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Ultimo Aggiornamento
domenica 4 aprile 2010

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Il rilancio Usa ridà fiato al nuke targato Parigi
di Anna Maria Merlo

- Nel bilancio federale Usa sono già stati inseriti 18,5 miliardi di dollari per il nucleare che il presidente Obama intende rilanciare. La notizia è stata accolta con sollievo in Francia: dopo la clamorosa sconfitta incassata di recente a Abu Dhabi, dove i francesi si sono fatti soffiare sotto il naso dai sudcoreani un mega-contratto di 20 miliardi di dollari per la costruzione di quattro reattori, la filiera nucleare riprende fiato. La Francia è, dopo gli Usa, il secondo paese nucleare al mondo, con 58 centrali, che producono l'80% circa dell'energia elettrica consumata nel paese. Le centrali sono gestite da Edf, mentre Areva, altra società pubblica, è il leader mondiale del nucleare.

Negli Usa, quattro gruppi di elettricità sono già stati preselezionati. Tra essi, Unistar, una società formata 50-50 dall'americana Costelation Energy e da Edf. Unistar dovrà costruire nel Maryland un reattore Epr di terza generazione, prodotto da Areva. Jacques Besnainou, presidente di Areva Usa, ha espresso la sua soddisfazione a Le Monde: «Questa decisione sulle garanzie l'aspettavamo da due anni e oggi entriamo nel concreto. È l'inizio della rinascita del nucleare». L'obiettivo di Areva, in associazione con Edf - entrambe sono società (ancora) pubbliche - è di vendere quattro reattori Epr agli Usa. Spera, inoltre, che si concretizzi una lettera di intenzioni, firmata a fine dicembre 2009, per la costruzione di una o due centrali Epr in California. «Siamo in pole position» affermano speranzosi. Areva ha un forte polo negli Usa (dove impiega 6mila persone), che rappresenta il suo secondo mercato, dopo la Francia. Nel 2014, aprirà una fabbrica di grossi componenti e costruirà una fabbrica di arricchimento dell'uranio nell'Idaho. Areva, infine, spera nell'era Obama di poter esportare negli Usa il sistema francese del «ciclo chiuso», che permette di fabbricare combustibile nucleare a partire da quello già bruciato nelle centrali, che gli statunitensi avevano rifiutato negli anni '70 per timore dei rischi di proliferazione.

La buona notizia che viene dagli Usa potrebbe contribuire a riportare un po' di pace nel settore nucleare francese, scosso da una guerra interna, esplosa alla luce del sole da quando Sarkozy ha nominato il controverso Henri Proglio alla testa di Edf. Proglio, contestato perché aveva creduto di poter cumulare due super-stipendi - quello di Edf e quello di Veolia, la società (privata) di cui era presidente - è stato nominato alla testa dell'Enel francese con lo scopo di «razionalizzare» il settore. La sua nemica è Anne Lauvergeon, l'ex sherpa di Mitterrand da anni alla direzione di Areva. Edf e Areva, messi sotto pressione dal primo ministro François Fillon, hanno accettato di mettere fine al disaccordo sulla gestione delle scorie. Areva aveva sospeso il riciclaggio delle scorie dei 58 reattori francesi sul suo sito de La Hague, per questioni di soldi, attorno a un contratto del valore di 800 milioni di euro. Il 5 febbraio, le due società hanno annunciato l'intesa e adesso stanno trattando per riprendere anche l'arricchimento dell'uranio. Il braccio di ferro, che nasconde una lotta per la leadership teleguidata dall'Eliseo - «il leader è lo stato» ha precisato Fillon - ha portato alla luce la crisi che sta atraversando il settore. A Natale, alcune regioni del paese che da decenni ha puntato tutto sul nucleare e sul riscaldamento elettrico hanno rischiato di rimanere al buio e al freddo. Una decina di centrali sono state chiuse per manutenzione e la Francia è stata obbligata ad importare elettricità dai vicini (Spagna, Germania). Il brutto colpo di Abu Dhabi ha rischiato di screditare il nucleare made in France, perché ne è stata messa in dubbio la qualità. L'esempio negativo dell'Epr in costruzione in Finlandia pesa: 3 anni di ritardo nella costruzione rispetto ai tempi previsti e un raddoppio dei costi, da 3 a 6 miliardi di euro. Anche in Francia, la nuova centrale Epr di Flamainville, che doveva essere finita nel 2012, è in ritardo. Areva rema, sotto l'attacco di Edf che, a sua volta, attraversa alcune difficoltà, a cominciare da un indebitamento soffocante, a causa di acquisizioni all'estero (soprattutto in Gran Bretagna).

(da il manifesto.it del 18 febbraio 2010)


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