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Ultimo Aggiornamento
domenica 19 aprile 2009

© Neo
2007 ~ 2009
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Chiacchiere e distintivo
di Umberto Lorini
Robert De Niro nei panni di Al Capone

Saluggia - Da ormai cinque mesi si sa – ufficialmente, perché c'era chi lo sapeva anche prima – che nell'impianto nucleare Eurex di Saluggia, in riva alla Dora Baltea, c'è una piscina che perde acqua. Acqua contenente radionuclidi, che passa attraverso le crepe e va a contaminare il terreno e la falda sottostante. La situazione sta peggiorando di ora in ora.

La Sogin, spa pubblica che gestisce gli impianti nucleari, ha provveduto alla pulitura della piscina e alla rimozione di una parte del materiale radioattivo ivi contenuto, ma le operazioni di trasferimento delle barre di combustibile in un altro deposito non sono ancora iniziate.

Perché le barre sono ancora lì? Per un motivo semplice quanto assurdo; Sogin in questi mesi, da quando ha preso coscienza della necessità di svuotare la piscina, ha sostanzialmente lavorato a un'unica soluzione: il trasferimento al vicino deposito Avogadro. Una soluzione che, ogni giorno che passa, più la si analizza meno appare convincente. E siccome Sogin non ha messo a punto con altrettanto dettaglio le possibili alternative, se cade questa non sa che pesci pigliare. O meglio: lo saprebbe, ma non è preparata, perché non ha mai dato seguito alla richiesta – pervenuta da più parti – di proporre una valutazione comparativa fra più ipotesi.

Ebbene: che il deposito Avogadro non sia di proprietà Sogin, era noto. Gli unici a non saperlo erano i sindaci che a Latina hanno firmato uno strano protocollo.

Che Avogadro sia all'interno di un Parco e all'esterno del muraglione eretto a protezione degli impianti nucleari saluggesi è lì da vedere. Che sia all'interno di un comprensorio industriale, e che in passato sia andato a fuoco e sia stato circondato dall'acqua lo sa chiunque lavori nel sito Sorin. Che fosse obsoleto e da smantellare, lo affermava Apat dodici anni fa e l'ha ribadito anche Sogin nel 2001.

Che la piscina di Avogadro non sia rivestita d'acciaio, anche questo era noto; che un Commissario nominato dal governo sia andato a dire altre cose a un'audizione in Senato è questione che, per la sua gravità, lasciamo ai magistrati.

Che fare? Una soluzione vicina e indubbiamente più sicura, in attesa di un trasferimento all'estero che non potrà avvenire prima di due anni, c'è: portare temporaneamente le barre nella piscina della centrale "Fermi" di Trino, di proprietà Sogin, dalla quale provengono. È la soluzione più logica, tanto che per praticarla non occorre nemmeno una di quelle ordinanze a cui il Commissario ci aveva abituati.

La decisione finale su dove spostarle, ha scritto il gen. Jean in una lettera dicembrina al sindaco Barbero, non spetta a Sogin né al Commissario (ormai ex). Lui premeva per portarle in Avogadro, ha lavorato e fatto lavorare Sogin su questa soluzione, ma in fin dei conti ha perfettamente ragione: decide il governo.

La campagna elettorale è finita, qualcuno che era venuto a Saluggia come candidato ora è ministro. Dall'on. Pecoraro Scanio e dai suoi colleghi, ora che sono al governo, più che comizi in piazza i saluggesi si aspettano provvedimenti concreti. Meno comunicati stampa, più Gazzetta Ufficiale. Altrimenti Pecoraro, o chi per lui, prossimamente rischia di essere accolto con la battuta di quel vecchio film sulla Chicago anni '30: «sei solo chiacchiere e distintivo». Auguriamoci che non sia così.

(da la Gazzetta.info del 1 febbraio 2007)


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