Parigi - Dopo Tricastin, Romans-sur-Isère. In dieci giorni, si
è verificato un secondo incidente su un sito nucleare francese: in questo secondo caso,
si tratta della rottura di una canalizzazione che collega un laboratorio di produzione del
combustibile con la stazione di ritrattamento.
"Nessun impatto sull'ambiente" afferma l'Asn (Autorità di sicurezza nucleare),
"le quantità di uranio sono molti deboli", si parla di "qualche centinaio
di grammi". Anche il sito implicato nel nuovo incidente a Romans-sur-Isère è
una filiale di Areva, l'ex Cogedim, il gigante francese del nucleare, alla punta del programma
di esportazione di questa tecnologia nel mondo, voluto da Nicolas Sarkozy, che non perde
occasione per propagandare "l'energia del futuro" nell'era del caro-petrolio.
Per Sarkozy, vendere centrali nucleari nel mondo è ormai un vero e proprio programma
politico ed anche ideologico. Ne ha promesse alla Cina, ai paesi del Golfo, al Sudafrica, al
Maghreb. In Tunisia, qualche mese fa, ha affermato: "la Francia è decisa a mettere
la propria tecnologia, che è una delle più sicure al mondo, al servizio dello
sviluppo delle vostre economie. Perché, senza energia, non conoscerete mai la crescita.
Senza crescita, non avrete sviluppo, ma avrete la miseria, il sottosviluppo e la
disoccupazione e, quindi, il terrorismo". L'idea di stabilire un legame tra energia
nucleare e democrazia prende una piega grottesca in questi giorni in Francia, alla luce del
modo in cui l'autorità di controllo, Areva e il governo hanno affrontato l'incidente di
Tricastin, in seguito al quale sono stati riversati in due affluenti del Rodano 74 chilogrammi
di uranio nell'incidente dello scorso 7 luglio avvenuto nel sito di ritrattamento della
Socatri, una filiale di Areva. Le organizzazioni ecologiste accusano l'Asn di mantenere il
segreto sulle questioni nucleari. "L'informazione è stata tenuta sotto stretto
controllo dall'Asn - denuncia France, Nature, Environnement - e i politici ridotti al ruolo di
commentatori di questo tragico Tour de France". Per questa associazione "oggi la
politica ha perso il controllo del nucleare". Per l'ex ministro dell'ambiente, Corinne
Lepage, c'è bisogno di una pausa di riflessione, attraverso studi condotti da organismi
indipendenti, prima di "fare, come vuole il governo, una nuova scelta del tutto-nucleare,
bisogna valutare e comparare con altre ipotesi". La rete Sortir du nucléaire ha
chiesto ieri le dimissioni di Anne Lauvergeon, l'ex consigliera di Mitterrand oggi presidente
del gruppo Areva. Il ministro dell'ambiente, Jean-Louis Borloo, è stato costretto a
reagire, anche se a scoppio ritardato. "Trasparenza, trasparenza, trasparenza" ha
declamato ieri. Borloo è stato obbligato a chiedere un rapporto sulla situazione di
tutte le falde freatiche sottostanti le 58 centrali nucleari francesi. Difatti, a Tricastin
non c'è stato solo l'incidente del 7 luglio, di cui gli abitanti della zona sono stati
informati solo 21 ore dopo i fatti. La Criirad (Commissione di ricerca e di informazione
indipendente sulla radioattività) ha reso noto che in questo sito - dove c'è la
maggior concentrazione chimica e nucleare di Francia, con ben otto impianti diversi, tra Areva
e Edf - sono state stoccate più di 770 tonnellate di scorie radioattive di origine
militare.
E' uno stoccaggio completamente illegale, che dura da più di trent'anni e l'anno scorso
la Socatri ha rigettato nell'atmosfera carbonio 14 quarantadue volte il massimo autorizzato e
tritium cinque volte i limiti. A due chilometri di distanza dalla Socatri, la concentrazione
di uranio è di 64 microgrammi per litro, mentre l'Organizzazione mondiale della
sanità pone un limite massimo a 15. Qui, tra il '64 e il '96 sono state accumulate
scorie, provenienti da un sito militare di ritrattamento dell'uranio: sono state sotterrate
sotto cumuli di terra di 5-6 metri.
"La popolazione è inquieta e non crede più alle cifre ufficiali",
afferma il sindaco di uno dei comuni limitrofi, dove è ancora proibito il consumo di
acqua anche per l'irrigazione. Borloo ha ammesso che incidenti di livello 1 su una scala di 7
(come sono stati classificati quelli di Tricastin e di Romans-sur-Isère) ne sono
avvenuti 114 nel 2006 e 86 nel 2007, senza che la popolazione venisse informata. L'Asn ha
dovuto rivelare che a Tricastin si è verificata "una serie di negligenze
inaccettabili", per mancanza di manutenzione adeguata degli impianti, e che "la
gestione della crisi" è stata catastrofica, con tempi lentissimi.
(da ilmanifesto.it del 19 luglio 2008)
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