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Si sta giocando in queste ore, ancora una volta lontano dai maxischermi degli show organizzati da Sogin e Amministrazione comunale di Saluggia, e ancora una volta fuori dai comunicati stampa che fanno la felicità di tanti nostri colleghi lacché, un'importante mossa dell'eterna partita sull'eredità nucleare italiana, di cui il piccolo paese di Saluggia – per sua sfortuna, e ormai da decenni – costituisce buona parte della scacchiera. Ne parliamo adesso – mentre si stanno muovendo le pedine, consapevoli di correre il rischio di rovinare le vacanze a qualcuno – per due ordini di motivi: primo, perché questo giornale – sul nucleare come su ogni altra questione – non si accontenta delle versioni ufficiali "a cose fatte", e ritiene che sia suo compito informare mentre accadono, finché si può ancora intervenire; secondo, per togliere ogni alibi a quegli esponenti politici che arrivano quando tutto è finito, stigmatizzano le manifestazioni popolari e insegnano che "bisogna ragionare, parlare con gli amministratori".
Bene: qui spieghiamo cosa sta succedendo, dimostriamo che in alcune sedi – e anche fuori di esse – si stanno prendendo importanti decisioni sulla collocazione di materiale radioattivo per i prossimi decenni, e vediamo chi lascia l'ombrellone e viene a Saluggia a ragionare con gli amministratori.
I prodromi della questione sono noti ai lettori: nonostante il già prefetto di Vercelli Leonardo Cerenzia, il sindaco di Saluggia Franco Barbero e il presidente della Commissione comunale per l'ambiente Mauro Dovis ritenessero che non fosse il caso di informare la popolazione, un'intervista rilasciata a un giornale qualche settimana fa da Flavio Bruzzesi ha scoperchiato un pentolone: la piscina dell'Eurex che contiene gli elementi di combustibile nucleare ha problemi di tenuta, l'acqua radioattiva fuoriesce nell'intercapedine e da qui inumidisce la parete esterna. Sogin afferma che la situazione non desta preoccupazioni, ma intanto ha avviato le procedure per lo svuotamento e il trasferimento delle barre; nel corso delle operazioni preliminari alcuni tecnici sono rimasti contaminati, ma non è questo il tema.
Il tema è: tolte da lì, dove metterle? Dove "stoccarle provvisoriamente", per usare la solita ipocrita espressione in cui il provvisorio tende sempre più al definitivo? Sogin – stando a quanto è emerso al Tavolo regionale – ha due ipotesi: la piscina della centrale "Fermi" di Trino (da dove, fra l'altro, provengono) e l'ex reattore "Avogadro" di Saluggia.
Almeno una decina di motivi fanno propendere, fra queste due alternative, per la destinazione Trino. Anzi, chi conosce un minimo la questione sa che l'ipotesi Avogadro non sarebbe nemmeno da prendere in considerazione, perché – come hanno ricordato al Tavolo l'ing. Sandro Giulianelli dell'Apat e Gian Piero Godio di Legambiente – l'impianto saluggese non è in possesso della licenza per accogliere materiale ad alta attività, anzi deve liberarsi di quello che contiene.
Al Tavolo, e sui giornali nei giorni successivi, si è assistito al combinato disposto di due affermazioni: quella del sindaco di Trino, Giovanni Ravasenga, che ha detto chiaramente «l'ipotesi Trino non esiste» e che è stato immediatamente supportato dal deputato trinese Roberto Rosso; e quella di Sebastiano Cantanna, della società "Deposito Avogadro", che ha avanzato la candidatura della struttura che gestisce. È chiaro che le barre stanno prendendo una direzione, fra le due. Silenzio da parte del sindaco di Saluggia, Franco Barbero, anch'egli presente al Tavolo e attento lettore di giornali.
Pare dunque che ancora una volta, quando si tratta di decidere dove "stoccare provvisoriamente" materiale radioattivo e i "duri" – come si dice – cominciano a giocare, l'Amministrazione comunale saluggese faccia – non si sa quanto consapevolmente – la parte del vaso di coccio tra i vasi di ferro. Nella fattispecie è evidente che ragioni tecniche e di sicurezza consigliano di preferire la Fermi all'Avogadro, ma in queste ore le pressioni politiche stanno facendo premio sulle analisi e sulle motivazioni razionali. Sarà interessante vedere se il sindaco Barbero ancora una volta accetterà allargando le braccia («ordini superiori», dice in questi casi) o se addirittura, come è già accaduto, sottoscriverà una soluzione – magari ben compensata, con tanto di convenzione – che individua Saluggia come destinataria di un altro pezzo dell'eredità nucleare per qualche altro decennio, perché «tanto ormai le scorie sono qui da tanto tempo». Poi non diteci che non vi avevamo avvisati.
(da la Gazzetta.info del 1 agosto 2006)
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