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Ultimo Aggiornamento
lunedì 13 aprile 2009

© Neo
2007 ~ 2009
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Ma i collaborazionisti sono ancora qui
di Umberto Lorini

Saluggia - Capaci tutti, in questi giorni, ad associarsi al coro che saluta con favore la rimozione del generale Carlo Jean dall'incarico di Commissario governativo per la sicurezza nucleare, e la sostituzione del Consiglio d'amministrazione di Sogin da lui presieduto. «Non se ne poteva più», fa uno; «finalmente il governo ha agito», aggiunge l'altro.

E a disconoscere il generale caduto in disgrazia – vizio d'antica data, dall'apostolo Pietro all'Italia del luglio '43 – sono talvolta gli stessi che per anni, in sede locale, non solo non hanno contrastato i provvedimenti di Jean e della società da lui presieduta, ma hanno sempre e costantemente agito per difenderli, appoggiarli e favorirli. Organizzando insieme a Sogin assemblee-show in cui mostrare il prato verde o il filmino del bidone aspiratutto, firmando accordi segreti che di fatto esautoravano il Consiglio comunale (se approva, bene; se no, si procede lo stesso), nascondendo alla popolazione le perdite radioattive della piscina Eurex, portando avanti varianti urbanistiche per concedere la costruzione di nuovi depositi di scorie a Saluggia, chiudendo i giornali che pubblicavano cose non gradite a Jean. Un collateralismo – ci vien da scrivere sudditanza – che non si può giustificare solo con i contributi elargiti da Sogin al Comune: non è possibile, non vogliamo credere che i soldi possano tanto. C'è sicuramente anche un aspetto – come dire – antropologico, psicologico, che esula dall'ambito delle opportunità politiche: arrivano i potenti, li si porta a pranzo al ristorante, si allestiscono maxischermi e si stende la moquette, che emozione sedersi accanto a gente così. Una fregola che pervade chi sta in Municipio, ma anche chi sta nelle redazioni: che tristezza vedere quanti colleghi, in questa categoria di presunti "cani da guardia del potere", preferiscono passare le veline di Sogin e degli assessori anziché controllare le notizie e provare ad approfondirle. Senz'altro più facile e più comodo che fermarsi a ragionare e chiedere perché, e scoprire che certi provvedimenti erano zeppi di strafalcioni, come qualcuno ha comunque cocciutamente provato a fare, tanto che il Commissario ha dovuto emanare le rettifiche.

Il generale nel corso del suo mandato, in forza dei poteri straordinari conferitigli dal governo Berlusconi, ha assunto tante decisioni; molte discutibili, quantomeno dal punto di vista di chi da più di trent'anni abita in un paese deposito di scorie radioattive e sa che è assurdo continuare a tenerle qui provvisoriamente sine die. Ma molte di queste decisioni, è un dato di fatto, Jean ha potuto metterle in atto grazie al collaborazionismo degli Amministratori locali. La resistenza – con assemblee, cortei, volantini, raccolte di firme – a una conferma di Saluggia come principale deposito nazionale di scorie nucleari l'hanno dovuta organizzare altri.

In questo momento al Tribunale Amministrativo Regionale, contro l'ordinanza del Commissario che autorizza la costruzione a Saluggia di nuovi depositi di materiale radioattivo, pende un ricorso presentato da associazioni, cittadini e alcuni partiti dell'Unione; la controparte, insieme al generale, è il Comune di Saluggia.

(da la Gazzetta.info del 15 gennaio 2007)


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