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Ultimo Aggiornamento
domenica 21 settembre 2008

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"Via le scorie da Saluggia": ma all'assemblea Bresso parla d'altro
Mercedes Bresso - presidente Regione Piemonte

Saluggia - Teatro dell'Oratorio pieno, nel pomeriggio di sabato 13: uno fa "sentiamo cosa dice la Bresso dei depositi", un altro guarda in strada: "aj riva cul giurnalista d'la televisiun” (arriva quel giornalista della televisione). Erano questi, i nomi di richiamo dell'assemblea organizzata dal locale circolo del Partito Democratico: la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, e il giornalista Gad Lerner.

Al tavoli dei relatori anche la coordinatrice del locale circolo del Pd, Paola Olivero, e il membro del direttivo Bruno Leone; il deputato ciglianese Luigi Bobba e il consigliere regionale Alessandro Bizjak.

Interventi dei relatori ma – si avvisa all'inizio – nessun dibattito: anche il Pd si acconcia a una tradizione inaugurata a Saluggia qualche anno fa da Alleanza Nazionale proprio sul tema del nucleare.

Lerner se la cava in fretta, anche perché deve tornare subito nel Monferrato a inaugurare la mostra di un artista saluggese. Dice che "è importante la vigilanza territoriale", ed esorta i convenuti a informarsi, a "partecipare a queste iniziative su fatti concreti", a seguire le vicende del nucleare nel proprio paese. Meno male che è venuto a dircelo lui.

Silenzio, parla Bresso. E tutti, a una manifestazione che s'intitola "Via le scorie da Saluggia", dalla presidente della Regione ovviamente si aspettano che espliciti la posizione dell'Ente da lei presieduto rispetto al progetto di Sogin di realizzare a Saluggia i nuovi depositi "temporanei" di scorie radioattive. Ma forse non gliel'hanno detto: e lei, anziché spiegare come intende utilizzare sul punto le prerogative che ha in qualità di primo amministratore della Regione, improvvisa un generico discorso sull'energia. Saltando di palo in frasca e infilando, oltretutto, parecchi strafalcioni.

Avendo orecchiato da un precedente relatore la frase "venti milioni di euro", non capisce che si tratta delle compensazioni erogate dal Governo a Provincia di vercelli e Comuni di Saluggia e Trino, e ne parla come "ulteriore costo dello smantellamento degli impianti". Da economista ricorda (cosa che, qui a Saluggia, gli ambientalisti di "Salix Alba" fanno rilevare da almeno vent'anni) che "nel costo di produzione del chilowattora nucleare vanno inseriti tutti i costi, anche quelli per il mantenimento in sicurezza e la bonifica dopo la chiusura degli impianti". Giustissimo: ma i venti milioni di compensazioni sono tutt'altra cosa, e con i costi di bonifica e smantellamento c'entrano come i cavoli a merenda.

Poi si allarga: "L'energia deve essere prodotta da ogni cittadino, da ogni impresa: dev'essere democratica, non che un'unica megacentrale produca energia per tutti. Per molti usi energetici, inoltre, sono sufficienti basse temperature". Forse non sa che solo ventiquattr'ore prima il suo assessore Andrea Bairati aveva reso noto, a mezzo comunicato stampa, l'entusiasmo della Giunta regionale per il nuovo impianto da 800 MegaWatt realizzato dalla multinazionale E.ON a Livorno Ferraris: una megacentrale che potrà dare energia a un milione di persone, e che – anziché utilizzarlo per il teleriscaldamento – disperde il calore nell'ambiente.

Il giro d'orizzonte energetico arriva ai biocombustibili. Bresso dice che "è una follia produrre energia 'bruciando il cibo', usando come combustibile il mais". Uscendo dal teatro poteva passare un attimo alla Cascina Tenimento, così le avrebbe spiegato che tipo di impianto stanno costruendo – nel silenzio della Regione e del Pd di Saluggia – per ottenere energia proprio dal mais.

Esalta allora l'idrogeno, "da utilizzare come fonte primaria". Nessuno dei compagni di tavolo – fra cui un chimico e un ingegnere nucleare – ha il coraggio di farle osservare che l'idrogeno può essere un ottimo vettore energetico, ma che nella comunità scientifica nessuno si azzarda a definirlo "fonte di energia", poiché la sua produzione è inefficiente dal punto di vista termodinamico e richiede un'energia maggiore di quella che consente di risparmiare se usato come combustibile.

Infine la presidente torna al nucleare e aggiunge, en passant, che "nemmeno la Francia ha un deposito per le scorie radioattive" (ma su questo sarà smentita da Franco Pozzi: "la Francia ce l'ha, è un deposito di superficie").

Bresso finisce di parlare, saluta e se ne va, a un altro dei suoi mille impegni. Così non sente Pozzi – intervenuto subito dopo – che spiega quali condizioni gli Enti (Regione in primis) possono porre a Sogin per evitare lo stoccaggio dei cementi radioattivi a Saluggia, che la Regione ha un proprio rappresentante nella commissione istituita dall'ex ministro Bersani per il deposito nazionale, e soprattutto non lo sente dire che "Sogin non va trattata con deferenza. Va trattata come una controparte".

Pozzi, che è consigliere comunale, dal canto suo ricorda che "Sogin a Saluggia non può costruire i depositi se non a seguito di una variante al Piano regolatore, chiesta già tre anni fa dal generale Jean ma che il Consiglio comunale non aveva approvato": quindi ora il Comune ha un atout decisivo nei confronti di Sogin, e deve giocarselo bene, magari in coordinamento con la Regione e il Parco del Po. Sul come e sul perché il Comune sia riuscito a conservare questo "asso nella manica", e non l'abbia buttato via con una votazione in palestra una sera del gennaio 2006, forse prima o poi il Pd di Saluggia qualcosa dirà.

(da la Gazzetta.info del 15 settembre 2008)


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