Chivasso -
L'attivismo ambientale non è un reato. Questo il messaggio che si è potuto trarre dalla sentenza, emessa nei confronti di alcuni attivisti di Greenpeace dal giudice Elena Massucco, che ha assolto gli imputati dalle accuse precedentemente formulate perché il fatto non costituiva reato. I rappresentanti dell'organismo che si batte per la tutela dell'ambiente in modo indipendente e mediante azioni non violente erano, infatti, imputati per aver bloccato, tra Chivasso e Brandizzo il 14 febbraio 2005 un treno che trasportava materiale radioattivo destinato all'Inghilterra per essere successivamente sottoposto alla procedura di riprocessamento.
Oltre alla
testimonianza resa dal ricercatore e fisico
specializzato in radioattività Paolo Bartolomei, che durante la scorsa udienza aveva indicato le problematiche legate al trasporto del materiale e all'impianto inglese di Sellafield (già sottoposto ad incendi proprio nel 2005), è stata decisiva l'arringa finale dell'avvocato della difesa il quale ha richiamato una precedente sentenza del Tribunale di Vercelli, all'interno della quale, per fatti commessi il medesimo giorno e nel medesimo luogo, si escludeva la responsabilità dei manifestanti. In modo particolare, il Tribunale di Vercelli aveva indicato come gli attivisti avessero agito, bloccando il convoglio, in presenza del così detto stato di necessità grazie al quale si può escludere il dolo, e quindi la responsabilità, nella commissione di un fatto, poiché erano intervenuti al fine di tutelare la salute degli abitanti presenti lungo l'intera tratta ferroviaria compresa tra la stazione di partenza e quella di arrivo del convoglio.
I fatti analizzati a Vercelli sono stati commessi, da 12 manifestanti, lo stesso giorno di quelli esaminati dal tribunale di Chivasso, solo in un ambito territoriale di competenza del giudice vercellese. Per questo motivo sono stati sottoposti a un diverso procedimento che si è concluso nel 2007 in modo positivo.
Per quanto riguarda il territorio chivassese, secondo il principio per il quale le sentenze irrevocabili di altri procedimenti possono essere utilizzate in un differente processo (ovviamente se pertinenti), il giudice ha applicato il medesimo ragionamento del «collega» di Vercelli scagionando i sette accusati delle imputazioni.
Un finale positivo per gli attivisti che avevano agito allo scopo di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica sul problema della sicurezza del trasporto del materiale nucleare e, più in generale, sui rischi correlati al suo trattamento.
(da La Nuova Periferia del 1 luglio 2009)
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