Pattumiera nucleare

- Mancano una firma a Roma e una variante al piano regolatore di Saluggia legata all'accordo Regione-Comune per ottenere una circonvallazione. Non è molto se si pensa che, così facendo, diventeremo la più grande pattumiera nucleare d'Italia. "Temporanea", certo, assicurano dal Governo, ma attenzione, perché "temporaneo" in questo caso è un termine che fa ridere (o piangere). Spieghiamoci meglio. Il deposito nazionale che dovrebbe accogliere tutte le scorie nucleari italiane doveva essere individuato entro il 31 dicembre 2008 [in realtà la legge dice che doveva "entrare in funzione" a partire dal primo gennaio 2009 e non che "doveva essere individuato" entro il 31 dicembre 2008 ... e non sono dettagli irrilevanti! - ndr]. Non è stato fatto. E non ci sono neanche i presupposti per pensare che si trovi presto una soluzione definitiva.

In compenso, però, ci sono in programma 5 depositi temporanei di scorie nella nostra provincia. Due nel sito nucleare di Saluggia (D2 e D3) e tre a Trino, nell'ex centrale Enrico Fermi. Ma mentre per quanto riguarda Trino la procedura è ancora indietro [e questo è molto pericoloso proprio per Saluggia vista la passata esperienza del trasporto delle barre di combustibile dall'Eurex all'Avogadro (anziché a Trino come la logica e soprattutto la tecnica, ma non la politica, avrebbero voluto) e considerando la sovra-dimensione dei depositi saluggesi - ndr], per quanto riguarda Saluggia, anche se manca ancora l'autorizzazione finale, è già stata indetta la gara d'appalto a livello europeo per la costruzione.

Cosa significa? Che tra qualche anno Saluggia diventi il deposito temporaneo di se stessa, delle sue scorie cioè. E poi cosa si intende per temporaneo? «Che le scorie, una volta solidificate e stoccate si fermeranno per decenni», sbotta Gian Piero Godio di Legambiente, in prima fila contro la costruzione di questo tipo di depositi senza che sia prima individuato un sito nazionale. Ma c'è un particolare che non si può certo trascurare. A Saluggia è stoccato l'80 per cento delle scorie italiane, a Trino il 5 per cento. Questo significa che la stragrande maggioranza del "pattume" nucleare lo abbiamo già in casa e che, nella migliore delle ipotesi, andrà via quando i nostri figli saranno nonni.

In questo scellerato contesto arriva la proposta shock dell'onorevole Roberto Rosso che, al nostro giornale, ha dichiarato: «Sono perplesso circa la costruzione di una nuova centrale nucleare a Trino, più concrete sono invece le mie valutazioni sull'eventualità dell'insediamento del deposito nazionale delle scorie radioattive. Non dico che Trino debba essere in pole-position, ma è impensabile continuare a sostenere i rischi dell'insicurezza dei siti di Trino e Saluggia. L'area di Leri Cavour, oltre a garantire sicurezza per tale impianto, potrebbe essere valorizzata anche da un centro di ricerca e, dal punto di vista economico, ne sarebbe avvantaggiata tutta la zona. Parlo di ulteriori corposi finanziamenti che verranno concessi per far volare l'economia e dare un importante sostegno ai cittadini pure con lo sgravio delle spese energetiche». No comment. Ma si aggiunge un timore: a Scanzano, quando la gente seppe che il paese era stato scelto come deposito, una folla inferocita (sindaci della zona in testa con tanto di fascia tricolore), scese in piazza per giorni, costruì barricate, fece un'opposizione ferrea, dormì nelle tende per fermare le ruspe. A Vercelli cosa accadrebbe? Che ci ritroveremmo il deposito nucleare e qualcuno sarà anche capace di dire grazie.

Nel 2000, ai tempi dell'alluvione, il premio nobel Carlo Rubbia disse che «si era sfiorata una catastrofe planetaria». Proprio a causa di quelle scorie. E comunque: l'85 per cento delle scorie nucleari le abbiamo già, a portata di naso.

(da la Sesia del 12 giugno 2009)