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La decisione assunta ieri dal
governo tedesco di prolungare la vita dei vecchi reattori
di otto anni e di 14 quella dei più moderni modifica la scelta del 2001, quando la Germania stabilì che non avrebbe più rinnovato le licenze d'esercizio. Si tratta di un argomento assai controverso a Berlino, dove buona parte dell'opinione pubblica ha manifestato la sua contrarietà, con una manifestazione che ha coinvolto 150'000 persone.
Greenpeace ha già annunciato ricorso alla Corte Costituzionale, se il Parlamento dar6agrave; via libera alla scelta del governo. Le tasse sul nucleare «per favorire le energie rinnovabili» non solo non stanno in piedi giuridicamente, ma il loro effetto sarebbe proprio di bloccare lo sviluppo delle rinnovabili.
Nei paesi occidentali la costruzione di nuovi impianti nucleari è ridotta al lumicino e, in questo quadro, l'estensione della vita dei reattori 6egrave; - assieme alla richiesta di incentivi e garanzie pubbliche sugli investimenti - l'unica via che ha il settore nucleare per sopravvivere e non chiudere.
Negli Usa oltre la metà degli impianti ha ottenuto l'estensione della licenza per altri 20 anni. E, come tutte le macchine, anche i reattori più invecchiano più sono soggetti a guasti.
Un recente studio, commissionato proprio dal Ministero per l'ambiente tedesco, mostra che, anche con l'estensione generalizzata delle licenze d'esercizio, il numero dei reattori nucleari è destinato a ridursi progressivamente. L'età media dei 439 reattori in esercizio nel mondo è di 25 anni, mentre l'età media dei 123 reattori già chiusi ad oggi è di 22 anni.
Secondo le stime dello studio (The world nuclear industry status report 2009), anche ammettendo una estensione a tutti i reattori operativi a 40 anni delle licenze d'esercizio (e dunque assumendo che nessuno dei reattori venga chiuso per ragioni tecniche al termine attuale, cosa assai difficile), per mantenere stabile il numero dei reattori attuale (il cui contributo percentuale comunque continuerebbe a scendere) sarebbe necessario la messa in linea di un reattore ogni mese e mezzo fino al 2015 e un nuovo reattore nucleare in linea ogni 19 giorni tra il 2015 e il 2025, cifre assolutamente esorbitanti che forse spiegano come nell'ultimo rapporto del Dipartimento dell'energia Usa un paragrafo sia dedicato all'estensione a 60 anni della licenza d'esercizio.
La decisione tedesca apre comunque un conflitto eclatante con lo sviluppo futuro del settore delle rinnovabili, che in quel Paese occupa oltre 250 mila addetti (che potrebbero raddoppiare, se venisse mantenuta la decisione di non rinnovare le licenze ai reattori nucleari).
La questione infatti non è soltanto sulle risorse ma sullo spazio nella rete elettrica, che è limitato. Infatti, secondo le prime stime, la decisione pro-nucleare sembra poter condizionare molto negativamente lo sviluppo di eolico e solare: la crescita del solare dopo il 2020 viene quasi fermata - abbattuta a un quarto di quella prevista - e quella dell'eolico a un terzo rispetto agli scenari precedenti. Il nucleare non è dunque - come viene proposto dai suoi sostenitori - un ponte per un futuro dominato dalle rinnovabili ma piuttosto un freno, come riporta una dichiarazione dell'azienda elettrica Lichtblick specializzata in rinnovabili.
Invece per un paese come l'Italia una politica pro nucleare è totalmente priva di senso: l'accesso alle nuove riserve di gas non convenzionale - che negli Usa ha fatto crollare del 70% il costo del gas nell'ultimo anno e mezzo - mette fuori gioco il nucleare. Una strategia integrata gas-rinnovabili è l'unica che consente di ridurre le emissioni, far espandere la massimo le rinnovabili e integrare le fonti. Sia nel settore elettrico che in quello termico, infatti, gas e rinnovabili tecnologicamente si possono integrare e dunque per un futuro 100% rinnovabili, la fonte di transizione è certamente il gas e non il nucleare. A luglio, senza colpo ferire, il governo ha presentato la versione finale del Piano d'azione sulle rinnovabili, tagliando 4'000 MW al 2020 rispetto alla precedente versione.
(da il manifesto.it del 7 settembre 2010)
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