Saluggia - Nel sito Eurex di Saluggia la Sogin, con
alcuni mesi di ritardo rispetto ai cronoprogrammi, sta finalmente trasferendo una parte delle
scorie liquide dai vecchi serbatoi al Nuovo Parco Serbatoi (Nps). Nei tre nuovi serbatoi - il
primo è già riempito – saranno trasferite solo le scorie a più alta
attività, cioè quei 115 metri cubi di acido nitrico contenente alluminio, uranio e
plutonio prodotto dal riprocessamento dei 506 elementi dei reattori di ricerca europei Mtr
(1970 - 1974) e dai 72 elementi di combustibile irraggiato di tipo Candu (Canada Deuterium
Uranium) della centrale canadese di Pickering (Ontario); due serbatoi serviranno per contenere
la "corrente Mtr" e uno per la "Candu". Le altre scorie liquide a media
attività, 114 metri cubi, resteranno invece nei vecchi serbatoi.
Perché parliamo dei serbatoi? Perché ora l'attenzione è tutta concentrata
nella solidificazione degli ormai famosi 227 metri cubi di liquido radioattivo, mentre nessuno
sembra preoccuparsi di cosa succederà dopo che il Cemex ha prodotto gli altrettanto
famosi 1500 fusti da 440 litri contenenti le scorie cementate.
E allora diciamo alcune cose sulla "coda" del Cemex che sarà ancor più
importante, e forse più pericolosa, dell'attività precedente. Si dovrà
"condizionare" un volume di circa 342 metri cubi di scorie solide di II categoria,
ovvero gli otto serbatoi ormai vuoti e un quantitativo, per ora sconosciuto, di liquido
radioattivo derivante dal lavaggio di quegli stessi serbatoi; una miscela di acqua e acido
nitrico che dovrà essere trattata come scoria liquida di II categoria.
Se si dovesse solidificare il prodotto tale e quale si otterrebbe una "piramide
egizia" di manufatti, tanto è il prodotto usato. Di conseguenza si dovrà
minimizzare "il volume delle soluzioni di lavaggio/decontaminazione impiegate, e quindi
il volume finale dei manufatti prodotti", come esplicita la stessa Sogin nello
"Studio di Impatto Ambientale – sintesi non tecnica" che nell'ottobre 2005 ha
inviato al Ministero dell'Ambiente.
Ed ecco perché sar/agrave questo il momento più pericoloso dell'intero
procedimento. Questa "minimizzazione" del liquido avverrà facendo evaporare,
in ambiente chiuso, il liquido radioattivo con lo scopo di concentrare i radionuclidi; in
seguito, per condensazione, il gas ritornerà liquido e sarà diviso in due
"correnti": la più grande che potrà essere rilasciata nella Dora Baltea;
l'altra, più piccola, fortemente radioattiva, che sarà condizionata.
Quanto liquido di lavaggio servirà? Quale sarà, in percentuale, il prodotto che
sarà da solidificare? Quanti fusti saranno realizzati? Sogin non lo dice. Anzi di questa
ultima parte proprio non parla.
Eppure se si va a leggere la descrizione del progetto Cemex fornita con lo studio di impatto
ambientale è ben evidenziato come l'interno dell'officina – una struttura in
calcestruzzo di 21'312 metri cubi – sarà suddiviso in tre camere: due per la
solidificazione delle scorie e una espressamente "destinata ai processi di
evaporazione/concentrazione delle soluzioni contenenti acido nitrico (HNO3), utilizzate per le
operazioni di lavaggio e decontaminazione dell'edificio di processo Cemex, dei serbatoi della
Zona 800 e Nps, nonché delle apparecchiature, serbatoi e tubazioni di processo
dell'Impianto Eurex"
"Un'operazione da fare con cura a causa della sua delicatezza", spiegano all'Apat:
perché se sarà già impegnativo controllare il processo di cementazione a
causa della forma liquida della scoria da trattare, sarà ancora più difficoltoso
gestire una sostanza sotto forma di gas radioattivo. E la pericolosità dell'operazione
l'abbiamo potuta vedere proprio qualche settimana fa, in Belgio, dove una
fuga di gas radioattivo ha prodotto un incidente nucleare di categoria 3,
in una scala di pericolosità che arriva a 7 (per la fuga radioattiva avvenuta alla
centrale di Trecastin il valore dell'incidente non arrivava a 1).
(da la Gazzetta.info del 15 settembre 2008)
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