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Ultimo Aggiornamento
domenica 23 maggio 2010

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Brasile e Turchia, la novità Accordo a tre sul nucleare

- Una svolta? L'Iran ha annunciato ieri di aver raggiunto un accordo, con la mediazione del Brasile e delle Turchia, per scambiare parte del suo uranio arricchito con altro combustibile nucleare, secondo una proposta già formulata in ottobre sotto l'egida delle Nazioni Unite - poi bloccata da divergenze sui tempi e i modi dello scambio.

L'annuncio segna diverse novità importanti. In primo luogo, i termini dell'accordo. Secondo la «dichiarazione in 10 punti» diffusa ieri dai tre governi, l'Iran trasferirà in Turchia, entro un mese, 1'200 chilogrammi del suo uranio a basso arricchimento; riceverà in cambio, entro e non oltre un anno dopo, 120 chili di combustibile per il suo reattore di ricerca medica.

In altre parole, l'Iran accetta che lo scambio avvenga sul territorio di un altro paese (la Turchia) e non sul proprio, condizione che aveva mantenuto ferma tutti questi mesi; accetta inoltre che lo scambio non sia contestuale. Non solo: «È la prima volta che l'Iran si impegna per iscritto allo scambio di combustibile», ha fatto notare il ministro degli esteri brasiliano Celso Amorim. Per il resto, si tratta grossomodo della proposta formulata in ottobre: l'Iran cede parte dell'uranio che ha arricchito al 3,5% e riceverà in cambio uranio arricchito al 20%. I tempi sono importanti: gli Stati uniti stanno spingendo il Consiglio di sicurezza dell'Onu ad approvare nuove sanzioni all'Iran, e proprio in questi giorni dicevano di avere ormai i consensi necessari. Dopo la dichiarazione diffusa da Tehran «mi aspetto che non ci sarà più bisogno di nuove sanzioni», ha commentato il presidente turco Tayyp Recep Erdogan.

Altro elemento di novità, i protagonisti. Brasile e Turchia sono due membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu; il Brasile una «potenza emergente», la Turchia una nazione a cavallo tra Medio oriente ed Europa (e membro della Nato) che sta assumendo un ruolo politico regionale. Il presidente brasiliano Luis Ignacio Lula da Silva è arrivato domenica a Tehran, dove ha incontrato l'omologo iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad e poi la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, che ha la decisione finale su ogni questione di stato. In serata li ha raggiunti il collega turco Erdogan, e le agenzie hanno potuto annunciare l'accordo fatto.

Lo scambio avverrà sotto il controllo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea). Secondo la dichiarazione diffusa ieri, l'Iran notificherà l'accordo all'Agenzia per vie ufficiali entro una settimana, per iscritto. Certo, bisogna ancora che l'accordo sia accettato dalle sei potenze mondiali (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza e la Germania), e in particolare dal «Vienna Group» (Russia, Stati uniti, Francia e l'Aiea) a cui erano affidati i negoziati sullo scambio di combustibile.

L'accordo «è una svolta storica», ha commentato ieri il ministro degli esteri turco Ahmet Davatoglu, che ne aveva informato al telefono la segretaria di stato Usa Hillary Clinton prima dell'annuncio ufficiale.

Dalle potenze europee per il momento sono arrivati commenti astiosi (benché ancora non ufficiali) alla dichiarazione di Tehran. «Questo non risolve il problema posto dal programma nucleare iraniano», ha detto il portavoce del ministero degli esteri francese. A Londra un viceministro degli esteri ha anticipato che i negoziati sulle sanzioni all'Iran devono continuare.

Scettico anche il primo commento di Washington. L'accordo annunciato a Tehran è «un passo positivo», ha detto ieri sera il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs. Ma «credo che dobbiamo andare avanti su una risoluzione per nuove sanzioni», ha aggiunto: «l'Iran deve compiere i passi necessari per assicurare alla comunità internazionale che il suo programma nucleare è inteso esclusivamente a fini pacifici». Meno ufficiale e più positivo, l'ammiraglio Usa James Stavridis, supremo comandante alleato in Europa ha detto che l'accordo annunciato ieri è «uno sviluppo positivo», «un esempio di ciò che tutti speriamo».

Sarà ben difficile per gli Stati uniti respingere l'accordo annunciato ieri a Tehran: in fondo, ricalca quello che otto mesi fa proprio le potenze mondiali avevano accettato. Certo, nell'ottobre 2009 quei 1'200 chili di uranio al 3,5% rappresentavano due terzi della quantità accumulata dall'Iran, mentre ora sono poco più di metà (il totale ha superato le due tonnellate). E l'Iran ha chiarito, ieri, che il suo programma atomico non si ferma. Ma il senso dello scambio era, e resta, quello di una «misura per costruire la fiducia». L'accordo segna forse un cambiamento di rotta da parte iraniana, di cui del resto c'erano i segnali: in più occasioni, negli ultimi mesi, autorevoli voci a Tehran avevano detto che l'Iran era pronta a ridiscutere lo scambio nucleare. il messaggio è che l'Iran «vuole negoziare con l'unica superpotenza e riconosce un ruolo di interlocutore e mediazione a delle potenze non nucleari, quali sono il Brasile e la Turchia», commenta Maurizio Martellini, docente di fisica all'università dell'Insubria e direttore del Landau Network: le potenze nucleari europpee sono messe da parte.

(da il manifesto.it del 18 maggio 2010)


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