- Ieri davamo conto
dell'attacco dei nuclearisti francesi all'eolico,
ma non si può tacere una evidente contraddizione: per tentare di screditare le energie
rinnovabili, i pro-nucleare calcolano il numero di pale eoliche che occorrerebbero per
rimpiazzare le centrali nucleari, dando così per scontato un consumo progressivo e
infinito di energia. Ma le stesse grandi aziende, come Energie de France (Edf), Areva o Total
che stimolano le campagne pro-nucleari e pro-petrolifere e carbonifere, che minimizzano il
ruolo delle energie rinnovabili, poi investono nell'eolico e lo utilizzano sia per guadagnarci
bei soldi, sia per fare un po' di greenwashing. Ma aggiungere eolico come quota verde per
tamponare gli eccessi di richiesta, senza ridurre i consumi di energia è un non senso.
Anche in Francia, come in Italia, il grande assente dal discorso sul futuro dell'energia
è il risparmio energetico, l'eliminazione dell'immenso spreco non solo domestico e
industriale, ma anche nelle produzione e distribuzione dell'energia. Così, per
giustificare le nuove centrali nucleari e non fermare quelle vecchie si invocano i
superconsumi che secondo gli ambientalisti francesi sono "un vero sport nazionale".
I nuclearisti francesi (e probabilmente quelli italiani tra poco) si lamentano che la
Contribution au service public de l'électricité (Cespe), ben visibile sulle
fatture Edf, sia destinata alle energie rinnovabili, anche se si tratta di un'infima frazione
di questa tassa, la sola cosa che "obbliga" l'Edf a investire anche nell'eolico che,
dal punto di vista della progettazione e dei costi di costruzione (e degli immensi
finanziamenti pubblici che riceve) è molto meno interessante. Negli ultimi 12 anni in
Europa sono stati installati circa 45'000 megawatt di eolico, con una capacità
produttiva teorica che equivale a quella di una ventina di reattori nucleari che quindi, con
una politica di risparmio energetico efficace, non avrebbero bisogno di essere costruiti.
Durante questo periodo solo uno o due reattori sono entrati in servizio in Europa, il rilancio
del nucleare è avvenuto grazie all'aumento del prezzo del petrolio e del gas e per il
nuovo protagonismo russo nel settore che ha spinto soprattutto francesi ed americani a
proporsi sui mercati mondiali (soprattutto cinese, asiatico e medio-orientale) con una
campagna sul nucleare pulito e sicuro che sfrutta sia la paura per la penuria energetica che
la dimenticanza per la catastrofe nucleare di Cernobyl. Lo stallo del costoso e non gradito
nucleare aveva permesso di spostare risorse e finanziamenti verso le energie alternative,
dando all'Europa un ruolo di guida nel settore che ora rischia di perdere proprio mentre viene
chiesto di raggiungere il 20% di energie rinnovabili e il 20% di risparmio energetico entro il
2020.
E' indubbio che in questi ultimi anni sia stata la filiera dell'eolico a svilupparsi di
più e che un pezzo di industria nucleare ha cercato di adeguarsi e di occupare parte di
questo nuovo e "fastidioso" mercato: in Francia il gruppo Jeumont, che appartiene al
gigante nucleare pubblico Areva, è uno dei maggiori produttori di pale eoliche. Il
problema per gli anti-eolico e pro-nucleare è che per realizzare un impianto eolico in
Europa sono necessari in media 5 anni, per costruire una centrale nucleare ce ne vogliono
almeno 10 e che il MW eolico installato costa la metà di un MW nucleare.
Se si prende a riferimento il programma energetico tedesco per gli ultimi 6 anni, si scopre
che per ogni giorno lavorativo sono stati installati da 9 a 10 MW di eolico e che questa
è diventata un'operazione routinaria e che ormai in Germania (al contrario dell'Italia)
tra la fine dei lavori per gli impianti eolici e la loro messa in servizio passano pochi
giorni. Invece, la costruzione di una nuova centrale nucleare Epr richiede teoricamente 6 o 7
anni (molti di più in realtà), con una fase di collaudo di molti mesi e un'entrata
in piena produzione ancora più tardi.
Con lo stesso investimento iniziale di 3 miliardi di euro (che diventeranno molti di più
alla fine della realizzazione dell'Epr come dimostra l'esperienza in atto in Finlandia) a
ritmi tedeschi si potrebbe costruire in un anno un parco eolico da 3 GW, che in 5 o 6 anni
avrebbe già prodotto l'equivalente di quanto farà l'Epr al momento della sua
problematica entrata in servizio.
In un contesto di liberalizzazione del mercato dell'elettricità il dinosauro pubblico
dell'industria nucleare, che richiede investimenti per miliardi di euro e l'assicurazione di
un rischio che rimane e si accresce con il numero delle centrali e l'invecchiamento di quelle
esistenti (con lo Stato che dovrà gradualmente ritirarsi), la realizzazione di centrali
nucleari potrebbe diventare più complicata. E' forse per questo che c'è la spinta
ad accelerare per le nuove centrali e che le grandi aziende energetiche cercano un
riposizionamento sul mercato nucleare finché ci sono soldi pubblici, infilandosi in
particolare in quello dei Paesi ex sovietici. Ma è anche per questo che Paesi nucleari,
civile ed ancor più militare, come Russia, Cina, India e Pakistan, stringono la presa
dello Stato sulla filiera nucleare, nonostante tutti sappiano che a questo ritmo le riserve di
uranio rischiano di non essere più sufficienti entro la fine del secolo.
Ma c'è un altro fattore che gioca in favore dell'eolico rispetto al nucleare:
l'occupazione e il consumo di territorio. Se si prende come esempio una centrale nucleare Edf,
si scopre che produce 100 GW per ettaro occupato (di più in riva al mare, ma in questo
caso il paragone dovrebbe essere fatto con l'eolico off shore), mentre un impianto eolico si
sviluppa in verticale ed occupa una superficie a terra di non più del 10% in rapporto
all'ampiezza delle sue pale, quindi installabili tranquillamente anche in un'area agricola, un
rapporto densità energetica - superficie occupata che è equivalente. Ma l'eolico,
una volta installato, non ha bisogno delle enormi quantità di acqua delle centrali
nucleari (che quindi non possono essere realizzate ovunque) e soprattutto non ha bisogno di un
perimetro di sicurezza che tenga lontano i terroristi, mantenga il segreto e faccia da
cuscinetto per i ripetuti incidenti piccoli e grandi all'interno delle centrali e che richiede
altra occupazione di suolo.
(da greenreport.it del 20 agosto 2008)
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