- Il 29 luglio 2008, appena pochi giorni dopo
l'ultima contaminazione,
che ha riguardato 94 lavoratori, presso la centrale nucleare di Tricastin, nel Dipartimento
francese di Vaucluse, un centinaio di dipendenti sono stati evacuati
un nuovo allarme
in seguito ad
provocato, questa volta, dalla sospetta fuoriuscita di polvere radioattiva dal
reattore numero 4. Circa una quarantina di lavoratori sono stati trasferiti in infermeria e
sottoposti a controlli medici. Due dipendenti, secondo quanto ha precisato la compagnia
energetica francese EDF, hanno evidenziato tracce di contaminazione radioattiva. Nuove
indagini sono in corso per accertare le cause di questo ennesimo incidente occorso alla
centrale di Tricastin, dove già all'inizio del mese si è verificata
una perdita di uranio
nelle falde acquifere dell'area. Altri due incidenti, avvenuti nei giorni scorsi nelle
centrali nucleari francesi, hanno coinvolto gli impianti di
Romans sur Isere
e
Saint Alban,
dove 15 operai sono rimasti contaminati. La differenza tra questo ed i precedenti incidenti
è alquanto singolare.
Mentre infatti in tutti gli altri casi si è assistito ad uno stillicidio di
dichiarazioni istituzionali e societarie volte a minimizzare i guasti e le perdite di
materiale radioattivo nell'ambiente, stavolta si è scelta la strada della negazione
totale dell'incidente. Un portavoce di Edf, infatti, ha detto che non c'è stato alcun
incidente e che il segnale si è acceso in modo accidentale. "Non c'è un
incidente, si è trattato di un allarme intempestivo", è stata la
dichiarazione ufficiale. L'Autorità per la sicurezza nucleare (Asn), che come al solito
non ha usato la parola "incidente", ha reso noto di non essere in grado di
confermare lo scenario indicato da Edf. In pratica, è successo che mentre erano in corso
alcuni lavori di manutenzione, intorno alle 10.40, è scattato un
allarme-radioattività, e nella centrale sono state attuate le procedure di routine. I
127 dipendenti presenti nell'impianto sono stati evacuati, i 45 più vicini all'area dove
è scattato il segnale di pericolo sono stati portati in infermeria.
Secco il commento di Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia:
"Basta dire non è successo niente a Tricastin. I continui incidenti all'impianto
nucleare francese non sono liquidabili con un'espressione del genere. La prima perdita di
liquidi contenenti uranio ha fatto scattare misure di radioprotezione nei confronti della
popolazione, vietando l'uso dell'acqua di falda, la pesca e il nuoto nei corsi d'acqua. Il
secondo incidente ha contaminato, inoltre, un centinaio di lavoratori con livelli di
radioattività sopra la media consentita che, per gli addetti ai lavori, è 20 volte
superiore alla dose massima per la popolazione". "In questi giorni", conclude
Onufrio, "si sono anche verificati altri due eventi in Francia: alla centrale Edf di
Saint-Alban (Liguadoca-Rossiglione) sono stati contaminati 15 lavoratori e c'è stata una
perdita di liquidi radioattivi all'impianto di fabbricazione del combustibile di Areva a
Romans-sur-isere (Rodano-Alpi)".
Ci sono state anche altre reazioni, in Italia, a questo ennesimo allarme presso l'impianto di
Tricastin. Il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, commenta
sarcasticamente: "Ma non è che questo nuovo allarme per la centrale di Tricastin
rientra in una manovra del Governo francese tesa a boicottare il programma nuclearista di
Berlusconi? Col nucleare c'è poco da scherzare, sottolinea, ma le dichiarazioni
così rassicuranti sulla non pericolosità dell'atomo del presidente del consiglio
Silvio Berlusconi e del ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola provocano purtroppo
un sorriso amaro: non si capisce come possano affermare che si tratta di una fonte energetica
priva di rischi. E chissà, conclude Cogliati Dezza, che non arrivino ad accusare Nicolas
Sarkozy di essersi schierato dalla parte degli ambientalisti per creare allarmismo e frenare
il ritorno italiano all'atomo".
Ma non sono certo solo gli ambientalisti a far presente l'incongruità e la
pericolosità della scelta nucleare paventata da Scajola:
"In Italia il ritorno al nucleare è impossibile",
ha detto a Udine in un incontro Davide Tabarelli,
presidente di Nomisma Energia. "E' costato moltissimo uscirne, ha aggiunto, e costerebbe
troppo ritornarvi. Inoltre, ha affermato, nel Paese manca il consenso".
Chissà se al governo, così motivato e spinto al ritorno del nostro Paese a
produrre energia dall'atomo, suonerà un campanello d'allarme almeno ora che non
Greenpeace o Legambiente, ma un istituto economico si pronuncia in modo così netto
contro l'opzione nucleare. Nomisma Energia, infatti, è una società fondata nel
settembre 2006 da Davide Tabarelli, Alessandro Bianchi (Amministratore Delegato) e Nomisma
Spa. L'obiettivo è coniugare al prestigio di Nomisma, nel campo della ricerca nei
settori reali dell'economia, la specializzazione nell'energia maturata del gruppo di fondatori
e collaboratori della nuova società.
Tabarelli ha anche aggiunto che "il principale problema delle risorse energetiche
rinnovabili è legato a questioni amministrative, tecniche e alla loro sporadica
diffusione sul territorio italiano". Dunque il nodo resta sempre lo stesso: investire sul
nucleare sapendo che i costi sono praticamente insostenibili, che i problemi delle scorie non
sono risolti, che comunque ci saranno grossi problemi sia di materia prima, cioè di
approvviggionamento dell'uranio, che di allocazione delle stesse centrali; oppure investire su
efficienza energetica, risparmio e rinnovabili, semplificando le norme e sfruttando tutte le
potenzialità di crescita che questo Paese avrebbe in questo settore?
Nel frattempo, sempre il 29 luglio, uno dei 17 reattori nucleari attivi in Germania è
stato fermato, dopo che una gru ha accidentalmente tranciato una linea dell'elettricità
all'esterno della centrale di Biblis, nei pressi di Francoforte. Lo riferisce la compagnia
energetica RWE, precisando che le turbine collegate ad uno dei due reattori in funzione a
Biblis si sono spente automaticamente, dopo che la gru ha urtato e danneggiato una linea
dell'alta tensione durante lavori di costruzione nel sito.
Il giorno dopo, il 30 luglio, alle 6 ora locale (le 5 italiane), un incendio è scoppiato
nel cantiere di un reattore nucleare di terza generazione in costruzione in Finlandia, è
stato spento dopo poche ore senza alcun rischio per la popolazione. Lo ha reso noto la
Teolisuuden Voima (TVO), la compagnia energetica del Paese scandinavo che gestisce la
centrale. Il rogo, in cui non ci sono stati feriti, è scoppiato nell'impianto di
Olkiluoto, nella Finlandia sud-orientale, dove la tedesca Siemens e la francese Areva stanno
costruendo il primo reattore al mondo ad acqua pressurizzata. Al momento dell'incendio non
erano in corso lavori e i danni sono limitati alle impalcature e ad alcuni materiali di
costruzione. Il reattore, che dovrebbe essere pronto per il 2011, sarà il quinto della
Finlandia e il terzo nella centrale di Olkiluoto. La causa dell'incendio è ancora
sconosciuta.
(da Altrenotizie.org del 1 agosto 2008)
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