Santa Fe -
Il New Mexico dice addio alla morte di Stato. Lo Stato Usa aveva votato la scorsa settimana a favore dell'abolizione della pena di morte. Per entrare in vigore, la decisione dovrà ora essere promulgata dal governatore democratico Bill Richardson. Il governatore del New Mexico, che aveva tempo fino a mercoledì per decidere, ha già fatto sapere che firmerà la legge.
Il New Mexico è diventato il secondo Stato Usa a mettere al bando la pena di morte da quando la Corte Suprema ha rimesso in moto nel 1976 il meccanismo delle esecuzioni. Nel braccio della morte in New Mexico vi sono due condannati in attesa del boia. La legge approvata non muterà il loro destino. In trent'anni in New Mexico è stato messo a morte un solo condannato nel 2001. Le sentenze di condanna a morte per iniezione saranno sostituite dal carcere a vita senza possibilità di uscita.
Non deve essere stato facile per Richardson – ex candidato democratico alle primarie presidenziali ed ex candidato alla nomina a segretario al Commercio della corrente amministrazione – promulgare la legge. Il governatore è da sempre un sostenitore delle esecuzioni. Richardson si è trovato a dover affrontare questa situazione «estremamente difficile%raquo; proprio come conseguenza dell'accresciuto potere del suo stesso partito. Durante le elezioni di novembre, infatti, i democratici hanno conquistato tre seggi al Senato del New Mexico, spostando l'ago della bilancia nel dibattito sull'abolizione della pena capitale.
Negli anni scorsi, simili proposte di legge non erano riuscite a superare l'ostacolo repubblicano alla Commissione giustizia del Senato, che la settimana scorsa – sebbene col margine di un solo voto – ha invece dato il via libera alla votazione alla camera alta del Parlamento. A spingere il New Mexico a diventare il secondo Stato americano a mettere al bando la pena capitale –
dopo il New Jersey nel 2007
– potrebbe però essere non una questione etica, quanto una economica che vede il costo delle esecuzioni superare di gran lunga quello dell'incarcerazione a vita. «Una valida ragione in quest'era di austerità e budget minimi», aveva infatti ammesso il governatore riferendosi al preventivato risparmio di oltre un milione di dollari che l'abrogazione della pena di morte porterebbe allo Stato che, dopo aver portato davanti al boia un condannato negli ultimi 41 anni, conta ora solo due prigionieri nel braccio della morte. Una motivazione che starebbe spingendo almeno altri sette Stati a prendere in esame l'abrogazione del boia. Ogni anno, chi è in attesa dell'iniezione letale – il metodo "prescelto" da quasi tutti gli Stati – costa ai contribuenti 90mila dollari in più di chi si trova in un carcere di massima sicurezza e il periodo di tempo intercorso tra la sentenza e l'esecuzione è salito, nel 2007, a oltre 12 anni e mezzo.
(da l'Unità.it del 19 marzo 2009)
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