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Ultimo Aggiornamento
martedì 18 dicembre 2007

© Neo
2007 ~ 2007
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L'ONU contro la pena di morte. Sì alla moratoria universale
O.N.U.

New York - L'assemblea generale delle Nazioni Unite ha detto sì alla proposta di moratoria sulla pena di morte. 104 Stati hanno votato a favore, 54 contro e 29 astenuti. Con l'approvazione della moratoria è stato premiato il grande lavoro non solo dell'Italia, ma della Francia e dell'Unione Europea insieme al contributo dei co-autori della Risoluzione e, tra i tanti, Messico e Brasile.
Il governo degli Stati Uniti non ha votato per la moratoria, né avrebbe potuto, perché, a parte qualche delitto che ricade sotto la giurisdizione dei tribunali federali ed è punibile con la morte, sono i singoli stati, e non il Presidente né il Parlamento, che possono decidere delitti e castighi, prerogative delle autonomia locali. Anche se qualcosa cambia anche oltre oceano: qualche giorno fa il New Jersey ha abolito la pena di morte. Sono saliti quindi a 14, su 50, gli Stati americani dove il boia non uccide più.
Sono 13 anni che ogni tentativo di approvare qualche cosa di simile al Palazzo di Vetro è naufragato. Già altre due volte, nel '94 e nel '99, le iniziative sulla pena di morte erano deragliate a livello di commissione e spesso per pochi voti. Colpa di quegli Stati, circa 50, in cui la pena di morte è ancora in vigore. L'aria per&grave è cambiata. La risoluzione sulla pena di morte approvata oggi dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha un'importanza storica senza precedenti, paragonabile forse all'abolizione della schiavitù, anche se ha ancora un valore puramente simbolico.
Spetterà ora all'Onu verificare, Stato per Stato, l'applicazione della motatoria. Compito affidato al segretario generale Ban Ki-moon che da Algeri dove si trova per visitare le sedi dell'Onu colpite dai tragici attentati della settimana scorsa, definisce 'un passo coraggioso' la moratoria approvata dall'assemblea.
Il documento infatti non è vincolante, ma il significato morale e l'impatto politico è grande. Il testo esorta tutti gli stati che hanno ancora la pena di morte a "stabilire una moratoria delle esecuzioni in vista dall'abolizione" della pena capitale, e invita a ridurne progressivamente l'uso e il numero dei reati per i quali può essere comminata, rispettando gli standard internazionali a garanzia dei diritti dei condannati.

(da repubblica.it del 18 dicembre 2007)

Pena di morte, il testo della moratoria
Ecco il testo della risoluzione sulla moratoria della pena di morte approvata oggi dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite:
"L'Assemblea generale, guidata dagli obiettivi e dai principi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite;
Richiamando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo, la Convenzione Internazionale sui diritti civili e politici e alla Convenzione per i diritti del bambino; Richiamando le risoluzioni sulla 'questione della pena di morte' adottate nel corso degli ultimi dieci anni dalla Commissione per i diritti umani in tutte le sue sessioni consecutive, la più recente essendo la E/CN4/RES/2005/59 che ha esortato gli Stati che mantengono la pena di morte ad abolirla completamente e, nel frattempo, a stabilire una moratoria sulle esecuzioni; Richiamando gli importanti risultati raggiunti dalla ex Commissione per i Diritti umani sulla questione della pena di morte e contemplando che il Consiglio per i diritti umani possa continuare a lavorare su questo tema;
Considerando che la messa in atto della pena di morte va a minare la dignità umana e convinti che una moratoria sull'esecuzione della pena di morte contribuisca alla promozione e al progressivo sviluppo dei diritti umani;
che non c'è prova definitiva del valore della pena di morte come deterrente;
che qualsiasi errore o fallimento della giustizia sull'applicazione della pena di morte è irreversibile e irreparabile;
Accogliendo le decisioni prese da un sempre maggiore numero di stati nell'applicare una moratoria sulle esecuzioni, seguita in molti casi dall'abolizione della pena di morte;

  1. Esprime la sua profonda preoccupazione per il sussistere dell'applicazione della pena di morte;
  2. Esorta gli stati che mantengono la pena di morte a:
    • rispettare gli standard internazionali che salvaguardano i diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena capitale, in particolare gli standard minimi, come stabilito dall'allegato alla risoluzione 1984/50 del Consiglio economico e sociale
    • fornire al Segretario generale informazioni riguardanti la messa in atto della pena capitale e l'osservanza delle clausole di salvagaurdia dei diritti di coloro che sono in attesa dell'esecuzione della pena di morte
    • restringere progressivamente le esecuzioni e ridurre il numero dei reati per i quali la pena di morte può essere imposta
    • stabilire una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte
  3. Esorta gli stati che hanno abolito la pena di morte a non reintrodurla;
  4. Chiede al Segretario generale di riferire sull'applicazione di questa risoluzione nella 63esima sessione;
  5. Decide di continuare la discussione sul tema nella 63esima sessione all'interno dello stesso punto dell'agenda"
(da repubblica.it del 18 dicembre 2007)

"Friends of Death Penalty"
Usa e Cina: il fronte del no
A metà novembre il voto alla III Commissione dell'Onu aveva visto 99 paesi favorevoli (due più del quorum di 97), 52 contrari e 33 astenuti. Il fronte del no, in quell'occasione come oggi, è stato guidato dall'Egitto, supportato da Singapore, Sudan e Iran, anche se i pilastri del fronte dei "Friends of Death Penalty" restano Usa e Cina. Nonostante gli Stati Uniti abbiano votato contro, gli analisti fanno notare che anche Oltreoceano il vento sta cominciando a cambiare, citando come prova la decisione dello Stato del New Jersey di abolire per legge la pena capitale. La Russia ha invece votato a favore della risoluzione per la moratoria universale.
"No" anche India, Iran e Iraq
Fra i paesi che si sono aggiunti al fronte pro-moratoria ci sono Kiribati, Palau, Nauru e Congo Brazzaville. Si sono confermati fra i sostenitori buona parte dei paesi dell'America Latina e la Russia, oltre a diversi africani, fra cui il Ruanda e il Burundi. Hanno votato "no" anche India, Iran e Iraq. Nel breve dibattito preceduto al voto (alle 11:45 di New York, le 17:45 ora italiana), si sono espressi contro la risoluzione, oltre a Singapore, anche Antigua e Barbados - a nome dei paesi dei Caraibi-, e la Nigeria. La dichiarazione a favore della risoluzione è invece toccata al Messico.

(da lastampa.it del 19 dicembre 2007)

Pena di morte, chi la applica e come: le 27 nazioni dove il boia è al lavoro
di Carla Reschia

Nel mondo, da dieci anni a questa parte, c'è sempre meno pena di morte, ma la sua scomparsa è ancora lontana. Le esecuzioni capitali sono in vigore ufficialmente, almeno in linea di principio in 51 nazioni, 11 dei quali appartengono al sistema delle democrazie liberali.
In 27 di questi l'anno scorso i boia hanno lavorato. E anche alacremente: nel 2006, secondo la puntuale contabilità di Nessuno tocchi Caino, sono state eseguite almeno 5'628 condanne a morte. In testa alla poco commendevole graduatoria giganteggia la Cina, con 5'000 esecuzioni 'ufficiali', l'89% del totale nel mondo.
Una cifra enorme e tuttavia ampiamente sottostimata, secondo Nessuno tocchi Caino, Amnesty e altre organizzazioni umanitarie che, in base alle testimonianze raccolte, la alzano di almeno tremila unità. Ottomila, dunque, anche se la verità è difficile da dimostrare, dal momento che nella Repubblica Popolare le condanne a morte non sono catalogate alla voce diritti dell'individuo ma come 'segreto di Stato'. Un numero che persino a Pechino, in versione preolimpica e quindi buonista, è sembrato poco glamour sul piano internazionale, spingendo il governo a promettere di "restringere attentamente la pratica attraverso la legislazione e il sistema legale". Nessuna abolizione, per carità, le condizioni non sono ancora 'mature', ma, almeno, la concessione minima di un secondo grado di giudizio: le condanne dovranno essere confermate dalla Corte Suprema e non basterà più il via libera delle corti provinciali.
Per il resto, subito dopo la Cina, e con l'avvertenza che quasi sempre si tratta di numeri lontani dalla realtà perché mancano dati ufficiali, c'è l'Iran, con 215 esecuzioni, il Pakistan, 82; l'Iraq, almeno 65; il Sudan, almeno 65; gli Stati Uniti, 53; l'Arabia Saudita, 39; lo Yemen, 30; il Vietnam, almeno 14; il Kuwait, almeno 11; la Somalia, almeno 7, Singapore, almeno 5; l'Egitto, la Giordania, il Bangladesh, il Giappone e la Malaysia, con almeno 4 esecuzioni, la Corea del Nord, il Bahrein, la Bielorussia, l'Indonesia, la Mongolia, 3; la Siria e l'Uganda, 2; il Botswana, 1; gli Emirati Arabi Uniti e la Guinea Equatoriale, 1.
In quanto alle modalità dell'esecuzione, vige la più grande varietà, dalla decapitazione, alla lapidazione, all'impiccagione, alla sedia elettrica, per tacere di torture, amputazioni degli arti e fustigazioni, praticate in alcuni Paesi dove vige la sharia islamica. La pena capitale non risparmia, in Iran, ad esempio, i minori.

(da lastampa.it del 18 dicembre 2007)


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