«Emissioni ridotte del 15% al 2020» Ma il Giappone punta ancora sull'atomo

- Il Giappone si candida alla leadership mondiale della 'rivoluzione verde', ma punta ancora di più sul nucleare. L'impegno del sol levante è quello di ridurre le emissioni inquinanti di CO2 del 15% al 2020, avendo come base di partenza i livelli del 2005. È stato il premier Taro Aso a scoprire i piani in conferenza stampa, presentandosi in perfetto 'cool biz', senza cravatta, in linea con la via giapponese di vestire in estate per evitare o ridurre l'uso di aria condizionata e risparmiare elettricità. "Il progetto è ambizioso", ha detto Aso, a sei mesi dalla conferenza di Copenaghen, che dovrà discutere e ratificare il trattato post-Kyoto. L'obiettivo di lungo termine del Giappone era già noto (il 60-80% in meno di gas inquinanti al 2050), ma su quello di medio periodo si era avviato un confronto a tutto campo, soprattutto con il mondo delle imprese, per tracciare un percorso che alla fine prevedeva sei possibili scenari.

La quota più accreditata era il 14%, ma il premier ha detto che il 15% è "un obiettivo significativo e rilevante": una scommessa, a due mesi dalle elezioni generali con i sondaggi che danno per favoriti le opposizioni guidate dai Democratici, mentre l'economia (oggi gli ordini di macchinari sono scesi a sorpresa del 5,4% ad aprile) è alle prese con la peggiore crisi dalla fine della Seconda guerra mondiale. L'1% di differenza, secondo il governo, comporterà investimenti aggiuntivi per 10'000 miliardi di yen (circa 74 miliardi di euro), mentre il 15% corrisponde per gli esperti al taglio dell'8% di CO2 entro il 2020 rispetto al 1990, anno di riferimento del protocollo di Kyoto, siglato sotto l'egida dell'Onu, in scadenza a fine 2012.

L'associazione delle utility elettriche ha sottolineato dal canto suo l'aumento dei costi a causa del piano di Aso. Il Giappone è la seconda economia al mondo dopo gli Usa, ma è quinto in assoluto nella classifica di emettitori di gas serra e, fino a oggi, tra gli ultimi grandi Paesi industrializzati a non aver fornito target a medio temine. Il premier ha osservato che "il picco delle emissioni sarà raggiunto nel 2015 e nel 2025, rispettivamente da Paesi sviluppati e in via di sviluppo". Aso ha notato la differenza tra Sol Levante e resto del mondo: "I nostri sforzi vanno ben oltre il 13% dell'Europa e quelli dell'amministrazione americana di Barack Obama, che punta a una riduzione del 14% allo stesso anno. Puntiamo molto sul nucleare e sulle energie pulite".

Obama si è impegnato a portare le emissioni degli Stati Uniti ai livelli del 1990 entro il 2020, il che significa circa il 14% in meno dei livelli di emissioni entro il 2020 sul 2005. "Faremo di tutto per diffondere lo sviluppo e la promozione di tecnologie innovative e dell'energia nucleare", ha aggiunto, auspicando un maggior coinvolgimento di Usa e Cina, i principali Paesi inquinanatori. Il punto è ottenere, pur con il necessario sostegno, che i Paesi in via di sviluppo ed emergenti siano più attivi: "Devono fare la loro parte nel miglior modo possibile". Il rischio è la delocalizzazione della produzione in Paesi con regole meno stringenti che annullerebbero ogni sforzo.

(da La nuova ecologia.it del 11 giugno 2009)