Saluggia - Nel 2003 il governo Berlusconi, per garantire la sicurezza
delle popolazioni che vivono nelle vicinanze dei siti nucleari, decretò lo "stato
di emergenza" affidando ad un Commissario, il generale Carlo Jean, il compito di mettere
in sicurezza le scorie radioattive stoccate in quei siti. Per la sistemazione delle scorie
liquide del centro Eurex di Saluggia – 225 metri cubi di liquido radioattivo prodotto dal
riprocessamento delle barre nucleari per recuperare l'uranio – il commissario decise che la
soluzione migliore fosse la cementazione. Quel progetto, denominato Cemex, avrebbe dovuto
trasformare, in pochi anni, un liquido radioattivo in un manufatto inerte solido da stoccare
provvisoriamente in un deposito costruito all'interno del sito Eurex, in attesa che fosse
disponibile il Deposito Nazionale.
Fulcro del progetto una particolare formulazione di cemento, rispondente a precisi requisiti
fisico-chimici, per "offrire una buona ritenzione a tutte le tipologie di sostanze
chimiche presenti nei composti liquidi", spiegano dall'Apat a cui abbiamo chiesto
delucidazioni sul progetto. Il problema maggiore che si presenta nella cementazione delle
scorie liquide dell'Eurex non è tanto la parte radioattiva del composto – che il
cemento, per proprie caratteristiche, scherma pressoché completamente – ma le sostenze
chimiche presenti nel liquido: principalmente acido nitrico, ma anche alluminio e mercurio. E
se l'acidità sarà eliminata aggiungendo soda caustica prima del trattamento,
spiega ancora l'Apat, la matrice cementizia dovrà per forza di cose "fare i
conti" con le sostanze chimiche rimaste; per questo motivo la matrice può essere un
particolare tipo di calcestruzzo oppure un composto di calcestruzzo e additivi chimici. Non
solo la matrice cementizia deve difendersi dagli attacchi delle sostanze chimiche presenti nel
liquido, ma deve anche soddisfare criteri di sicurezza molto precisi, visto che il manufatto
deve rimanere intatto per almeno 300 anni. Per esempio deve resistere ad una possibile
compressione, a sbalzi di temperatura e alla lisciviazione, la possibilità che delle
componenti solubili del terreno, sfruttando le imperfezioni del cemento, disperdano
nell'ambiente i radionuclidi.
Se il progetto Cemex non è ancora partito è perché, dopo cinque anni di
prove, Sogin non ha ancora trovato la formula per la realizzazione della matrice di cemento
che deve inglobare le scorie liquide. Sogin – spiega l'Apat – è ancora alla fase di
"prequalifica" della matrice, e sta provando vari cementi per trovare quello da
proporgli. Solo quando Sogin presenterà la formula di cemento che ritiene più
adatta partirà "una fase formale di qualificazione", che vedrà l'Apat
iniziare "a esaminare i dati su carta" e successivamente a seguire
"direttamente tutte le prove di qualifica della matrice" che Sogin realizzerà.
Per la prequalifica dei cementi Sogin si appoggia a due aziende: la Nucleco, di cui detiene la
maggioranza delle quote, e una ditta del trevigiano con esperienza nella realizzazione di
infrastrutture di calcestruzzo: la Enco srl. Quest'ultima lavora per Sogin dal 2004 proprio
per identificare la matrice per il Cemex. Già a dicembre 2005 la Enco ha brevettato un
composto "per la neutralizzazione delle scorie radioattive attraverso un processo di
cementificazione" da utilizzare – secondo il bollettino dell'associazione industriali
trevigiani – "nell'impianto di Saluggia in provincia di Vercelli".
All'ultima sessione del Tavolo di trasparenza, tenutosi a Torino nello scorso luglio i
rappresentanti di Sogin hanno affermato che l'avvio del progetto Cemex dipende da quando
l'Apat approverà il progetto, mentre l'Apat sostiene che senza la formula della matrice
il progetto non parte.
Il progetto Cemex, infine, prevede la costruzione – accanto all'impianto di cementazione vero
e proprio – di un deposito per i cementi, il D3. Un deposito già definito nella
struttura e nelle dimensioni quando ancora non si sa esattamente quanti ne saranno prodotti e
quale volume occuperanno, visto che – conclude l'Apat – "l'ultima parola la darà la
composizione del manufatto finale, perché il volume prodotto dipende dalle
caratteristiche del cemento, dagli additivi e dalla quantità di soda caustica utilizzata
per neutralizzare l'acido".
(da la Gazzetta.info del 1 settembre 2008)
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