Tarragona - Brutto momento per il nucleare iberico: quattro degli otto
reattori nucleari spagnoli hanno registrato disfunzioni in meno di 72 ore, come scrive il
quotidiano El Paìs. Per motivi differenti, e con conseguenze sulle quali nessuno
si pronuncia in modo corretto, gli incidenti si sono prodotti tra sabato e martedì
scorsi. Critiche le organizzazioni ambientaliste, secondo le quali è colpa della pessima
cultura della sicurezza con la quale Iberdola e Endesa, proprietarie delle quattro centrali
colpite, gestiscono gli impianti. A questo si aggiunga che il parco nucleare spagnolo è
molto vecchio, come mette in guardia Greenpeace, in un comunicato. Il "Consejo de
Seguridad Nuclear" (Csn), organismo che controlla la sicurezza atomica, attribuisce gli
incidenti ad una "sfortunata casualità". I proprietari delle centrali hanno
sminuito l'accaduto, sottolineando che la sicurezza delle installazioni non è stata
colpita. Tre degli incidenti registrati sono avvenuti in tre reattori situati a Tarragona, nel
nord-est della Spagna, gestiti dalla Associazione Nucleare Asco-Vandellos (Anav), i cui
proprietari sono Iberdola e Endesa. Ancora una volta, si fa la corsa a dichiarare che non ci
sono stati pericoli per le persone e per l'ambiente, ancora una volta è partita, come
avviene ovunque nel mondo, la corsa alla minimizzazione.
La Spagna si era già trovata nella bufera (nucleare) qualche mese fa:
la centrale nucleare Asco I ha avuto una perdita radioattiva
verso la fine di marzo, ma il Consiglio di
Sicurezza Nucleare è stato avvisato solo il 4 aprile. Le polemiche sono nate dal fatto
che quello stesso giorno, durante la fuga radioattiva, era presente nell'impianto una
scolaresca in visita. Secondo Greenpeace una parte della perdita è fuoriuscita dalla
stazione. Il ministero della sanità spagnolo è entrato in azione immediatamente: a
causa dei rischi di contaminazione ora dovranno essere sottoposte a screening oltre 2600
persone. Per questo l'azienda responsabile, l'Endesa, verrà multata. Ora il reattore
è fermo per permettere di ripulire il sito. Il reattore gemello Asco II era stato
fermato nel 2007 per un guasto ad una valvola.
Il 9 giugno, sempre ad Asco I, i tecnici del Consiglio di Sicurezza Nazionale hanno rinvenuto
degli elementi radioattivi sulla linea ferroviaria situata vicino alla centrale. E ancora,
sempre ai primi di giugno, è stato registrato un guasto in alcuni monitor che misurano
la radioattività all'interno della centrale. "Il 5 giugno è stata localizzata
una particella radioattiva in prossimità delle ferrovie e il giorno dopo ne sono state
rinvenute altre due nella stessa zona", ha spiegato Eugeni Vives, portavoce della
"Asociacin Nuclear Asco-Vandellos II" (Anav). "Un fatto, questo, legato alla
fuga che si è prodotta nel novembre scorso a Asco ma che non ha incidenza né sulla
salute delle persone né sull'ambiente. Si tratta di particelle metalliche".
In questi giorni, arrivano quattro incidenti quasi contemporanei in quattro centrali diverse.
Anche questa volta, si è assistito al solito pellegrinaggio di esponenti istituzionali,
come oramai avviene in tutto il mondo, pronti a fare a gara per minimizzare l'accaduto e non
generare allarmi. Ancora oggi, nel mondo, e la Spagna non fa eccezione, molti incidenti non
vengono resi noti. Quando qualcuno se ne accorge, vengono comunque omessi dati importanti. In
pratica, dopo la psicosi collettiva generata dall'incidente del 1986 a Chernobyl, chi gestisce
le centrali si è mediaticamente blindato ed ogni volta che c'è una fuga
radioattiva o una perdita di materiale, si stende immediatamente un velo di silenzio.
Per questo motivo, gli incidenti successivi a quello di Chernobyl sono spesso accompagnati da
dati parziali, senza che si sappia tutto fino in fondo, e vedono la scrittura di rapporti e
relazioni che terminano sempre con un "nessun pericolo per le persone e per
l'ambiente".
Intanto, mentre in Italia si parla di ritorno al nucleare senza molta cognizione di causa, la
Spagna continua il suo percorso per abbandonarlo. In un'intervista rilasciata alla stampa
nazionale, il Premier, Josè Luis Rodriguez Zapatero, ha confermato gli impegni presi in
campagna elettorale per il settore nucleare. Zapatero ha detto che il governo spagnolo non ha
intenzione di costruire nuove centrali nucleari, inoltre sarà rispettata la durata di
vita normale delle centrali nucleari esistenti.
L'impegno dei socialisti spagnoli è quello di eliminare progressivamente il nucleare,
vista anche l'impopolarità di cui gode in Spagna, e sostituirlo con fonti energetiche
rinnovabili quale l'eolico e il fotovoltaico. Le licenze delle centrali nucleari attualmente
attive in Spagna scadranno tra il 2009 e il 2011, prima della fine del mandato dell'attuale
legislatura socialista che sarà nel 2012. Se i piani dell'attuale governo verranno
rispettati, e sempre se non si presenta una crisi energetica di notevoli dimensioni nei
prossimi anni, tale da obbligare la Spagna a rinnovare le licenze, probabilmente il Paese
abbandonerà il nucleare entro la fine del mandato di Zapatero.
"I paesi leader a livello internazionale stanno scommettendo sulle energie rinnovabili e
non su quella nucleare. Se facessimo sforzi per il nucleare toglieremmo risorse all'energia
del futuro, eolica, solare o di altro tipo", così ha dichiarato Zapatero il 30
giugno scorso, in visita in Danimarca proprio per osservare da vicino la politica energetica
danese. Secondo il premier spagnolo i paesi che sono "in testa sulle energie
rinnovabili", tra un paio di anni "avranno non solo contribuito a frenare il cambio
climatico, ma disporranno di un valore aggiunto dal punto di vista politico, economico e
sociale". La Spagna ha investito molto sulle energie pulite negli ultimi anni, arrivando
ad essere il terzo produttore mondiale di energia eolica, e ha in progetto di aprire 30 nuove
centrali, mentre sta seguendo una politica di smantellamento degli impianti nucleari.
(da altrenotizie.org del 9 luglio 2008)
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