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Ultimo Aggiornamento
domenica 13 marzo 2011

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C'era una volta Zapatero, il virtuoso. Poi indietro tutta
di Maurizio Matteuzzi

- C'era una volta Zapatero. Quello che s'impegnava a ritirarsi dall'Iraq; ad ampliare i diritti civili degli spagnoli; a migliorare le condizioni sociali dei lavoratori; a rendere (tardiva) giustizia ai vinti della guerra civile; a risolvere il conflitto basco attraverso il negoziato con l'Eta; ad accogliere e integrare i milioni di migranti arrivati nella Spagna del miracolo economico. Quello che s'impegnava alla chiusura delle 8 centrali nucleari spagnole.

Qualcuno di questi impegni Zapatero l'ha onorato, altri in parte, altri no. Ma &egtrave; a partire dalla fine del 2008, quando il «miracolo» spagnolo è stato spazzato via dalla crisi globale, che Zapatero ha intrapreso una impressionante serie di «virate» tattiche o strategiche, inutili peraltro - finora - a frenarne la caduta dell'immagine e della popolarità (il Partido popular, l'opposizione di destra, è avanti di una decina di punti).

Fra queste virate c'è anche il nucleare. Nel 2006, col vento ancora in poppa, Zapatero aveva disposto la chiusura della centrale di Zorita, vicino a Guadalajara, annunciato la chiusura entro il 2009 di quella di Santa Maria de Goroña, provincia di Burgos - entrambe obsolete e alla scadenza dei 40 anni di attività fissati come limite ultimo di vita utile - e annunciato un «piano di chiusura» di tutti gli altri impianti atomici fra il '20 e il '27, o anche prima, che avrebbe dovuto portare a un cambio radicale del modello energetico spagnolo (un paese peraltro privo di risorse petrolifere e importatore di energia per l'80% del suo fabbisogno, contro il 50% della media Ue), in favore di altre forme di approvvigionamento energetico rinnovabili, «più sicure, pulite e meno costose». Il nucleare spagnolo fornisce intorno al 20-25% del fabbisogno energetico e, cavalcando ancora l'onda virtuosa, nel marzo 2007 Zapatero poteva annunciare che l'eolico era diventata la prima fonte energetica del paese, coprendo il 27% del fabbisogno. Allora poteva ancora permettersi di resistere e respingere l'assalto della lobby nucleare - quella politica incarnata dal Pp e quella economica rappresentata da Endesa (sotto il controllo dell'Eni) e Iberdrola.

Poi il vento è cambiato. E Zapatero anche. Nel luglio 2009 il governo Zapatero ha concesso altri 4 anni di vita alla centrale di Goroña. E un paio di giorni fa il parlamento spagnolo ha votato, con i voti di socialisti e popolari, un emendamento proposto al disegno di legge sulla «economia sostenibile» che consente ... di allungare il ciclo di vita delle centrali nucleari oltre i 40 anni di vita. Pare che Zapatero ne avesse parlato anche con i sindacati nel quadro delle discussioni su un nuovo patto sociale e sull'innalzamento dell'età pensionabile (che in questa virata zapaterista non può mancare). Un passo definito «positivo» dal presidente di Endesa e denunciato dagli ecologisti spagnoli come «una sterzata nucleare» e un cedimento alle lobby nucleari.

Poi c'è il problema delle scorie. Finora la Spagna ha due depositi per lo smantellamento dei residui nucleari. Uno di superfice per i rifiuto di bassa intensità a El Cabril, in Andalusia, l'altro di cui si parla da anni - l'Almacen temporal centralizado, un mega silos da 26 metri di altezza, 78 di larghezza e 290 di lunghezza, con una capacità fino a 6700 tonnellate - dovrà stoccare le scorie ad alto livello tossico. Scorie che finora la Spagna ha dovuto mandare in Francia, al prezzo di centinaia di milioni di euro.

La crisi economica fa «miracoli» e così ci sono almeno una dozzina di siti in zone depresse di tutta la Spagna che si candidano come «cimitero nucleare». Il miracolo si deve ai 700 milioni di euro per la costruzione dell'impianto per la durata di 14 anni, i 300-500 posti di lavoro, i 6 milioni l'anno (fino al 2075) promessi ai centri abitati in un raggio fra i 10 e i 20 km dal cimitero.

(da il manifesto.it del 18 febbraio 2011)


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