasteris divenuto sindaco qualche mese dopo. A completare il quadro ricordiamo ancora come in campagna elettorale Pasteris abbia sempre criticato l'amministrazione uscente perché colpevole, a suo dire, di non fare niente per portare via le scorie e di appartenere ad una parte politica (il centrosinistra) colpevole, sempre a suo dire, di aver portato qui a Saluggia il nucleare. Oggi Pasteris decide, o forse non lo decide nemmeno lui, ma qualcuno molto più in alto di lui, che le scorie nucleari rimarranno a Saluggia (noi diciamo per sempre, a parte un breve periodo in cui verranno portate al riprocessamento in Francia per poi tornare nuovamente qua e qua rimanere). La gente però non ha cambiato idea come cercano di suggerirci in ogni occasione gli uomini di Governo da giornali e televisioni, la gente di Saluggia non vuole questi depositi e tutto ciò che ne consegue (possibili inquinamenti, rischi per la salute dell'uomo, deprezzamento dei terreni, coltivazioni, abitazioni per citare solo un paio di motivazioni) e neanche le popolazioni dei paesi vicini anche loro soggette agli stessi rischi dei saluggesi. Il movimento antinucleare si sta risvegliando, un po' come succede in Inghilterra, in Francia e, soprattutto, in Germania. Una grande manifestazione come quella del 24 gennaio 2006 potrebbe non essere sopportata di buon grado e, viste le leggi oppressive di questi ultimi tempi, 20 manganelli in più potrebbero proprio far comodo.]


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