Teheran -
Il nucleare iraniano si ripropone come uno dei peggiori incubi della comunità internazionale, nel bel mezzo del G20. Stati Uniti Francia e Gran Bretagna hanno duramente condannato la repubblica islamica per aver avviato la costruzione segreta di un secondo impianto per l'arricchimento dell'uranio, fatto rivelato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea).
«La costruzione di un secondo impianto nucleare senza avvisare le autorità dell'Onu rappresenta una chiara violazione delle norme sulla non proliferazione» ha detto il presidente americano Barack Obama davanti alla platea di Pittsburgh, sollecitando «un'immediata indagine» da parte dell'Aiea. In una dichiarazione congiunta Obama, il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown hanno chiesto l'accesso immediato degli ispettori internazionali al nuovo impianto nucleare iraniano che, secondo informazioni della Casa Bianca, è ancora incompleto ma potrebbe contenere fino a tremila centrifughe.
L'Iran avrebbe deciso di rivelare all'Aiea l'esistenza del secondo impianto solo dopo essersi reso conto che l'intelligence dei Paesi occidentali era entrata in possesso di tale informazione. Diplomatici americani, francesi e inglesi hanno infatti presentato nelle ultime ore all'agenzia con sede a Vienna le prove che il governo di Mahmoud Ahmadinejad aveva per anni lavorato alla costruzione di un nuovo impianto oltre a quello di Natanz, che si trova nelle vicinanze di Qom, una delle città sante sciite a 155 chilometri da Teheran. Il presidente americano ha spiegato che gli Stati Uniti sono pronti a continuare il dialogo con l'Iran ma che quest'ultimo deve immediatamente consentire le ispezioni sui siti e ripristinare la fiducia della comunità internazionale. La notizia di oggi, ha aggiunto Obama «sottolinea la continua mancanza di volontà dell'Iran di mantenere i propri impegni».
Parole durissime arrivate poco prima dell'inizio del G20 a Pittsburgh dove inizialmente era prevista una conferenza stampa del leader statunitense, poi cancellata dopo la notizia che Teheran ha scritto nelle ultime ore una lettera all'Aiea ammettendo la costruzione di «un impianto pilota per l'arricchimento dell'uranio», senza però entrare nei dettagli del programma. All'allarme di Obama si sono aggiunti anche Sarkozy e Brown, apparsi sul palco insieme al presidente americano. Il premier britannico ha accusato le autorità iraniane di «menzogne sistematiche» sul loro programma nucleare, affermando che la comunità internazionale non ha altra scelta che fissare un limite preciso perché il governo iraniano dimostri di rispettare le norme internazionali sulla non proliferazione. Anche il presidente francese ha fatto capire che il tempo dei rinvii è ormai finito, e che «è arrivato il momento di mettere tutto sul tavolo». Secondo Sarkozy, «se entro il mese di dicembre non ci sarà un cambiamento profondo nella politica delle autorità iraniane, bisognerà adottare nuove sanzioni». «Non dobbiamo permettere alla leadership iraniana - ha detto ancora - di guadagnare tempo mentre tornano le centrifughe».
La situazione è precipitata nelle ultime ore. L'Iran ha infatti deciso di scrivere all'Aiea dopo aver saputo che i servizi segreti americani stavano seguendo da mesi la costruzione dell'impianto di Qom e che i funzionari di Washington erano pronti a denunciare la violazione degli accordi internazionali alle autorità delle Nazioni Unite. L'Italia si è associata alla condanna dei tre leader, come ha fatto sapere palazzo Chigi in un comunicato, è «contraria a che l'Iran sviluppi un programma militare nucleare e auspica che Teheran faccia piena chiarezza sul suo programma nucleare» oltre ad augurarsi che nella prossima tornata di trattative «l'Iran inizi a dimostrare concretamente la sua disponibilità al negoziato sulla questione nucleare e su altri temi delicati di attualità internazionale». Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha espresso preoccupazione, aggiungendo: «Vedremo in che misura Cina e Russia vorranno esprimersi sulla questione». Per la Ue ha preso posizione l'alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Javier Solana: «Sosteniamo la posizione espressa da Obama, Brown e Sarkozy».
Dal canto suo, l'Iran per bocca del capo dell'Organizzazione per l'energia atomica Ali Akbar Salehi ha rimarcato che il sito di Qom non è affatto segreto e che il tasso di arricchimento ottenuto non supera il 5% di uranio 235 (l'isotopo fissile), mentre per fabbricare l'atomica ne serve il 90%. Il primo ottobre riprenderanno a Ginevra i negoziati tra Teheran e il '5+1' (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania). Ieri, da presidente di turno della seduta del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite Obama aveva ottenuto l'approvazione all'unanimità di una risoluzione, presentata appunto dagli Stati Uniti, contro la proliferazione nucleare. «Noi facciamo tutto in trasparenza», ha assicurato il presidente Ahmadinejad, «ma ciò non vuol dire che dobbiamo informare l'amministrazione Obama su tutto quello che succede nei nostri impianti».
(da LA STAMPA.it del 25 settembre 2009)
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