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Ultimo Aggiornamento
martedì 6 gennaio 2009

© Neo
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Dalla parte della legge
di Umberto Lorini

- Il tempo è galantuomo, e sovente ribalta i giudizi dati con troppa fretta o con troppa voglia di sbarazzarsi di chi dissente. E così, dopo solo qualche mese, l'episodio della seduta "interrotta" del Consiglio comunale di Saluggia del 24 gennaio scorso può esser visto sotto tutt'altra luce rispetto a come era stato descritto nell'immediato dagli amministratori e da quei giornali che ritengono l'approfondimento un inutile lusso, e che avevano dipinto quella manifestazione come un proditorio attacco all'istituzione da parte di ambientalisti esagitati e sconsiderati.

Innanzitutto, è bene ribadire quel che era già noto allora: quella seduta del Consiglio era stata convocata – nei tempi e nei modi – non per libera scelta del Comune, ma a seguito di pressioni esterne. Pressioni esplicite, contenute nel verbale di un vertice in Prefettura e in un'ordinanza del Commissario di Governo, gen. Jean: o il Consiglio autorizza le nuove strutture "temporanee" di stoccaggio entro quella data, oppure mi avvalgo dei poteri speciali. E lo zelante sindaco di Saluggia subito pronto a far partire le convocazioni. Di tutti i paladini della democrazia saltati fuori nei giorni successivi – o con sei mesi di ritardo, come il sindaco di Livorno Ferraris (VC) sul bollettino comunale –, non uno che abbia fatto notare quest'imposizione, e quanto di democratico ci fosse in tale modo di procedere. Un Generale ordina il come e il quando e il Consiglio esegue: per certi sindaci è questa la democrazia.

Secondo: quell'ordinanza commissariale, che dava al Comune un ultimatum per l'approvazione di una variante urbanistica, era talmente piena di assurdità e di strafalcioni – come avevamo rilevato in tempi non sospetti – da dover essere quasi totalmente revocata. Come poi è puntualmente avvenuto. Anche su questo, non si trova uno fra i tanti acuti commentatori che abbia fatto notare che il Consiglio quella sera stava per deliberare in forza di un atto – l'ordinanza – che si sarebbe poi rivelato inopportuno e sbagliato. Lo si può dire con certezza con il senno di poi, lo si poteva arguire già allora, se solo la lungimiranza degli amministratori e la dignità dell'istituzione Comune avessero prevalso sull'affannarsi di chi pro tempore la rappresenta ad applicare illico et immediate i voleri del Commissario in cambio, tra l'altro, di un sacco di soldi, utili a far quadrare un bilancio zoppicante. Una mano lava l'altra, ed entrambe si stringono in Prefettura.

Terzo: l'unico intervento che si è poi rivelato davvero urgente – lo svuotamento della piscina Eurex, che non è più a tenuta stagna e che sta riversando l'acqua radioattiva nel terreno e nella falda – non faceva parte del "pacchetto" di quell'ordinanza, non essendo considerato "emergenziale" dal gen. Jean. Lo hanno dovuto sollecitare i cittadini, con un'assemblea pubblica autoconvocata dopo le rivelazioni di un membro della Commissione Nucleare. Mentre il progetto del "Cemex" con annessi e connessi – che stava nell'ordinanza e sembrava dipendere solo da un'autorizzazione comunale – è bloccato da mesi a Roma: davvero il Consiglio comunale di Saluggia doveva concederne la costruzione proprio quella sera?

Quarto, e ultimo, l'iniziativa del sindaco di Caorso. Che solo ora, dopo che Berlusconi ha dovuto lasciare il posto a Prodi, organizza un incontro fra tutti i Comuni "nucleari" per chiedere al Governo l'applicazione della legge 368. «Se non otterremo riscontri – ha dichiarato il primo cittadino Callori – procederemo con atti di protesta. Tutti i Comuni scenderanno in piazza contemporaneamente per far sentire la propria voce». Esattamente quello che hanno fatto i manifestanti la sera del 24 gennaio, circondati dall'esecrazione non solo del centrodestra, ma anche di un'Amministrazione sedicente di centrosinistra e di alcuni esponenti di partiti dell'Unione: è significativo come, in quell'occasione, Alleanza Nazionale e Democratici di Sinistra abbiano commentato l'accaduto con le stesse parole.

Sarà interessante, ora, vedere se queste anime belle dell'Ulivo scenderanno in piazza – come auspica Callori – insieme alla Casa delle Libertà per chiedere a Prodi e a Bersani le famose "compensazioni" (che il Parlamento a maggioranza berlusconiana aveva deliberato, soldi che tutti stiamo pagando da anni con la bolletta elettrica e che il Governo Berlusconi non ha mai dato), e chiedere soprattutto l'avvio di un percorso serio per l'individuazione in tempi certi di un sito di stoccaggio meno inidoneo di quelli attuali, fra cui Saluggia è oggettivamente il peggiore in assoluto.

Sei mesi fa, governante Berlusconi, a scendere in piazza chiedendo di applicare la legge c'era Legambiente, qualche partito e pochi altri, e dall'altra parte c'era chi definiva l'iniziativa come "violenza" o "indegna gazzarra". Ora la stessa sacrosanta richiesta, con le stesse modalità, la pongono con forza i Comuni. Ci arrivano in ritardo: ritardo che per gli amministratori di Caorso è probabilmente studiato, e dovuto al cambio di inquilino a Palazzo Chigi; ma che per quelli di Saluggia può avere un'unica giustificazione: prima devono finire di rimangiarsi i manifesti con cui definivano "violenti" e "antidemocratici" i manifestanti del 24 gennaio, e di rimangiarsi l'incredibile decisione di non informare la popolazione, "per non creare allarmismo", sulle effettive condizioni di colabrodo della piscina Eurex.

Con il senno di poi, insomma, e alla luce degli eventi successivi, si può davvero dire che il 24 gennaio a Saluggia non "ha perso la democrazia" come fu scritto allora: ha perso l'opportunismo di corto respiro, ha perso la capacità degli amministratori di dire «Saluggia ha già dato, adesso basta: fate quel che il Parlamento ha deciso, di depositi 'provvisori' a Saluggia non se ne fanno più». Quella sera non ha vinto la violenza, come scrissero sindaco e consiglieri: ha vinto il buonsenso, ha vinto la volontà di non prostrarsi a un Governo che bypassava la legge con le ordinanze (mal scritte, per di più); hanno vinto tutti coloro che, invece di prendere accordi in separata sede e vendere il territorio saluggese al nucleare per chissà quanti anni ancora, pacificamente e senza creare allarmismo chiedevano – e chiedono tuttora – il rispetto della legge.

(da la Gazzetta.info del 1 settembre 2006)


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