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Ultimo Aggiornamento
domenica 21 novembre 2010

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Se i reattori non si spengono mai
di Guido Ambrosino

- Angela Merkel aveva promesso ai quattro konzern (operatori) dell'elettricità, Eon, Rwe, Vattenfall, EnBw, di prolungare l'esercizio dei 17 reattori nucleari tedeschi, e ha mantenuto l'impegno. Con una modifica alla Atomgesetz - approvata il 28 ottobre dal Bundestag con i voti della Cdu-Csu e dei liberali della Fdp - il loro periodo di funzionamento si allungherà in media di 12 anni: di 8 anni per i sette impianti più vecchi, costruiti entro il 1980, e di 14 anni per gli altri dieci, più recenti. La legge, nella versione precedente voluta, nel 2000, dalla coalizione rosso-verde, autorizzava l'esercizio solo fino al raggiungimento di contingenti predeterminati di energia prodotta. Questi contingenti sono ora stati aumentati. Se nella versione precedente, e in quella attuale, si fissavano date certe per la chiusura degli impianti, perché quote «assegnate» a un impianto possono essere accreditate a un altro. Se si fanno funzionare a basso regime gli impianti più vecchi e meno efficienti, tanto più a lungo potranno restare in esercizio quelli più nuovi. Pur con tutti i margini di manovra consentiti da questo meccanismo, nel precedente scenario di uscita progressiva dal nucleare l'ultimo reattore si sarebbe dovuto spegnere intorno al 2027-2028. Adesso si potrebbe continuare fino al 2040. La norma del 2000 calcolava i contingenti moltiplicando per 32 anni il 95% del potenziale teorico massimo degli impianti (un parametro generoso per i gestori, perché tra lavori di manutenzione, guasti e riparazioni, il grado di utilizzazione effettivo è molto minore. Ora il «periodo base di funzionamento» e stato portato da 32 a 40 anni per i reattori costruiti fino al 1980, e da 32 a 46 anni per gli altri. Ma, grazie alla possibilità di spostare quote tra gli impianti, le ultime centrali potranno restare accese ben oltre i 46 anni dalla loro entrata in servizio.

(da il manifesto.it del 7 novembre 2010)


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