NOTIZIE DAL MONDO

Pagina di Stampa Pagina di Stampa    Invia questo articolo Segnala l'articolo
Cerca nella pagina


Ultimo Aggiornamento
domenica 28 marzo 2010

© lmg 2010
Tutti i diritti riservati

Soldati di leva come cavie
di Anna Maria Merlo

- Il ministro della difesa, Hervé Morin, assicura che «mai i soldati francesi sono serviti da cavie» durante gli esperimenti nucleari, 210 tiri realizzati dalla Francia dal '60 al '96, nel Sahara algerino e in Polinesia. Il ministro sostiene che la Francia, con la legge votata il 5 gennaio scorso, permette ora di indennizzare le vittime (civili e militari), che hanno sviluppato cancro o malattie cardio-vascolari derivate dall'esposizione alla radioattività. Il ministro ha reagito ieri alla pubblicazione, sul Parisien, di un rapporto top secret che rivela come l'esercito francese abbia utilizzato i propri soldati per fare sperimentazioni sugli «effetti» della bomba. Alcuni elementi di questo rapporto erano già noti. Il Nouvel Observateur ne aveva rivelato il contenuto già nel '98. L'associazione dei veterani dei test nucleari, l'Aven, nata nel 2001, ha raccolto prove sulle conseguenze disastrose di questi esperimenti e lotta da anni per ottenere un risarcimento. La legge del 5 gennaio è una parziale vittoria: riconosce soltanto 18 malattie radio-indotte (a differenza di quella statunitense, che ne riconosce una trentina).

Il rapporto contraddice Morin. In particolare, nei dettagli che riguardano Gerboise verte, il quarto esperimento nucleare francese, realizzato nel Sahara, vicino a Reggane, il 25 aprile del '61. È stato un test fatto in fretta e furia, poiché in quei giorni era in corso il tentativo di putsch militare in Algeria contro De Gaulle, e Parigi temeva che i generali si impossessassero dell'arma nucleare. Gerboise verte, come i tre test precedenti, è stato realizzato nell'atmosfera. Il rapporto parla di «sperimentazione tattica», con lo scopo di studiare «la rioccupazione di una posizione colpita da un'esplosione nucleare». Vi parteciparono 300 persone. Molti soldati, di leva, erano stati inviati in Algeria dalla Germania, dove erano di stanza. Le gerarchie militari volevano «studiare gli effetti fisiologici e psicologici prodotti sull'uomo dall'arma atomica». Venti minuti dopo il test, dei soldati sono obbligati a uscire, a piedi, dai luoghi dove si trovavano al riparo. Sono obbligati ad avvicinarsi al luogo dell'esplosione, fino a 700 metri di distanza. Un distaccamento che si muoveva sui blindati arriva fino a 275 metri. Secondo le conclusioni delle osservazioni del rapporto, gli uomini sembravano «in grado di proseguire il combattimento, qualora il morale non fosse stato fortemente colpito». La conclusione sottolinea che i soldati sono vittime di «una psicosi da paura» che può avere conseguenze gravi sui combattimenti. Quindi, «bisogna mantenere le truppe nell'ignoranza delle dosi di radioattività ricevute». È quello che ha fatto per decenni la Francia, prima negando ogni conseguenza poi ammettendo qualcosa, con la legge del 5 gennaio, sotto la pressione dell'Aven. Addirittura, il rapporto spiega che fornire maschere antigas ai soldati è controproducente per la battaglia - la maschera rallenta la comunicazione - e quindi una scelta più adatta sarebbe quella di limitarsi a «maschere antipolvere elementari, su richiesta specifica».

Gli avvocati dell'Aven hanno sottolineato ieri l'importanza del contenuto del rapporto, che smentisce la posizione sinora sostenuta dal ministero della difesa, che ha sempre negato che l'esercito avesse esposto volontariamente delle persone alla radioattività. I ricordi dei veterani però confermano questa ipotesi. Secondo uno studio realizzato tra i 4800 membri dell'Aven, il 35% si è ammalato di cancro, il 55% di altre malattie gravi e solo il 10% delle persone esposte non ha subito conseguenze sulla salute. Secondo l'Aven, il 17% dei discendenti dei soldati che hanno partecipato agli esperimenti nucleari francesi è affetto da patologie varie legate alla radioattività. «Siamo stati le cavie dell'atomo», afferma uno dei veterani, Guy Peyrachon. Anche in Polinesia, dove i test sono stati sotterranei, cresce la protesta. Qui i test sono durati fino al '96, quando Jacques Chirac decise l'abbandono definitivo degli esperimenti. Nel Sahara, dopo i quattro atmosferici, ci sono stati 13 test sotterranei, dal '61 al '66. Ma in dodici casi ci sono stati incidenti, cioè fuoriuscite di liquidi, di polveri o di gas radioattivi.

(da il manifesto.it del 17 febbraio 2010)


Torna su