Mosca -
Il presidente del Venezuela Hugo Chavez è nuovamente a Mosca per cementare un'alleanza con Putin che rischia di portare nel cortile di casa Usa tutte le preoccupazioni di tipo iraniano che la guerra in Iraq tentava di tener confinate in Oriente. Chavez ha detto al suo ormai amicissimo Vladimir Putin: "Penso che la tua idea di un mondo multipolare è oggi più attuale che mai". Ma, all'interno di questo quadro di aperta sfida alla già indebolita egemonia Usa, nella residenza di campagna del potentissimo primo ministro russo i due hanno discusso di cose forse ancora più preoccupanti per chiunque sarà il nuovo inquilino della Casa Bianca a Washington. Putin ha detto al caudillo bolivarista di Caracas: "Siamo disposti a studiare la possibilità di una cooperazione in campo nucleare", confermando così le dichiarazioni fatte già un anno fa dal vice-premier russo Alexandre Joukov che sperava in un rapido accordo Russia-Venezuela per il nucleare civile, proposta subito accolta con entusiasmo da Chavez.
Ma nella dacia di Novo-Ogarevo si parla anche di affari concreti: il gigante gasiero russo Gazprom sta per avviare lo sfruttamento del gas venezuelano e Puntin ha detto: "Sono felice di constatare che Gazprom abbia programmato per la fine di ottobre l'avvio di un impianto di trivellazione nel golfo del Venezuela". Nel 2005 il monopolista statale del gas russo aveva vinto una gara di appalto lanciata dal governo di Caracas per la prospezione e valorizzazione di giacimenti di gas naturale Urumaco-1 et Urumaco-2, alla frontiera con la Colombia, le cui riserve sono stimate in 100 miliardi di metri cubi.
Ma se l'alleanza tra putin e Chavez non poteva non basarsi sull'energia, a rafforzarla e difenderla ci saranno le sofisticate armi del mercante globale russo che riesce a sbarcare nei Caraibi armamenti che l'Unione Sovietica non si sarebbe nemmeno sognata. Putin ha detto ad un estasiato Hugo Chavez: "Siamo pronti ad affrontare la cooperazione militare e tecnica. Le intese stanno per essere messe in opera. Nuove prospettive economiche si aprono nei campi dell'energia, delle tecnologie di punta, come per le industrie meccanica e chimica".
La sfida a Washington sembra chiara, tanto che secondo il Los Angeles Times Chavez (e il boliviano Evo Morales) starebbe addirittura cercando di influenzare le presidenziali americane perché "Il loro tentativo di fomentare l'ostilità con gli Stati Uniti sarebbe indebolito dalla vittoria del democratico Barak Obama, popolare in gran parte dell'America latina. Fingendo di rappresentare una minaccia alla sicurezza, Chavez potrebbe cercare di aumentare le probabilità di vittoria del repubblicano John McCain, che sui temi della difesa ha posizioni più dure. L'ultima cosa che Chavez e Morales vogliono, infatti, è un presidente statunitense che promuove il dialogo con i regimi ostili. Né Obama né McCain hanno parlato della politica che hanno in mente per l'America latina. Tutti e due dovrebbero cercare di eliminare gli atteggiamenti da guerra fredda e combattere la povertà attraverso il commercio e gli aiuti. Punire MOrales e inveire contro Chavez non è la strada giusta da seguire: li renderà solo più forti".
A questo punto viene da chiedersi per chi tifi Putin alle elezioni americane. Probabilmente se il multipolarismo che ha in testa richiede confronti duri come quello georgiano-osseto o di alleanze discutibili, allora probabilmente tiferà, come un suo altro grande amico, Silvio Berlusconi, per il repubblicano John Mc Cain.
(da greenreport.it del 26 settembre 2008)
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