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domenica 12 settembre 2010

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Germania. Merkel in campo nell'incerta battaglia del nucleare

Berlino - La cancelliera tedesca Angela Merkel è entrata in una delle battaglie più difficili del suo mandato, annunciando un allungamento della vita delle centrali nucleari tedesche, un progetto molto impopolare e dall'esito incerto. Ci sono volute dodici ore di maratone negoziale nella notte tra ieri e oggi perché Merkel e i suoi luogotenenti si accordassero su una delle promesse elettorali all'industria tedesca: abolire la data del 2022 per la fine del nucleare civile in Germania, fissata dal precedente governo socialdemocratico. Berlino concederà ai 17 reattori nucleari del paese altri 12 anni di vita in media, dagli otto anni per quelli costruiti prima del 1980, ai 14 per quelli più recenti. Applicando questa forchetta l'ultima centrale atomica tedesca si spegnerà nel 2040. Ma si tratta di una data per nulla certa, perché le società elettriche potrebbero spegnere in anticipo i reattori più vecchi e trasferire gli anni in più guadagnati sulle centrali più recenti. Il compromesso è stato laborioso: il ministro dell'Economia Rainer Bruederle, esigeva un allungamento di una ventina d'anni, mentre quello dell'ambiente Norbert Roettgen non voleva più di otto anni.

Il governo ha sottolineato che i proprietari degli impianti nucleari, le quattro grandi utilities Eon, Rwe, Vattenfall ed EnBw, dovranno pagare una tassa di 2,3 miliardi di euro l'anno sul combustibile. Anche qui un compromesso. Il prelievo sarà per sei anni, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble lo voleva illimitato. Inoltre le imprese dovranno alimentare un fondo per le rinnovabili. Tra tassa e fondo il conto per le imprese dovrebbe essere di circa 30 miliardi di euro, circa la metà del benefici attesi per l'allungamento della durata dei reattori, ha calcolato Bruederle. Le imprese dovranno anche spendere "cifre considerevoli" per la sicurezza, ha detto Merkel per rassicurare un'opinione pubblica ancora traumatizzata dalla catastrofe di Chernobyl nel 1986.

Gli ecologisti hanno indetto subito una manifestazione per il 18 settembre a Berlino. La cancelliera ha detto che "prende sul serio" le loro preoccupazioni e promesso che lo stato investirà dal 2013 in poi nelle energie rinnovabili tutti i proventi della vendita dei diritti di emissione alle aziende. Ma più che in piazza la Merkel dovrà battersi nei corridoi del Bundestag e per conquistare le urne dove la sua coalizione, già in difficoltà deve affrontare sei elezioni regionali il prossimo anno. La cancelliera spera il progetto non abbia bisogno di essere approvato dal Bundesrat, la camera alta del parlamento dove il governo in primavera ha perso la maggioranza. Ma Spd e Verdi vogliono ricorrere alle aule dei tribunale molti osservatori pronosticano che il progetto finirà di fronte alla corte costituzionale il cui verdetto è incerto. Pronostici che non preoccupano il mercato: alla Borsa di Francoforte i titoli Eon et Rwe trainano il rialzo dell'indice Dax.

(da LA STAMPA.it del 6 settembre 2010)


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