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Ultimo Aggiornamento
martedì 30 settembre 2008

© Neo
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Quanto costa il decommissioning di un impianto nucleare?

Avignone - La Société Française d'Energie Nucléaire organizza fino al 2 ottobre ad Avignone la Conferenza internazionale "Decommissioning challenges: an industrial reality?" sullo smantellamento delle centrali nucleari nella quale si discutono gli aspetti regolamentari, sociali, scientifici e tecnici della decontaminazione, del decommissioning e della gestione del materiale utilizzato e delle scorie di un impianto nucleare a fine vita. I 300 partecipanti alla conferenza stanno prendendo visione di progetti commerciali, governativi ed internazionali di gestione di un momento dell'industria nucleare che è molto problematico. Per la verità si tratta soprattutto di rappresentanti dell'industria nucleare francese e mondiale, cioè di coloro che dopo aver creato un problema che sembrava si dovesse affrontare in un futuro indefinito, hanno scoperto che quel momento è arrivato fin troppo presto: è ora, con centinaia di vecchie centrali nucleari che abbisognano di interventi urgenti.

I delegati di Avignone sono marcati da vicino dagli antinuclearisti della rete Sortir du nucléaire che ricorda loro che "è prima di pensare di costruire degli impianti nucleari che occorreva riflettere: i promotori dell'atomo avrebbero allora certamente realizzato che il problema dello smantellamento, e quello direttamente legato della gestione dei rifiuti radioattivi, sono insolubili e sono portatori di gravi inconvenienti per le generazioni attuali e future".

Per illustrare la questione gli ambientalisti prendono il caso dello smantellamento del rettore nucleare di Brennilis, a Finistère: ad oggi, il costo dello smantellamento è 20 volte più alto di quello annunciato all'inizio; il processo di smantellamento è attualmente bloccato per decisione del Consiglio di Stato a causa di gravi irregolarità sul piano amministrativo (in particolare la non informazione della popolazione) che riguardano il cantiere di smantellamento nel quale sono state riscontrate numerose infrazioni.

In Gran Bretagna la situazione non è certo migliore: i costi di smantellamento sono passati dai 48 miliardi di sterline del 2002, ai 56 del 2004, per raggiungere oggi la somma provvisoria di 70,2 miliardi di sterline, ovvero 104 miliardi di euro e un recente documento di British energy conferma che lo smantellamento può essere possibile solo con il denaro pubblico. E il peggio sembra dover ancora venire con lo smantellamento di centrali sempre più vecchie e sempre più tirate aventi fino all'estremo.

Per Sortir du nucléaire "Appare dunque chiaramente evidente che le imprese fanno profitti vendendo l'elettricità nucleare, poi lasciano la fattura dello smantellamento a carico degli Stati, e lasciano in eredità alle generazioni future scorie radioattive che possono durare milioni di anni. Questi dati sono da paragonare con quelli delle energie rinnovabili che, tra le altre qualità, non presentano problemi di smantellamento e non producono rifiuti radioattivi".

(da greenreport.it del 29 settembre 2008)


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