Berlino -
Alle 20.30 di ieri si stava ancora lavorando per trasbordare dal treno alla strada il decimo barilone di scorie radioattive. Ne resta un altro da scaricare. Il convoglio di camion non potrà mettersi in moto prima di mezzanotte per percorrere gli ultimi venti chilometri fino a Gorleben. Dovrà ancora superare blocchi di trattori, a cui dimostranti si sono incatenati. Altri penzolano dagli alberi lungo la strada, appesi a corde. E più di duemila si sono sdraiati davanti alla meta, il deposito «provvisorio» di scorie radioattive a Gorleben. La partita non è ancora conclusa.
Per protestare contro l'arrivo di un nuovo carico di scorie dall'impianto di trattamento di La Hague in Francia, si erano radunati sabato 50mila pacificissimi dimostranti da tutta la Germania. A Gorleben non se ne erano mai visti tanti: intere famiglie con i bambini, un pubblico in larga parte «borghese». Domenica sono entrati in azione anche migliaia di «raccattasassi», decisi a toglier via il pietrisco dalla massicciata per destabilizzare i binari su cui sarebbero passati i «Castor», i container di scorie: pur sempre una forma di sabotaggio – anche se minimalista.
Anche stavolta, come nelle passate proteste a Gorleben, la maggior parte degli antinucleari si è limitata a sedersi e a sdraiarsi per terra. Ma è raddoppiato il numero di chi partecipa ai blocchi e la determinazione con cui si resiste per ore, nonostante di notte l'acqua ghiacci e di giorno il termometro non salga sopra i 4 gradi. E che quattromila ragazzi si azzardino a togliere pietrisco dai binari, è un indizio della gran voglia di mettere davvero sabbia negli ingranaggi.
Il merito di questa ripresa del movimento antinucleare, con un duplice salto di diffusione e di radicalizzazione, è di Angela Merkel. La cancelliera rischia di pagare un prezzo politico altissimo per la
decisione di rinviare di 12 anni la data in cui si spegnerà l'ultimo dei reattori tedeschi,
dal 2028 al 2040 circa. Il governo ha aumentato di 1860 miliardi di kilowattora la quota di energia che potranno produrre, col risultato di garantire superprofitti ai Konzern e di ritardare lo sviluppo delle energie alternative, si è messo contro il senso comune.
Dopo vent'anni di proteste contro le centrali - è sull'onda di questo movimento che i Grüne sono nati e cresciuti - si era deciso nel 2000, con un largo consenso, di uscire gradualmente dal nucleare, mettendo un tetto massimo alla quantità di energia da produrre nei reattori. La rottura di questo patto ha il sapore di una ritorsione antistorica, una prepotenza, deprecata da due terzi dei cittadini.
Altri 12 anni di nucleare significano altre 4400 tonnellate di scorie radioattive. Comprensibile che la rabbia aumenti a Gorleben, dove le scorie vengono «provvisoriamente» depositate in un capannone, anche se dal 2000 erano stati sospesi i lavori di esplorazione del sottosuolo. Che la spazzatura nucleare possa in futuro sparire in un giacimento di sale sotto quel paesino della Bassa Sassonia, come finora progettato è inverosimile, perché il sale è a contatto con vene d'acqua, che potrebbero infiltrarlo, e include sacche di gas e idrocarburi, che sarebbe meglio non stuzzicare.
Gli undici grossi contenitori di scorie, alias Castor (acronimo di Cask for Storage and Trasport of Radioactive Materials) - ognuno di loro ha un potenziale teorico pari alla radioattività sprigionata a Chernobyl - sono partiti venerdì alle 14.24 da Valogne, lo scalo più vicino all'impianto di La Hague. Hanno proseguito in treno per 1000 chilometri fino a Dannenberg, dove sono arrivati la mattina di lunedì alle 9.30, con un giorno di ritardo. A Dannenberg, dove i binari si interrompono, i Castor vanno trasbordati con una gru su carrelli per gli ultimi venti chilometri di trasporto su strada.
Due prime azioni di blocco dei binari si sono avute in Francia. Altre, più massicce, sono state messe in atto nella Germania meridionale (i convogli, per aggirare Belgio e Olanda, passano da Strasburgo per poi risalire a nord). In Germania sono a disposizione diversi percorsi alternativi, che consentono di aggirare i dimostranti. Ma a partire da Lüneburg, a nord di Hannover, c'è un solo binario che prosegue per 60 chilometri verso est, in direzione di Dannenberg. È su questo tratto obbligato, attraverso boschi fuori mano, che si sono concentrati gli agguati.
I raccattasassi (Schotterer, da Schotter, pietrisco) si sono mossi domenica di prima mattina domenica, pronti a dividersi e a proseguire su direttrici diverse se avvistati dalla polizia. Gli agenti li hanno bloccati senza andare troppo per il sottile. Si sono viste cariche pesanti, pestaggi, spray urticanti spruzzati deliberatamente in faccia. Ma qualcuno è riuscito ugualmente a raggiungere la massicciata all'altezza di Pommoissel, per toglier via il pietrisco su un tratto di centocinquanta metri. È un lavoraccio raspare senza attrezzi, armati solo di guanti. Né c'era tempo per farlo per bene. La massicciata, solo sbocconcellata qua e là, non è stata seriamente intaccata.
Un gruppetto di autonomi ha raggiunto con una bottiglia incendiaria un blindato «sgombrabarricate». Fiamme subito spente, il veicolo non si è bloccato. Tanto basta alla Bild per titolare sulla «Guerra civile a Gorleben», sebbene questa scena guerresca sia stata assolutamente atipica. Poco più a est, a Harlingen, nel pomeriggio di domenica cinquemila blocchisti »tradizionali» si sono seduti sul binario. Ci sono rimasti per 12 ore, e altre sette ore sono occorse alla polizia per portar via tutti quei renitenti. Gli agenti hanno faticato a concentrarsi perché i contadini avevano bloccato con i trattori gli incroci della zona.
A Gorleben la partecipazione dei contadini è decisiva. Sabato erano venuti al raduno iniziale con 600 trattori. Mettono a disposizione le loro case e i fienili, oppure terreni per i campeggi, per ospitare i ragazzi. La struttura di sostegno logistica è straordinaria, sperimentata in trent'anni di resistenza: cucine da campo garantiscono una minestra calda. Le informazioni circolano in rete minuto per minuto sul Castorticker o sulle onde di Radio Wendland.
(da il manifesto.it del 9 novembre 2010)
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