Saluggia - Teatro dell'Oratorio pieno, nel pomeriggio di sabato 13: uno
fa "sentiamo cosa dice la Bresso dei depositi", un altro guarda in strada: "aj
riva cul giurnalista d'la televisiun (arriva quel giornalista della televisione). Erano
questi, i nomi di richiamo dell'assemblea organizzata dal locale circolo del Partito
Democratico: la presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, e il giornalista Gad
Lerner.
Al tavoli dei relatori anche la coordinatrice del locale circolo del Pd, Paola Olivero, e il
membro del direttivo Bruno Leone; il deputato ciglianese Luigi Bobba e il consigliere
regionale Alessandro Bizjak.
Interventi dei relatori ma si avvisa all'inizio nessun dibattito: anche il Pd si acconcia
a una tradizione inaugurata a Saluggia qualche anno fa da Alleanza Nazionale proprio sul tema
del nucleare.
Lerner se la cava in fretta, anche perché deve tornare subito nel Monferrato a
inaugurare la mostra di un artista saluggese. Dice che "è importante la vigilanza
territoriale", ed esorta i convenuti a informarsi, a "partecipare a queste
iniziative su fatti concreti", a seguire le vicende del nucleare nel proprio paese. Meno
male che è venuto a dircelo lui.
Silenzio, parla Bresso. E tutti, a una manifestazione che s'intitola "Via le scorie da
Saluggia", dalla presidente della Regione ovviamente si aspettano che espliciti la
posizione dell'Ente da lei presieduto rispetto al progetto di Sogin di realizzare a Saluggia i
nuovi depositi "temporanei" di scorie radioattive. Ma forse non gliel'hanno detto: e
lei, anziché spiegare come intende utilizzare sul punto le prerogative che ha in
qualità di primo amministratore della Regione, improvvisa un generico discorso
sull'energia. Saltando di palo in frasca e infilando, oltretutto, parecchi strafalcioni.
Avendo orecchiato da un precedente relatore la frase "venti milioni di euro", non
capisce che si tratta delle compensazioni erogate dal Governo a Provincia di vercelli e Comuni
di Saluggia e Trino, e ne parla come "ulteriore costo dello smantellamento degli
impianti". Da economista ricorda (cosa che, qui a Saluggia, gli ambientalisti di
"Salix Alba" fanno rilevare da almeno vent'anni) che "nel costo di produzione
del chilowattora nucleare vanno inseriti tutti i costi, anche quelli per il mantenimento in
sicurezza e la bonifica dopo la chiusura degli impianti". Giustissimo: ma i venti milioni
di compensazioni sono tutt'altra cosa, e con i costi di bonifica e smantellamento c'entrano
come i cavoli a merenda.
Poi si allarga: "L'energia deve essere prodotta da ogni cittadino, da ogni impresa:
dev'essere democratica, non che un'unica megacentrale produca energia per tutti. Per molti usi
energetici, inoltre, sono sufficienti basse temperature". Forse non sa che solo
ventiquattr'ore prima il suo assessore Andrea Bairati aveva reso noto, a mezzo comunicato
stampa, l'entusiasmo della Giunta regionale per il nuovo impianto da 800 MegaWatt realizzato
dalla multinazionale E.ON a Livorno Ferraris: una megacentrale che potrà dare energia a
un milione di persone, e che anziché utilizzarlo per il teleriscaldamento disperde
il calore nell'ambiente.
Il giro d'orizzonte energetico arriva ai biocombustibili. Bresso dice che "è una
follia produrre energia 'bruciando il cibo', usando come combustibile il mais". Uscendo
dal teatro poteva passare un attimo alla Cascina Tenimento, così le avrebbe spiegato che
tipo di impianto stanno costruendo nel silenzio della Regione e del Pd di Saluggia per
ottenere energia proprio dal mais.
Esalta allora l'idrogeno, "da utilizzare come fonte primaria". Nessuno dei compagni
di tavolo fra cui un chimico e un ingegnere nucleare ha il coraggio di farle osservare che
l'idrogeno può essere un ottimo vettore energetico, ma che nella comunità
scientifica nessuno si azzarda a definirlo "fonte di energia", poiché la sua
produzione è inefficiente dal punto di vista termodinamico e richiede un'energia
maggiore di quella che consente di risparmiare se usato come combustibile.
Infine la presidente torna al nucleare e aggiunge, en passant, che "nemmeno la
Francia ha un deposito per le scorie radioattive" (ma su questo sarà smentita da
Franco Pozzi: "la Francia ce l'ha, è un deposito di superficie").
Bresso finisce di parlare, saluta e se ne va, a un altro dei suoi mille impegni. Così
non sente Pozzi intervenuto subito dopo che spiega quali condizioni gli Enti (Regione
in primis) possono porre a Sogin per evitare lo stoccaggio dei cementi radioattivi a
Saluggia, che la Regione ha un proprio rappresentante nella commissione istituita dall'ex
ministro Bersani per il deposito nazionale, e soprattutto non lo sente dire che "Sogin
non va trattata con deferenza. Va trattata come una controparte".
Pozzi, che è consigliere comunale, dal canto suo ricorda che "Sogin a Saluggia non
può costruire i depositi se non a seguito di una variante al Piano regolatore, chiesta
già tre anni fa dal generale Jean ma che il Consiglio comunale non aveva
approvato": quindi ora il Comune ha un atout decisivo nei confronti di Sogin, e
deve giocarselo bene, magari in coordinamento con la Regione e il Parco del Po. Sul come e sul
perché il Comune sia riuscito a conservare questo "asso nella manica", e non
l'abbia buttato via con una
votazione in palestra una sera del gennaio 2006,
forse prima o poi il Pd di Saluggia qualcosa dirà.
(da la Gazzetta.info del 15 settembre 2008)
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