Bruxelles -
Gli effetti dell'uso delle centrali nucleari - e soprattutto di quella di Cernobyl - sull'ambiente e sulla salute umana continuano a farsi sentire, anche a lungo termine. È di pochi giorni fa
la notizia del pellett utilizzato per alimentare le stufe
casalinghe contaminato dal cesio. È di ieri la proposta di un nuovo regolamento europeo relativo ai prodotti agricoli alimentari.
C'è la possibilità, infatti, che i controlli istituiti a suo tempo sui prodotti alimentari provenienti da paesi terzi contaminati siano prorogati fino al 31 marzo 2020 ossia di altri dieci anni rispetto a quello del 2010 (previsto dalla regolamentazione attuale).
Il Consiglio europeo propone un nuovo regolamento relativo alle condizioni d'importazione di prodotti agricoli originari dei paesi terzi a seguito dell'incidente verificatosi nella centrale nucleare di Cernobyl. Andrebbe appunto a modificare quello del 2008 (che a sua volta è andato a incidere su quello del 1995 che a suo tempo è stato prorogato da quello del 1990).
Questo perché la contaminazione da cesio radioattivo di alcuni prodotti agricoli originari dei paesi non appartenenti alla comunità europea più colpiti dall'incidente è ancora superiore alle tolleranze massime di radioattività stabilite nel regolamento del 1990. Un certo numero di prodotti derivati da specie che vivono e crescono in zone naturali e seminaturali, infatti, possono presentare elevati livelli di contaminazione da cesio-137 e la riduzione di tali livelli che si verifica nel tempo in detti prodotti è dovuta essenzialmente al periodo fisico di semitrasformazione di questo radionuclide, pari a 30 anni.
Ciò è stato confermato nell'ambito di uno studio effettuato per conto della Commissione, inteso a valutare le potenziali importazioni da parte degli Stati membri di prodotti agricoli contenenti radiocesio in tenori superiori a quelli fissati dalla normativa europea.
In base ai risultati di tale studio, il comitato ha raccomandato di mantenere nell'elenco tutti i prodotti che attualmente vi figurano e di sottoporre tali prodotti a controlli alle frontiere dell'Unione europea.
Il comitato è quindi, giunto alla conclusione che sia opportuno prorogare le disposizioni del regolamento del 2008 del Consiglio per un periodo minimo di dieci anni. E il gruppo di esperti di individuato dal trattato Euratom (ossia il trattato che ha istituito la Comunità europea dell'energia atomica) ha formulato un parere favorevole sulla proposta della Commissione e nelle sue conclusioni ha indicato che tale proroga è opportuna.
Adesso non resta che aspettare la decisione dell'Ue.
(da greenreport.it del 19 giugno 2009)
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