Saluggia -
Dopo la grande e pacifica manifestazione del 24 gennaio scorso, con cui centinaia di cittadini con un corteo e con la loro presenza in aula avevano chiesto al Consiglio comunale di non permettere la costruzione a Saluggia di nuovi depositi in cui immagazzinare rifiuti radioattivi, gli organizzatori avevano predisposto una petizione sotto forma di fogli per la raccolta firme e cartoline con lo stesso testo. La raccolta è andata avanti per quattro mesi sia a Saluggia che nei paesi del circondario.
Il 23 marzo scorso era già stata consegnata al sindaco Franco Barbero una prima tranche di firme; nei giorni scorsi ne sono state trasmesse all'Amministrazione comunale altre 597. Il totale delle firme raccolte è quindi di 2115, e – di queste – 615 sono di cittadini saluggesi.
«A nome quindi del ragguardevole numero di sottoscrittori – hanno scritto gli organizzatori nella lettera di accompagnamento consegnata in Municipio – chiediamo un incontro al fine di conoscere quali siano gli intendimenti dell'Amministrazione comunale in merito alla costruzione di depositi nucleari, anche alla luce dei nuovi assetti di governo e dei ricorsi pendenti al Tar del Lazio».
La raccolta firme è stata promossa – oltre che da alcuni singoli cittadini – da Legambiente Vercelli, Pro Natura Saluggia, Greenpeace Torino, Forum Ambientalista Piemonte, Comitato spontaneo Arcobaleno di Rondissone, Comitato intercomunale "No inceneritore, no inquinamento" di Livorno Ferraris, Indipendenti per l'Ulivo di Saluggia, Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e Verdi per la pace. Si attende ora la risposta dell'Amministrazione.
Entro il 13 giugno, inoltre, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio dovrebbe esprimersi in merito al ricorso che cittadini, ambientalisti e rappresentanti di forze politiche di sinistra hanno presentato contro le ordinanze con cui il commissario governativo gen. Carlo Jean, con procedura straordinaria e derogando al piano regolatore, ha autorizzato la costruzione del nuovo deposito D2 per lo stoccaggio nel sito Eurex dei rifiuti radioattivi solidi già presenti in loco.
(da la Gazzetta.info del 1 giugno 2006)
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