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Ultimo Aggiornamento
domenica 11 gennaio 2009

© Neo
2007 ~ 2009
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A chi conviene l'emergenza
di Umberto Lorini
Cassandra incontra il destino usuale di quelli che esprimono verità scomode

- Una sorta di maledizione – che potremmo classicamente definire di Cassandra¹, o del Laocoonte – si abbatte su chi, a Saluggia, con mesi o anni di anticipo prova ad avvisare popolazione e autorità competenti su quel che potrebbe avvenire negli impianti nucleari: è quella di non essere creduti, esser tacciati di incompetenza e talvolta di allarmismo. Poi, puntualmente, quel che era prevedibile accade, e nella fretta dell'emergenza – gli Achei sono ormai entro le mura, è notte e alla luce delle torce tutti corrono all'impazzata – sono quelle stesse sorde autorità a decidere il da farsi; e guai ad eccepire sulle scelte, perché «siamo in emergenza, e non c'è tempo da perdere, bisogna mettere in sicurezza». Già.

Per capire che la vetusta piscina dell'Eurex andasse svuotata, e il suo contenuto altamente radioattivo trasferito altrove, non c'era bisogno di osservare il volo degli uccelli o interpretarne le interiora. Bastava leggere quel che Sogin comunicò al sindaco nel giugno 2004: la parete esterna dell'intercapedine della piscina che contiene barre di combustibile nucleare esaurito ed altro materiale radioattivo era "inumidita" dall'acqua che trafilava dalla piscina stessa.

Che fare? Il sindaco Franco Barbero ne parlò con il presidente della Commissione nucleare, Mauro Dovis, e insieme decisero di non informare la popolazione per non creare allarme. A novembre Amministrazione e Sogin convocarono i saluggesi al palazzetto dello sport ma parlarono d'altro, e tutti – meglio: quasi tutti – dopo aver ammirato le proiezioni su maxischermo se ne andarono a dormire rassicurati e tranquilli, con negli occhi l'immagine di un bel prato verde al posto degli impianti nucleari.

Passano due anni (è ormai l'estate 2006), il problema Eurex si aggrava e diventa di dominio pubblico: non il sindaco, non Sogin, non il Prefetto o la Regione, bensì un dipendente Enea membro della Commissione nucleare – Flavio Bruzzesi – rivela a un giornale che la piscina perde. I cittadini preoccupati – non l'Amministrazione, non il Consiglio comunale – chiedono di saperne di più e organizzano un'assemblea all'oratorio. Arpa tranquillizza, Sogin dice che ha deciso di svuotare la piscina e sta valutando tempi, modi e destinazione del contenuto. Intanto all'Eurex qualche lavoratore si contamina, ma solo un po'.

Al Tavolo di trasparenza convocato a luglio in Regione si ipotizzano due possibili destinazioni per il materiale radioattivo dell'Eurex: la piscina dell'ex centrale "Fermi" di Trino, da cui proviene la quasi totalità delle barre, o quella dell'ex reattore "Avogadro" di Saluggia. Il rappresentante dell'Apat – l'organo di controllo – subito avanza forti riserve sulla soluzione Avogadro.

Il sindaco di Saluggia dice che «la scelta spetta ai tecnici e agli enti competenti». Il sindaco di Trino capisce l'antifona e tira giù – tecnicamente, certo – tutti i santi del paradiso: parla con Rosso [Roberto Rosso deputato FI di Trino], scrive a Prodi, avvisa il Prefetto che aver gente che blocca i binari o erige barricate nelle strade non sarebbe simpatico. Vedano loro.

Passa qualche settimana e i controlli sui pozzetti di ispezione intorno alla piscina rivelano che l'acqua contaminata è arrivata in falda. Arpa – l'agenzia che fa i prelievi e analizza i campioni – si affretta a precisare che la contaminazione è sotto i limiti di rilevanza radiologica, ma intanto quel che si temeva è avvenuto.

Fine settembre, viene riconvocato il Tavolo di trasparenza. Con la strada spianata da alcune mirate dichiarazioni dell'assessore regionale De Ruggiero («bisogna fare in fretta», «la piscina deve essere svuotata e ripulita al più presto»), Sogin spiega che non c'è tempo di valutare opzioni alternative: l'unica soluzione perseguibile è trasferire le barre nel vicino deposito Avogadro. Per tutte le altre (es. Trino) ci vorrebbe più tempo, e il tempo non c'è. È più comodo e più veloce – attenzione, non è meglio: è l'unica cosa che si può fare con urgenza – spostare tutto in Avogadro. Deposito che sulla carta è improponibile, ma anche Apat deve adeguarsi: le valutazioni tecniche e di sicurezza devono cedere – con buona pace di Barbero – a quelle «di ordine pubblico e di natura sociale e politica».

Ecco quindi che un problema noto da anni alle autorità e da mesi all'opinione pubblica, al quale si doveva porre attenzione e di cui si doveva programmare la soluzione per tempo valutando comparativamente la migliore fra le possibili opzioni, si trasforma improvvisamente in un'emergenza. E la strada dell'emergenza ha un solo sbocco: il materiale radioattivo resterà a Saluggia – paese di Cassandre inascoltate, di tecnici tranquillizzanti e di sindaci ingenui – ancora per anni.

[¹] Cassandra, la "più bella figlia del re Priamo", come ce la descrive Omero nell' "Iliade", ebbe il dono della profezia dal dio Apollo. Quando Cassandra rifiutò le sue offerte di amore, Apollo aggiunse al dono una maledizione: che le profezie di Cassandra non sarebbero mai state credute. Cassandra profetizzò più di una volta la caduta di Troia e tentò invano di convincere i Troiani a non accogliere entro le mura il cavallo che conteneva i guerrieri Greci. Dopo la caduta di Troia, cercò rifugio nel tempio di Atena, ma ne fu trascinata fuori a forza dal greco Aiace che, alcuni dicono, la violentò. Portata a Micene come concubina di Agamennone, fu uccisa a colpi d'ascia dalla moglie di lui, Clitemnestra. Storia cupa e tragica di un mondo violento e senza misericordia ma che, in fondo, in questo non era poi tanto peggiore del nostro

(da la Gazzetta.info del 15 ottobre 2006)


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