Saluggia -
La promessa di abolire l'Ici non è bastata al Presidente del Consiglio uscente per farsi confermare alla guida del Governo. Chissà, se avesse vinto ancora lui, cosa sarebbe davvero accaduto. Pur tuttavia, anche ad Imposta Comunale sugli Immobili vigente, alcune Amministrazioni faticano vistosamente già oggi a far quadrare i bilanci. E due casi di Comuni della nostra zona dimostrano che le difficoltà non sono legate al colore politico del sindaco o della Giunta. Prendiamo ad esempio Livorno Ferraris, che ha un primo cittadino di Alleanza Nazionale. Il bilancio di previsione 2006 è stato approvato solo ad aprile, e la gestione ordinaria – anche senza considerare gli investimenti – con le sole entrate correnti non pareggia; ci riesce grazie a un'entrata straordinaria: le "compensazioni" provenienti da E.On, la multinazionale che intende costruire una nuova centrale termoelettrica sul territorio comunale. La minoranza di centrosinistra rileva l'anomalia, e sottolinea che utilizzare le "una tantum" per far quadrare la gestione ordinaria è un'operazione che potrebbe far saltare gli equilibri dei bilanci futuri.
E prendiamo poi il caso di Saluggia, che ha un sindaco eletto a suo tempo con l'appoggio del centrosinistra. Siamo a metà maggio e il bilancio preventivo 2006, fra annunci e smentite, non è ancora pronto. L'Amministrazione – che al primo accenno di possibili aumenti è stata attaccata proprio da Alleanza Nazionale – non trova di meglio che sollecitare Sogin, che intende realizzare sul territorio comunale un nuovo deposito per scorie radioattive, affinché versi i contributi di costruzione. Forse allora il bilancio pareggerà, e lo si potrà finalmente portare in Consiglio. Anche qui la minoranza – che è di tutt'altro colore rispetto a quella di Livorno Ferraris – paventa il rischio di "buchi" nei prossimi esercizi.
È noto che la provincia di Vercelli già ora produce sei volte tanto l'energia elettrica che consuma, e che quindi la scelta di collocare un'altra centrale a poche centinaia di metri dalla "Galileo Ferraris" è – dal punto di vista energetico e localizzativo – totalmente irrazionale. Come è altrettanto noto (prima delle alluvioni di fine secolo lo sostenevano solo gli ambientalisti, ora lo ammettono tutti) che il sito Eurex di Saluggia, vicino alla Dora Baltea e ai pozzi dell'Acquedotto del Monferrato, non è assolutamente idoneo per consolidarvi lo stoccaggio di rifiuti radioattivi. Ma nelle ragionerie comunali, e negli assessorati che a queste si affidano, le scelte localizzative razionali non hanno diritto di cittadinanza. La priorità è un'altra: è, di riffa o di raffa, far quadrare i bilanci. L'aumento della spesa corrente dei Comuni – gestita dagli stessi uffici e dagli stessi assessori – sembra inarrestabile, ed ecco quindi che queste "compensazioni", queste "una tantum" diventano indispensabili; e allora ponti d'oro da parte degli amministratori a E.On, a Sogin o a chiunque altro proponga di insediare o consolidare un impianto sul territorio comunale buttando sul tavolo qualche centinaio di migliaia di euro.
La questione, vista non da destra o da sinistra ma sotto il mero aspetto contabile, si pone in termini piuttosto crudi: in alcuni nostri Comuni, oneri e compensazioni economiche dovute a interventi che impattano pesantemente sul territorio e sull'ambiente stanno ormai diventando elementi strutturali dei bilanci, al punto che ormai non se ne riesce più a fare a meno. Non servono più solo per finanziare investimenti, ma anche per il normale funzionamento di uffici e servizi. E così i sindaci, mentre fuori monta la protesta popolare – più o meno ampia a seconda delle sensibilità – per questo modo di usare (c'è chi dice "vendere") il territorio, dentro il palazzo o in altre sedi trattano con questo o quel soggetto per far ottenere al proprio Comune denaro – tanto, se possibile – in cambio dell'intervento. Indipendentemente dall'utilità (o dal danno) per il territorio: criterio, questo, che passa in second'ordine. Poche storie, qui c'è da incassare, e quelli che fondano comitati, organizzano assemblee e volantinano in piazza... che volete, so' ragazzi.
I Comuni divengono così, in una sorta di "sindrome di Stoccolma" fra Enti, sempre più ostaggi consenzienti delle società nazionali o multinazionali che, approfittando del grado di presunta accettazione sociale di questa zona e delle difficoltà contabili dei sindaci, continuano a insediare nel basso vercellese impianti che altrove – forse con maggior lungimiranza – nessuno vuole.
(da la Gazzetta.info del 15 maggio 2006)
|