Washington -
L'inviato speciale Usa per il Medio Oriente George Mitchell si recherà «appena possibile» in loco per garantire che «il cessate il fuoco» tra Israele ed Hamas sia «duraturo e sostenibile». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Il presidente ha aggiunto poi che l'inviato speciale per il Medio Oriente George Mitchell ha un mandato totale «per negoziare con le due parti, e che l'obiettivo, a termine, è di giungere ad una soluzione a due stati, Israele e quello palestinese».
ISRAELE - Obama ribadisce l'impegno per una «soluzione basata su due Stati» in Medio Oriente, condizione per «una pace duratura che richiede più di un lungo cessate il fuoco».
Il nuovo presidente americano ha confermato tuttavia anche l'impegno di Washington per «la sicurezza di Israele». «Hamas deve mettere fine al lancio di razzi contro Israele, che è intollerabile», ha affermto Obama, che si è detto poi «profondamente preoccupato per la perdita di vite civili palestinesi». Dopo aver invocato l'apertura dei valichi a Gaza «per consentire il flusso di aiuti umanitari», il presidente ha espresso poi il suo sostegno «alla conferenza dei donatori per la ricostruzione della Striscia di Gaza» e al ruolo di leadership assunto dall'Egitto. Infine, Obama ha rivolto poi un appello ai Paesi arabi perché si possa procedere sulla base dell'iniziativa di pace saudita, che «contiene elementi costruttivi».
IRAN - Gli Stati Uniti cambiano totalmente approccio anche sullo spinoso dossier del programma nucleare iraniano. Come preannunciato in campagna elettorale Obama vuole «trattare direttamente e senza precondizioni» con Teheran. Ne dà notizia il sito web della Casa Bianca nella parte che illustra il programma («agenda») della nuova amministrazione. Il presidente «sostiene una diplomazia dura e diretta con l'Iran senza precondizioni. Ora è il momento di usare il potere della diplomazia americana per fare pressioni sull'Iran perché ponga fine al suo programma nucleare illegale, cessi di sostenere il terrorismo e di minacciare Israele. Obama e (il vicepresidente Joe) Biden offriranno una scelta al regime iraniano. Se l'Iran accetterà di abbandonare il suo programma nucleare e di sospendere ogni sostegno al terrorismo, noi offriremo incentivi come l'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, investimenti economici e l'avvio di un percorso che porti alla ripresa delle relazioni diplomatiche (interrotte nel 1979 dopo l'assalto all'ambasciata Usa a Teheran). Se l'Iran - si legge nel testo - insisterà nel suo atteggiamento preoccupante, noi rafforzeremo la nostra pressione economica e l'isolamento politico. Nel portare avanti tale linea, ci coordineremo con i nostri alleati e procederemo dopo attenta preparazione». Per gli Usa si tratta di un inversione a 180 gradi: la precedente amministrazione repubblicana di George W. Bush aveva condizionato l'avvio di negoziati diretti con Teheran alla sospensione delle attività di arricchimento dell'uranio, come peraltro previsto da quattro successive risoluzioni delle Nazioni Unite. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONu ha imposto tre serie di sanzioni contro l'Iran.
(da CORRIERE DELLA SERA.it del 22 gennaio 2009)
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