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In occasione del
Tavolo di trasparenza sui siti "nuclearizzati",
organizzato dalla Regione Piemonte e tenutosi a Saluggia lo scorso 27 settembre, sono stati molti i commenti da parte dei sindacati sulla scelta dell'Avogadro come possibile deposito delle scorie provenienti dalla "piscina" dell'Eurex. Abbiamo sentito i principali rappresentanti dei sindacati per sapere cosa pensano a proposito.
Severino Gasparini della Filcem Cgil, in accordo con Flaei Cisl e Uilcem, che aveva parlato dell'Avogadro come "la peggiore scelta possibile", spiega il perché della sua affermazione: «Ribadisco che quello dell'Avogadro è il percorso peggiore, secondo quanto riscontrava la commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti del 2001, che esprimeva preoccupazione per la vetustà dell'impianto e per la precarietà delle strutture, e secondo una sintesi non tecnica di uno studio di impatto ambientale di Sogin stessa che nel 2001 affermava la non rinnovabilità della licenza di esercizio perché non più rispondente ai requisiti richiesti e le sue caratteristiche rendevano impossibile un aggiornamento. La sua struttura, la sua vetustà, le perdite all'interno dell'intercapedine, ecco i motivi. In più l'impianto Avogadro si trova all'interno dell'area golenale della Dora Baltea. All'Eurex la zona è cinta dalle mura, ma l'Avogadro non ha l'adeguata protezione. L'Apat ha parlato di una licenza a breve durata: tre anni. Ma in tre anni possono succedere tante cose. In passato già ci sono state parecchie alluvioni, e solo lo scorso mese le forti piogge hanno messo in preallarme. Teniamo anche in considerazione che le barre verrebbero portate all'interno del sito produttivo biomedico più grande d'Europa, e l'unico che sta assumendo. Non vorrei che il trasferimento generasse negli imprenditori strane idee. Al Tavolo hanno parlato dell'accordo intergovernativo tra Italia e Francia, ma non si è ancora fatto: siamo sicuri che si tratterà solo di 3 anni? Il temporale in Italia ha tempi sempre molto lunghi e sono molto dubbioso sui tempi. Anche in Sorin i lavoratori sono preoccupati: leggono, si informano e chiedono alle Rsu. La voglia di sapere è cresciuta dopo la fuoriuscita del liquido radioattivo e la preoccupazione è palpabile. Apat ha parlato di aggiornamento delle licenze a breve termine e solo in caso di certezze, che sono sempre più lontane e ristrette». Lo stesso Gasparini, poi, racconta dell'incontro tecnico avvenuto il 9 ottobre con Sogin per informare i sindacati sull'opera di pulizia della piscina e per ribadire l'intenzione di voler scegliere l'Avogadro.
Bruno Ranucci della Cisl, che aveva manifestato perplessità e poche aspettative sul viaggio di Bersani in Francia per l'accordo intergovernativo, oltre che stupore per il cambio di posizione di Apat nel corso dell'ultimo Tavolo di trasparenza, afferma: «Quella della scelta dell'Avogadro è una vicenda troppo delicata per lasciare ai soli tecnici la decisione: si dice che i militari da soli non possono fare una guerra. Noi non intendiamo allarmare, ma pretendo chiarezza. Se si sceglierà di portare le barre all'Avogadro per una provvisorietà valida fino ai tre anni gli organi tecnici si assumeranno le loro la responsabilità. Il cambio di posizione di Apat mi è sembrato strano, ma ho un profondo rispetto per gli organi preposti. Per una materia così delicata se non ci sono abbastanza tecnici occorre creare una task force, anche acquisendone dall'estero. Se ci saranno le dovute garanzie e le autorizzazioni, appoggerò la scelta, in attesa di un sito centralizzato all'estero. Cgil, Cisl e Uil si oppongono al sito nazionale, in base anche alle dichiarazioni fatte più volte dal ministro per l'Ambiente Pecoraro Scanio, anche se trovo immorale liberarsi di un problema dandolo ad altri. Non mi facevo troppe illusioni sul viaggio di Bersani in Francia: le attese messianiche non ci smuovono. Esprimo la mia preoccupazione per la contaminazione di 7 operai nel sito della Casaccia. Dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Noi vigileremo sull'idoneità delle misure per il trasporto all'Avogadro, per tutelare chi lavora negli impianti e la popolazione. A rincuorarci sono le energie e l'impegno che il nuovo Prefetto sta garantendo sulla materia. A noi spetta il compito di rasserenare e capire, anche per far sì che il polo Sorin sia un richiamo per la ricerca e per non scoraggiare nuovi possibili progetti per lo sviluppo del gruppo e del territorio».
Gianluigi Guasco della Uil definisce la scelta dell'Avogadro come quella meno indicata dal punto di vista tecnico: «Al momento non ci sono le autorizzazioni per l'impianto, che saranno da riottenere, tenendo presente che era stato stabilito che il combustibile all'interno dell'impianto non poteva aumentare. Il fatto che Sogin abbia dato la sua disponibilità è indice che la questione non è di sicurezza ma politica, dato che la stessa ha altri impianti vicini, autorizzati, che presentano migliori soluzioni in termini di sicurezza. Come Uilcem trovo che i dipendenti del gruppo Sorin, azienda con più di mille dipendenti, abbiano ragionevolmente il diritto di dire la loro e sicuramente non è un'opinione favorevole, in quanto tale scelta va contro la filosofia di svuotamento della struttura presa in passato, anche per problemi di ordine ambiental-politico. Da rilevare anche le possibili conseguenze di carattere occupazionale. Sinceramente non capisco, dopo queste riflessioni, il perché della scelta. Anche il Parco del Po si è espresso contrariamente, come del resto anche tante altre associazioni: le voci contro sono più di una. Altra perplessità è dovuta dalla motivazione della scelta per motivi di ordine pubblico: le scorie sono andate anche più lontano in passato». Poi un aggiornamento sull'incontro tecnico avvenuto il 9 ottobre con Sogin: «C'è stato uno scambio di informazioni e un aggiornamento sui processi, ma non ci sono state particolari novità e non ci sono stati nuovi contaminati. Fortunatamente tutto sta rientrando, l'unica difficoltà rimane il trasferimento dei 52 elementi. Il sito Avogadro non è di proprietà Sogin e non garantisce sicurezza. L'accordo intergovernativo non è stato raggiunto: quando ci sarà vedremo. Si parla già di soluzioni, di cose che al momento non esistono».
(da la Gazzetta.info del 15 ottobre 2006)
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