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Ultimo Aggiornamento
domenica 14 settembre 2008

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Quale tipo di cemento? Sogin non lo sa ancora
di Daniele Rovai

Saluggia - Nel 2003 il governo Berlusconi, per garantire la sicurezza delle popolazioni che vivono nelle vicinanze dei siti nucleari, decretò lo "stato di emergenza" affidando ad un Commissario, il generale Carlo Jean, il compito di mettere in sicurezza le scorie radioattive stoccate in quei siti. Per la sistemazione delle scorie liquide del centro Eurex di Saluggia – 225 metri cubi di liquido radioattivo prodotto dal riprocessamento delle barre nucleari per recuperare l'uranio – il commissario decise che la soluzione migliore fosse la cementazione. Quel progetto, denominato Cemex, avrebbe dovuto trasformare, in pochi anni, un liquido radioattivo in un manufatto inerte solido da stoccare provvisoriamente in un deposito costruito all'interno del sito Eurex, in attesa che fosse disponibile il Deposito Nazionale.

Fulcro del progetto una particolare formulazione di cemento, rispondente a precisi requisiti fisico-chimici, per "offrire una buona ritenzione a tutte le tipologie di sostanze chimiche presenti nei composti liquidi", spiegano dall'Apat a cui abbiamo chiesto delucidazioni sul progetto. Il problema maggiore che si presenta nella cementazione delle scorie liquide dell'Eurex non è tanto la parte radioattiva del composto – che il cemento, per proprie caratteristiche, scherma pressoché completamente – ma le sostenze chimiche presenti nel liquido: principalmente acido nitrico, ma anche alluminio e mercurio. E se l'acidità sarà eliminata aggiungendo soda caustica prima del trattamento, spiega ancora l'Apat, la matrice cementizia dovrà per forza di cose "fare i conti" con le sostanze chimiche rimaste; per questo motivo la matrice può essere un particolare tipo di calcestruzzo oppure un composto di calcestruzzo e additivi chimici. Non solo la matrice cementizia deve difendersi dagli attacchi delle sostanze chimiche presenti nel liquido, ma deve anche soddisfare criteri di sicurezza molto precisi, visto che il manufatto deve rimanere intatto per almeno 300 anni. Per esempio deve resistere ad una possibile compressione, a sbalzi di temperatura e alla lisciviazione, la possibilità che delle componenti solubili del terreno, sfruttando le imperfezioni del cemento, disperdano nell'ambiente i radionuclidi.

Se il progetto Cemex non è ancora partito è perché, dopo cinque anni di prove, Sogin non ha ancora trovato la formula per la realizzazione della matrice di cemento che deve inglobare le scorie liquide. Sogin – spiega l'Apat – è ancora alla fase di "prequalifica" della matrice, e sta provando vari cementi per trovare quello da proporgli. Solo quando Sogin presenterà la formula di cemento che ritiene più adatta partirà "una fase formale di qualificazione", che vedrà l'Apat iniziare "a esaminare i dati su carta" e successivamente a seguire "direttamente tutte le prove di qualifica della matrice" che Sogin realizzerà.

Per la prequalifica dei cementi Sogin si appoggia a due aziende: la Nucleco, di cui detiene la maggioranza delle quote, e una ditta del trevigiano con esperienza nella realizzazione di infrastrutture di calcestruzzo: la Enco srl. Quest'ultima lavora per Sogin dal 2004 proprio per identificare la matrice per il Cemex. Già a dicembre 2005 la Enco ha brevettato un composto "per la neutralizzazione delle scorie radioattive attraverso un processo di cementificazione" da utilizzare – secondo il bollettino dell'associazione industriali trevigiani – "nell'impianto di Saluggia in provincia di Vercelli".

All'ultima sessione del Tavolo di trasparenza, tenutosi a Torino nello scorso luglio i rappresentanti di Sogin hanno affermato che l'avvio del progetto Cemex dipende da quando l'Apat approverà il progetto, mentre l'Apat sostiene che senza la formula della matrice il progetto non parte.

Il progetto Cemex, infine, prevede la costruzione – accanto all'impianto di cementazione vero e proprio – di un deposito per i cementi, il D3. Un deposito già definito nella struttura e nelle dimensioni quando ancora non si sa esattamente quanti ne saranno prodotti e quale volume occuperanno, visto che – conclude l'Apat – "l'ultima parola la darà la composizione del manufatto finale, perché il volume prodotto dipende dalle caratteristiche del cemento, dagli additivi e dalla quantità di soda caustica utilizzata per neutralizzare l'acido".

(da la Gazzetta.info del 1 settembre 2008)


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