Bollène - Tirando le somme, quei settantaquattro chili di uranio
che una decina di giorni fa
sono sfuggiti dalla centrale nucleare di Tricastin,
cuore nero
della Provenza di Cézanne e a due passi dal confine con l'Italia, sono solo l'ultimo dei
misteri che aleggiano dietro il più grande sito di Francia, del mondo pure. Misteri
fatti di materiali radioattivi sfuggiti di mano, scorie dimenticate, perfino di bombe
atomiche.
I silenzi, le mezze verità che hanno contrassegnato da subito l'incidente segnalato la
mattina dell'8 luglio e in realtà successo la sera prima, da subito hanno instillato il
dubbio: cosa c'è dietro Tricastin? Il quadro uscito negli ultimi giorni è
sorprendente: incidenti finora poco o per nulla noti e contaminazioni oltre le attese.
L'ultima scoperta è di due giorni fa: a un paio di chilometri di distanza dalla centrale
sono state trovate falde freatiche e pozzi privati dove il tasso di uranio rilevato
dall'Istituto di radioprotezione e sicurezza nucleare, l'Irsn, arriva a punte di 64
microgrammi per litro, ben oltre i 15 ammessi dall'Oms per dichiarare potabile l'acqua.
Gli abitanti dei quattro Comuni - Bollène, Lapalud, Lamotte-du-Rhone, Mondragon - che
vivono all'ombra di queste due grandi ciminiere che interrompono bruscamente lo skyline della
pianura a cavallo tra la Vaucluse e la Drome, vivono senz'acqua (proibito berla, nuotarci,
mangiarne il pesce, irrigare i campi...) e nel panico. E ora guardano con sospett
quest'ambiente contaminato da uranio e bugie: difficile infatti che l'ultimo incidente sia
alla base di contaminazioni così lontane dal sito. Non è un caso, quindi, che
anche la politica ora si muova. Il ministro dell'Ambiente Jean-Louis Borloo ha chiesto
controlli a tappeto attorno a tutte le 58 centrali francesi: "Non voglio che la gente sia
sfiorata dal dubbio che venga nascosta o sottaciuta alcuna situazione. Voglio trasparenza,
trasparenza, trasparenza".
Il sito nucleare non è solo "la centrale" che batte la bandiera di Edf. E'
fatta da una serie di laboratori - dalla Comurhex a Eurodif, fino a Socatri, tutti del gruppo
Areva - che lavorano l'uranio grezzo, ne ottengono un gas, lo arricchiscono affinché sia
utile alla fissione con cui si produce energia. Quindi decontaminano gli strumenti serviti per
l'arricchimento: lì è successo l'ultimo incidente. E' sotto questi capannoni che
vanno cercate le risposte alle tante domande che restano a mezz'aria. A cominciare da quelle
falde sotterranee contaminate. Secondo la Criirad, commissione di ricerca indipendente sulla
radioattività, la contaminazione sarebbe collegata alle 700 tonnellate di scorie
nucleari "sepolte" sotto un cumulo di quattro metri di terra proprio nel sito
nucleare. E' il prodotto della ventennale opera della Cogema (sempre del gruppo Areva) che dal
'70 al '96 ha supportato la grandeur nucleare francese al fianco della Cea, la commissione
atomica: lì arricchivano l'uranio (al 90% contro il 3% dell'uranio "civile")
per costruire ordigni nucleari. E sarebbero i rifiuti di quei processi ad aver
"arricchito" pure le acque di Bollène. "E' falso, quei rifiuti ci sono,
ma sono assolutamente in sicurezza", ribattono da Areva.
La Criirad però non finisce qui nell'elenco dei piccoli incidenti che già nel 2002
l'avevano portata a rilevare tutt'intorno a Tricastin livelli di "radiazioni abnormi -
spiega l'ingegnere nucleare Bruno Chareyron, a capo del laboratorio di Criirad -. Non si
può parlare di pericolo immediato, ma di rischi nel lungo periodo per la popolazione di
contrarre tumori, quello sì". Si può andare ancora più indietro, al
1986 - l'epoca funesta di Chernobyl -, pi6Ugrave precisamente al 23 giugno quando una fuga di
esafluoruro d'uranio portò il livello di radioattività dell'aria a 130 bequerel
per metro cubo, "quando il dato normale è di 0.00001". Non basta? Esiste una
ricerca dell'Alto Commissariato per l'energia atomica (il rapporto Guillemont), che riporta
quest'ultimo incidente, così come altri occorsi nel '91 (sgocciolamento di nitrato
d'uranio sulla ferrovia della Sogema) e nel '97, con una fuga nel terreno di uranio
arricchito. Chareyron ricorda i valori abnormi di tritio e carbonio 14 rilevati solo un anno
fa. Alla Areva minimizzano: "La situazione è sempre stata sotto controllo, noi
abbiamo sempre fornito la massima trasparenza. Il ministro vuole chiarezza? E' solo una
questione politica". Ma si ricordano solo l'incidente "del 1977, quando ci fu una
fuga di esafluoruro d'uranio dalla Comurhex". La gente però vuole chiarezza mentre
il moloch dei misteri continua a sbuffare vapore in questa pianura condannata, senz'acqua, ad
appassire.
(da lastampa.it del 18 luglio 2008)
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