- Si calcola che in Germania esistano 30 mila pale eoliche (destinate
ad aumentare per raggiungere gli obiettivi Ue di energie rinnovabili) e in Francia circa
1'500, in quest'ultima vi sono però almeno 200 mila grandi piloni per il trasporto
dell'elettricità che la punteggiano in ogni luogo: crinali, pianure, coste, colline.
Proprio come in Italia... Linee e piloni che trasportano una produzione di elettricità
estremamente centralizzata per centinaia di chilometri.
Le pale eoliche invece corrispondono ad un consumo locale con impatti locali, tra i quali vi
è indubitabilmente quello sul paesaggio, che non si traduce però in inquinamento
sul territorio, come in altri casi di produzione di energia.
Un impatto comunque reversibile, visto che un parco eolico può essere tolto facilmente e
senza lasciare scomodi ricordi. Ad esempio in Francia, il primo impianto eolico collegato alla
rete elettrica, a Portla-Nouvelle dans l'Aude, è stato spostato di centinaia di metri
per permettere addirittura l'ampliamento di una cava.
Ma l'eolico da un po' di tempo riceve un'opposizione maggiore di quella contro le migliaia di
ripetitori della telefonia (contestati più per l'elettrosmog che per il loro impatto
paesaggistico) o delle decine di migliaia di linee ad alta tensione e dei piloni che le
sostengono, oppure di strade e autostrade delle quali spesso chiedono la realizzazione anche
oppositori dell'eolico, per non parlare dei silos dell'agroindustria e delle torri degli
impianti industriali contro cui pochi levano la voce. Eppure, tra tutti questi esempi,
l'eolico è l'unico vero "strumento" di sviluppo sostenibile.
Quasi sempre quando viene proposto un impianto eolico si risponde che verrà sfregiato il
paesaggio, ma l'eolico non ha necessariamente un impatto negativo sul panorama e addirittura
può diventare un elemento di valorizzazione, è solo questione di come viene
concepito e integrato nel paesaggio.
Del resto l'eolico è sottoposto a concessioni, valutazioni ambientali e controlli che a
volte non si applicano per impianti di maggiore impatto paesaggistico ed ambientale e di
solito godono di una discreta ostilità da parte di diversi organi di controllo (cosa
peraltro condivisa con i pannelli solari), ad iniziare dalle soprintendenze.
Probabilmente, ai tempi della costruzione dei mulini a vento li si vedeva come qualcosa di
"estraneo", lo stesso valeva per ponti, acquedotti, stazioni, strade storiche, che
oggi consideriamo monumenti da difendere.
Un altro forte motivo di opposizione è quello che l'eolico farebbe scappare i turisti.
Tutte le inchieste condotte in Europa dimostrano che questo non è vero, come non è
vero che i turisti fuggono davanti a linee elettriche o a grandi cartelli pubblicitari, mentre
il turismo di qualità abbandona sempre di più le coste e i monti sconciati dalle
villettopoli di seconde e terze case, che ormai sono abitate per 2 mesi all'anno, quando va
bene.
Un sondaggio francese, eseguito dal Csa per conto della regione Languedoc-Roussillon, dimostra
che il 92% dei turisti, interpellati in 25 siti in piena stagione turistica, considera
l'utilizzo delle pale eoliche come "una buona cosa"; solo il 6% pensa che
"degradino il paesaggio nel quale sono impiantate". Ma la sorpresa è che sono
più favorevoli all'eolico proprio i turisti che soggiornano in luoghi dove esistono
già impianti di questo tipo o che li hanno visti da vicino altrove.
Inoltre i parchi eolici stanno innescando un nuovo tipo di turismo, che potremmo definire
"scientifico-industriale-ecologico", che scopre i parchi del vento come elemento
della nuova economia pulita. Un turismo al quale si dedicano volentieri anche i vacanzieri
quando il tempo non permette i tuffi in mare e la tintarella sulla spiaggia.
Per i turisti del nord Europa l'eolico è, a casa loro, una presenza familiare e spesso
si meravigliano non della sua presenza, ma della sua assenza in luoghi ventosi e sulle coste.
Assenza che viene associata ad una mancata sensibilità ambientale degli abitanti e degli
amministratori locali, al pari della mancanza o carenza di raccolta differenziata in molti
comuni turistici.
In Danimarca, la piccola patria dell'energia del vento, hotel, camping e comuni danesi
utilizzano le pale eoliche come immagine di promozione turistica "verde", per dare
l'idea di un ambiente bucolico sano, silenzioso e pulito. Intanto sono letteralmente esplose
le gite nautiche per turisti che vanno a visitare gli impianti eolici danesi off-shore. a
Blavandshuk si è notato un deciso aumento di visitatori dopo la realizzazione di un
impianto eolico con 80 grandi rotori davanti alle sue coste. Un esempio contagioso, visto che
il Réseau de veille en tourisme du Québec lo propone come qualcosa da copiare e
sviluppare anche nel Canada francofono.
(da greenreport.it del 26 agosto 2008)
|