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Ultimo Aggiornamento
sabato 7 febbraio 2009

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Quel deposito (dice Sogin) esiste già, ma il Ministero dice come va costruito
di Daniele Rovai

- Il 13 ottobre scorso Sogin ha pubblicato il bando per l'affidamento dei lavori per la realizzazione, nel sito Eurex di Saluggia, di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti radioattivi, nonché di una cabina per la produzione e la trasformazione di energia elettrica.

La cosa interessante non è il fatto che si cerchi l'azienda che farà il famoso deposito per le scorie di I e II grado (il D2), ma il fatto che sino a qualche settimana fa per la Sogin quel deposito era già stato costruito!

Proprio così. Per la Sogin il D2 esiste da ben tre anni. Esattamente dall'ottobre del 2005, quando la task forse voluta dal Commissario delegato Carlo Jean, con a capo Silvio Cao e Angelo Papa, consegnò al Ministero dell'Ambiente lo studio di impatto ambientale per la realizzazione del progetto Cemex.

In quello studio, che poi è quello che ha ricevuto il parere positivo di Valutazione di Impatto Ambientale e il via libera del Governo con la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale del 10 novembre 2008, si dice espressamente come il Cemex – l'impianto di cementazione con annesso deposito D3 per le scorie ad alta attività – si integrerà "con gli altri edifici già esistenti", cioè con il Nuovo Parco Serbatoi, con il "nuovo sistema di approvvigionamento idrico", il "nuovo assetto viario" e con il "Deposito di seconda categoria".

La contraddizione più eclatante riguarda proprio quest'ultimo: il deposito D2; un edificio di 4'234 metri quadrati, alto 11, per un volume di 46'076 metri cubi. Sogin non solo scrive che è già esistente, ma lo "disegna" pure nella planimetria allegata. È a pagina 19 del progetto: un rettangolo, il più grande di tutti, colorato di grigio, siglato con il codice 1900. Il colore è importante perché nella legenda allegata alla planimetria è quello usato per identificare gli "edifici preesistenti". Ma il D2 non esiste: non c'era nel 2005 e non c'è ancora nemmeno nel 2008.

Una situazione che hanno contribuito a rendere ancor meno chiara i tecnici del Ministero che, coadiuvati da consulenti esterni, hanno prescritto che "il deposito D2 abbia tutte le caratteristiche atte a garantire lo stoccaggio temporaneo di tali manufatti [quelli di III categoria, ndr] in condizioni di sicurezza" (Decreto Via, comma 9.9.1). Insomma: perché si possa costruire il Cemex, ordina il Ministero, occorre che il deposito D2 abbia le stesse caratteristiche del D3.

Ma se il D2, come afferma Sogin, è già esistente, come si fa a rispettare la prescrizione?

Se invece, come in effetti è, il D2 non esiste ma deve ancora essere costruito, perché per una struttura molto più grande del D3, che – prescrive il Ministero – potrà contenere anche scorie di III categoria (come il D3), la Via non viene ritenuta necessaria?

Legambiente, il Forum Ambientalista, Pro Natura, Rifondazione Comunista, Sinistra Democratica e alcune associazioni e comitati ambientalisti vercellesi il 5 dicembre scorso hanno impugnato il decreto davanti al Tar del Lazio chiedendone l'annullamento. Per loro "la valutazione di impatto ambientale risulta [...] gravemente carente sotto ulteriori svariati profili, oltre che non rispettosa della normativa vigente e dei vincoli urbanistici, edilizi ed ambientali esistenti sull'area interessata alla realizzazione dell'impianto". Non solo; dal progetto e dalle volumetrie dei depositi, veri e propri bunker delle dimensioni di parecchie decine di migliaia di metri cubi, si evince come "i depositi predetti (D3 e D2), non costruiscono affatto strutture destinate allo stoccaggio provvisorio dei rifiuti radioattivi trattati ovvero di strutture di transito in attesa del trasferimento dei rifiuti stessi nella depositeria nazionale, ma veri e propri depositi nucleari, destinati ad ospitare sine die i rifiuti stessi una volta trattati e solidificati".

Si attende ora la pronuncia del Tar.

(da la Gazzetta.info del 1 febbraio 2009)


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