Washington - Dopo 15 anni di ibernazione, gli impianti a energia solare
di tipo termico hanno fatto un balzo nel 2007, con 100 megawatt di nuova potenza installata
nel mondo. Negli Anni 90 i prezzi bassi dei combustibili fossili, combinati con la fine degli
incentivi statali, aveva tagliato le gambe allo sviluppo del solare termico. Adesso, con il
rapido aumento del prezzo dell'energia, le preoccupazioni crescenti per i cambiamenti
climatici e nuovi sussidi in arrivo, questa tecnologia sta conoscendo un periodo d'oro.
Il potenziale del solare è virtualmente illimitato. L'energia che arriva sulla Terra
dalla nostra stella in 70 minuti è equivalente al consumo annuo di tutto il Pianeta. La
potenza installata del solare termico ("Concentrating solar thermal power" o
"Csp") raddoppierà ogni 16 mesi nei prossimi cinque anni, arrivando a 6'400
megawatt nel 2012, 14 volte quella odierna. A differenza del solare fotovoltaico, che usa
semiconduttori al silicio per convertire i raggi solari direttamente in elettricità, le
centrali "Csp" usano il calore. Come gli specchi di Archimede, le superfici
riflettenti concentrano i raggi in un contenitore pieno di liquido, generando vapore, che a
sua volta muove le turbine per produrre elettricità. C'è bisogno di un forte
irraggiamento e i deserti sono il luogo ideale. Questa tecnologia non emette gas serra e
sfrutta un "combustibile" gratuito. In più l'eccesso di calore raccolto
durante il giorno può essere sfruttato per continuare a produrre elettricità di
notte.
Usa e Spagna sono i due Paesi leader. Insieme metteranno in campo 5'600 megawatt di
capacità installata entro il 2012, il 90% del totale mondiale. Il più grande
progetto già realizzato è la "Solar Electricity Generating Station" nel
deserto del Mojave, in California, entrato in funzione tra il 1985 il 1991 con 354 megawatt.
Nel giugno del 2007 è stato affiancato dal "Nevada Solar One" di 64 megawatt.
Oggi ci sono una dozzina di centrali "Csp" in progetto negli Usa, per circa 3'100
megawatt: notevoli sono il "Mojave Solar Park" da 553 megawatt, il "Solar
One" da 500 e il "Solar Two" da 300, tutti in California, oltre a una centrale
da 300 megawatt in Florida e una da 280 in Arizona. In Spagna è entrata in funzione la
"PS10": la torre è parte di un progetto da 300 megawatt, la
"Solucar Platform".
Ma il progetto che potrebbe cambiare le sorti del solare termico è in Nord Africa: meno
dello 0.3% della superficie dei deserti in Africa del Nord e Medio Oriente potrebbe produrre
abbastanza elettricità per tutta l'Unione Europea. La "Trans-Mediterranean
Renewable Energy Cooperation" - un'iniziativa del Club di Roma, della Climate Protection
Foundation di Amburgo e del National Energy Research Center in Giordania - ha lanciato nel
2003 il "Desertec Concept", un piano per sviluppare una rete per l'energia
rinnovabile tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa. Il piano prevede centrali "Cps"
per 100 mila megawatt e cavi ad alta tensione attraverso il Mediterraneo. La nazione leader
è l'Algeria, che ha progettato un cavo lungo 3'000 chilometri tra Adrar e Aquisgrana per
esportare 6'000 megawatt di elettricità solare in Europa entro il 2020. Gli incentivi
statali giocano un ruolo importante. Negli Usa i sussidi arrivano al 30%, in Spagna i
produttori di energia solare hanno un prezzo garantito di 0.26 euro per kilowattora. Negli Usa
il costo del solare termico è di 13-17 centesimi al kilowattora, compresi i sussidi, il
che significa che le centrali "Cps" sono già competitive con quelle a gas. Il
dipartimento dell'Energia statunitense vuole ridurre il costo a 5-7 cents entro il 2020,
rendendo i "Cps" competitivi anche con le centrali a carbone. Francia, Grecia,
Italia e Portogallo hanno in progetto centrali "Cps" per 3'200 megawatt entro il
2020; la Cina per 1'000 megawatt. In Israele, il ministero delle Infrastrutture prevede la
costruzione di una centrale da 250 megawatt nel Negev: produrrà elettricità per le
100 mila auto elettriche che la "Project Better Place" ha pianificato di produrre
entro il 2010.
Uno studio della Ausra, azienda specializzata in energia solare, evidenzia che il 90% dei
combustibili fossili usati negli Usa per produrre elettricità e nei trasporti potrebbe
essere sostituito dall'energia di centrali "Csp", a costi minori di quelli del
petrolio. Per ospitare gli impianti ci vorrebbero 38'850 chilometri quadrati, una volta e
mezzo il Piemonte. Sembra tanto, ma le centrali "Csp", a parità di energia
prodotta, usano meno terra degli impianti idroelettrici, se consideriamo le superfici coperte
dai laghi artificiali creati dalle dighe, o delle centrali a carbone, se consideriamo la terra
distrutta dalle miniere. Di questo passo nel 2020, le "Csp" potranno sostituire 135
impianti a carbone, i peggiori dal punto di vista ambientale.
(da LA STAMPA.it del 3 settembre 2008)
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