Parigi -
Il Consiglio di Stato francese ha respinto i ricorsi di France nature environnement (Fne) e di diverse altre associazioni contro il decreto che autorizza la costruzione di un unuovo impianto nucleare con un Réacteur pressurisé européen (Epr) nel sito di Flamanville nella Manche.
«Prendiamo atto della decisione del Conseil d'Etat – dice Sébastien Genest, presidente di Fne – Ciò nonostante, la nostra determinazione rimane intatta. Restiamo contrari ad una progressione del nucleare che parte dalle regressione della democrazia. Ricordiamo che all'indomani della Grenelle (gli stati generali dell'ambiente francese voluti da Sarkozy, ndr) è stato deciso di ridurre la parte nucleare del nostro consumo energetico».
Il Fne si era rivolto al Consiglio di Stato perché la decisione di costruire l'Epr era stata presa prima di qualsiasi dibattito pubblico, una decisione presa senza concertazione nel 2006 che aveva indotto gli ambientalisti francesi a rivolgersi alla Commission nationale du débat public affinché tutti gli interessati si potessero pronunciare sulla costruzione dell'Epr a Flamanville che dovrebbe entrare in servizio nel 2012.
Fne «Prende atto dell'ordinanza con la quale il Conseil d'Etat ha rigettato la domanda di annullamento dell'autorizzazione per l'utilizzo di questo Epr. Fne si rincresce del fatto che il Conseil d'Etat non abbia accolto l'argomentazione secondo la quale è evidente che lo Stato ha organizzato un simulacro di dibattito pubblico mentre era già stata presa la decisione di realizzare l'Epr».
Secondo il portavoce di Fne, Arnaud Gossement, «Questa decisione giudiziaria non giustifica per niente la politica nucleare del governo. Essa significa soprattutto che il giudice non intende addossarsi una responsabilità che incombe sugli eletti».
Per gli antinuclearisti francesi il calvario non sembra finito: il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy ha appena annunciato la costruzione di un altro Epr a Penly, anche stavolta prima di aver organizzato una qualsiasi concertazione.
«A questo ritmo – dicono a Fne – il débat public è un abuso che serve da paravento per scelte incoerenti».
Sulla vicenda interviene anche Greenpeace France che ricorda: «Nel 2006, diverse associazioni avevano pubblicato un documento confidenziale che dimostrava che l'Epr non resisterebbe alla caduta di un aereo di linea. Durante l'udienza il "rapporteur public" (un ex commissario del governo) ha spiegato che questo argomento doveva essere respinto perché non era sufficientemente sostenuto, ma non si è pronunciato nel merito. Nella sua decisione, il Conseil d'Etat afferma che questo rischio è stato tenuto di conto, mentre Edf non aveva asolutamente previsto questo scenario, che è abbastanza plausibile, come ci dimostra la storia.
Il Conseil d'Etat sostine anche che gli scarichi supplementari di trizio sono stati sufficientemente studiati, ma questo non risolve la questione. L'Epr scarticherà molto più trizio nell'ambiente! Per molto tempo l'industria nuclare ha sostenuto che questo elemento radioattivo non aveva nessuna conseguenza sulla salute.
Ora, è provato da poco che i trizio si fissa al Dna e che può quindi comportare modificazioni genetiche e malformazioni. Il più alto tribunale amministrativo ritiene inoltre che le questioni relative alla gestione delle scorie siano state sufficientemente studiate, mentre Greenpeace ha dimostrato che le scorie generate dall'Epr sarebbero 7 volte più pericolose rispetto a quelle prodotte dai precedenti reattori. Niente di sorprendente, nel Paese del tutto nucleare!»
(da greenreport.it del 30 aprile 2009)
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