NOTIZIE DA SALUGGIA

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Ultimo Aggiornamento
sabato 21 febbraio 2009

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La finta disattivazione
di Gian Piero Godio e Rossana Vallino - Legambiente e Pro Natura del Vercellese

- Magari fosse davvero "disattivazione" quella che Sogin ha presentato al tavolo di trasparenza di fine gennaio. Se così fosse, significherebbe che al termine di questi progetti avremmo i siti nucleari di Bosco Marengo, Trino e Saluggia trasformati in "prato verde", cioè senza più vincoli di natura radiologica.

Purtroppo siamo invece di fronte ad un ennesimo bluff: alle date previste da Sogin i siti non sarebbero sgomberati dai rifiuti radioattivi, ma diverrebbero la sede dei nuovi depositi nucleari realizzati nei siti stessi, costruendoli ex novo o riadattando ed adeguando edifici già esistenti.

La differenza non è di poco conto: la legge italiana permette di parlare di disattivazione solo in presenza di un progetto che, oltre allo smantellamento degli impianti, comprenda con certezza anche la fase di rilascio del sito esente da qualsiasi vincolo di natura radiologica. Infatti la normativa vigente definisce la "disattivazione" come «insieme delle azioni pianificate, tecniche e gestionali, da effettuare su un impianto nucleare a seguito del suo definitivo spegnimento o della cessazione definitiva dell'esercizio, nel rispetto dei requisiti di sicurezza e di protezione dei lavoratori, della popolazione e dell'ambiente, sino allo smantellamento finale o comunque al rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica».

Il piano presentato da Sogin non prevede come procedere in caso di non disponibilità del deposito nazionale, la cui realizzazione è peraltro del tutto assente dagli attuali progetti di Sogin e per il quale non esiste nessuno studio di fattibilità. In tale evenienza, il progetto Sogin non si concluderebbe con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, bensì con la permanenza a tempo indefinito di nuovi depositi nucleari veri e propri; e questo è intollerabile, sia dal punto di vista formale, sia da quello sostanziale. Alla fine ci si troverebbe con tre depositi nucleari a Trino, due a Saluggia e uno a Bosco Marengo.

Se per smantellare e disattivare gli attuali impianti servono – come infatti servono – nuovi depositi dove conservare per millenni i rifiuti radioattivi inevitabilmente prodotti, allora occorre individuare prima dove realizzare questi depositi, cercando un sito che sia meno assurdo e pericoloso dei siti nucleari attuali. È evidente che, se verranno realizzati i nuovi depositi definitivi "provvisori" nei siti attuali, i rifiuti radioattivi da lì non andranno via mai più.

Dato che sembra che la cosa non interessi né la Regione Piemonte (che per Trino non ha neppure tentato di imporre qualche minima prescrizione in tal senso), né men che meno le Amministrazioni comunali di Trino, Saluggia e Bosco Marengo, che sembrano non rendersi conto della trappola in cui stanno cadendo, saremo, come al solito, costretti a chiamare cittadini, comitati, movimenti e partiti politici a unirsi a noi per impugnare al Tar i decreti autorizzativi della finta "disattivazione".

(da la Gazzetta.info del 15 febbraio 2009)


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