- Ormai è un fiorire di articoli, reportage, prese di posizione
come quella recente dei massimi dirigenti nazionali e toscani di Italia Nostra contro
l'eolico, ma sta emergendo sempre più chiara una contraddizione dalla quale
un'associazione con una chiarissima storia anti-nuclearista come Italia Nostra cerca di
districarsi: il no all'eolico non favorisce il rilancio del nucleare? Italia Nostra giura di
no, ma se ci si sposta in Francia, il Paese più nucleare del mondo e il secondo d'Europa
per potenziale eolico e solo l'ottavo per potenza eolica installata (1'478 MW nel 2007), la
prospettiva cambia e il discorso si fa molto più chiaro, gli interessi molto più
visibili e lo scontro tra nuclearisti e difensori delle rinnovabili è evidente.
Le prime avvisaglie c'erano state già nel 2003, ai tempi della canicola, quando
l'assenza di vento fermò molte pale eoliche. Gli anti-eolico e pro-nucleari francesi
partirono all'attacco a testa bassa, non dicendo però che l'afa soffocante e il caldo
intenso avevano costretto a fermare anche diversi reattori nucleari, il cui raffreddamento era
diventato impossibile. In Francia l'attacco all'eolico è ripartito recentemente in
maniera massiccia con un grande dossier pubblicato da Le Figaro l'11 febbraio 2008
dove, con calcoli molto contestati e contestabili, si presumeva che l'eolico sarebbe costato
alla Francia da 3 a 5 miliardi di euro all'anno. Il dossier del filonucleare Le Figaro
taceva sul fatto che nel 2006 la Francia importava già petrolio e gas per 49 miliardi di
euro e che lo smantellamento delle centrali nucleari e la gestione, molto problematica fino
all'impossibilità, delle scorie radioattive costerà centinaia di miliardi.
La funzione di punta avanzata del fronte anti-eolico è svolta in Francia da Christian
Gérondeau, autore di "Ecologie, la grande arnaque" (Ecologia, la grande
truffa), ospite fisso dei salotti televisivi e citato da tutti i giornali. Gérondeau
è il presidente della Fédération française des automobiles clubs quindi non
un esperto di ambiente ed energia ma al contrario di produzione di inquinamento... Ma, come
succede spesso anche in Italia ai paladini della lotta contro l'eolico (e a quelli
pro-nucleari), Gérondeau beneficia di una incredibile copertura di stampa per denunciare
il "pericolo eolico". Tanto che la Rete Sortir du Nucléaire polemizza:
"E' comprensibile che la potente lobby dell'automobile voglia distogliere l'attenzione
dai suoi inquinamenti, molto reali. Ma è curioso che dei media si prestino a questa
operazione di disinformazione".
L'altro braccio armato del fronte anti-eolico francese è la Fédération
environnement durable (federazione ambiente sostenibile) che, dietro un nome che lascia
credere di trovarsi davanti ad ambientalisti, nasconde gruppi di consolidati interessi che,
direttamente dal sito web ufficiale, propugnano la necessità di continuare ad investire
nel nucleare per evitare di far costruire le brutte pale che disturbano il paesaggio.
Gli anti-eolico hanno addirittura organizzato nel 2007 una manifestazione nazionale a Parigi
che è stato però un flop clamoroso con poche centinaia di partecipanti, un
migliaio per le stime più generose. Qualche settimana dopo una manifestazione contro il
nucleare ha raccolto a Parigi 60 mila persone. Eppure (o forse proprio per questo) anche in
Francia il florilegio degli articoli contro l'energia del vento non cessa, ma appare sempre
più evidente che dietro gli argomenti proposti ci sono filo-nuclearisti mascherati.
Così gli antinucleari francesi sono diventati i più strenui difensori dell'eolico:
"Secondo i pro-nucleari, il solo criterio valido per valutare una energia sarebbero le
emissioni di CO2 - si legge in un dossier di Sortir du Nucléaire - Questo favorisce il
nucleare, che ne emette relativamente poca (cosa del resto sempre meno vera perché le
operazioni di estrazione dell'uranio emettono quantità crescenti di CO2). Ma non
c'è alcuna ragione per piegarsi a questo diktat. Un'energia deve essere valutata su un
insieme di criteri: rischi di catastrofi, emissioni nell'ambiente, produzione di rifiuti
(radioattivi o altri), creazione di posti di lavoro, decentralizzazione e democrazia. Quel che
è certo, è che l'eolico è un'energia pulita e rinnovabile, il nucleare
è un'energia sporca e non rinnovabile".
Ma se l'eolico non produce CO2 è accusato di emetterla indirettamente, visto che
l'intermittenza della produzione eolica comporterebbe la messa in servizio di centrali a gas e
carbone per compensare la produzione di elettricità. La realtà è semmai il
contrario: "quando c'è vento possono essere fermate le centrali inquinanti,
termiche o nucleari - sottolineano gli ambientalisti francesi - E' rarissimo che il vento sia
assente dappertutto: se i parchi eolici sono giudiziosamente ripartiti sul territorio
dell'Esagono ci sono sempre impianti eolici che funzionano. Del resto, le previsioni meteo
riguardanti il vento sono molto precise, è dunque più facile prevedere la
produzione eolica... e i bisogni di produzione delle altre filiere. La produzione eolica
è certo intermittente, ma può essere perfettamente accoppiata ad altre produzioni
rinnovabili (idroelettrico in particolare). E' quindi perfettamente falso pretendere che
l'eolico implichi l'utilizzo di centrali termiche".
L'intermittenza dell'eolico può essere risolta con sistemi di stoccaggio dei surplus di
energia durante i picchi produttivi (per esempio la compressione d'aria o lo stoccaggio
d'acqua in bacini idroelettrici) che permettono di produrre elettricità in caso di
mancanza di vento. "Solo quelli che non credono al progresso, in particolare chi sostiene
il nucleare, energia arcaica, sono scettici sulla messa in opera di queste tecniche
anti-intermittenza", dicono a Sortir du Nucléaire. Ma, a proposito di
intermittenza, un altro dato rimane ben nascosto: un reattore nucleare rimane inattivo per
circa il 20% del tempo, molto di più in caso di incidente. In realtà, è
quindi il nucleare che manca di flessibilità nella sua produzione, che deve essere
accoppiata continuamente a centrali termiche che coprono le punte di consumo elettrico. Quindi
è il nucleare ad essere responsabile di notevoli emissioni di CO2 nella Francia
atomica.
Ormai, nel mondo ci sono 100'000 MW eolici installati, che producono in realtà quanto 30
reattori nucleari, ma le cifre dell'energia del vento sono in aumento esponenziale e l'eolico
sta diventando un'energia "di massa". E quando una nuova energia diventa diffusa
disturba chi produce quelle "vecchie" e di solito trova anche avversari
disinteressati, magari mossi da intenti puramente estetici, che non vedono quali enormi
interessi e pericoli ci siano dietro la difesa dello status quo energetico che, escludendo e
criminalizzando l'energia alternativa più matura, rilancia di fatto il nucleare. Come
hanno ben capito in Francia.
(da greenreport.it del 19 agosto 2008)
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