NON SOLO NUKES

Stampa questo articolo Stampa    Invia questo articolo Invia
Cerca nella pagina


Ultimo Aggiornamento
sabato 28 marzo 2009

© lmg 2009
Tutti i diritti riservati

Amnesty, 2390 esecuzioni nel 2008, il triste primato è sempre della Cina

- Una dura realtà ma anche qualche passo avanti. Tra gennaio e dicembre 2008 sono state messe a morte almeno 2390 persone in 25 paesi, più del doppio rispetto alle oltre 1200 dell'anno precedente. E sono state emesse almeno 8864 condanne alla pena capitale in 52 paesi. L'unica buona notizia nel rapporto di Amnesty International è che la messa al bando globale della pena di morte si avvicina: aumentano i paesi che la aboliscono e soltanto 25 sui 59 che ancora la prevedono hanno eseguito condanne nel corso del 2008. Una costante è il poco invidiabile primato della Cina che da sola messo a morte più persone che il resto del mondo considerato nel suo complesso.

Dopo l'adozione da parte dell'assemblea generale delle Nazioni Unite di due risoluzioni per una moratoria della pena capitale "il mondo si è ancora più avvicinato al traguardo dell'abolizione" si legge nel rapporto. Ma il traguardo è ancora lontano. In particolare in Asia dove undici paesi continuano a ricorrere alla pena di morte. Anzitutto la Cina dove hanno avuto luogo quasi tre quarti delle esecuzioni su scala mondiale, 1718 su 2390, poi Afghanistan, Bangladesh, Cina, Corea del Nord, Giappone, Indonesia, Malaysia, Mongolia, Pakistan, Singapore e Vietnam.

Il secondo maggior numero di esecuzioni, 508, è stato registrato nella regione Africana del Nord-Medio Oriente. In Iran sono state messe a morte almeno 346 persone, tra cui otto minorenni. In Arabia Saudita, le esecuzioni sono state almeno 102, solitamente tramite decapitazione pubblica. Nel continente americano solo gli Stati Uniti d'America hanno continuato a ricorrere con regolarità alla pena di morte, con 37 esecuzioni portate a termine l'anno scorso, la maggior parte delle quali in Texas. L'unico altro stato delle americhe in cui sono state eseguite condanne a morte è stato Saint Christopher e Nevis, il primo dell'area caraibica ad aver ripreso le esecuzioni dal 2003.

Migliore la situazione in Europa dove solo in Bielorussia, l'anno passato, sono state eseguite quattro esecuzioni. Un colpo di pistola alla nuca e nessuna informazione sul luogo di sepoltura. Per questo Amnesty ha lanciato una campagna e un'azione on line per fermare le esecuzioni nell'ex paese del blocco sovietico.

Nell'Africa sub-sahariana, secondo dati ufficiali, sono state portate a termine solo due esecuzioni ma le condanne a morte sono state almeno 362. In quest'area, oltretutto, c'è stato un passo indietro con la reintroduzione della pena di morte in Liberia per i reati di rapina, terrorismo e dirottamento.

"La pena di morte è la punizione estrema: è crudele, inumana e degradante - commenta Irene Khan, segretaria generale di Amnesty international - nel XXI secolo non dovrebbe esserci più posto per decapitazioni, sedie elettriche, impiccagioni, iniezioni letali, fucilazioni e lapidazioni".

(da la Repubblica.it del 24 marzo 2009)


Torna su